I sofismi di Matteo Renzi

Renzi_G20Il prossimo anno il governo sarà ‘molto duro’ nel sollecitare un new deal europeo. Il miraggio dei 300 miliardi promessi da Juncker

 

 

ROMA – Qui c’è qualcuno che bara! Sono tre anni che ci spiegano che il peggio è passato e che l’anno prossimo le riforme di struttura avviate cominceranno a dare i loro frutti e il “sol dell’avvenire” tornerà a splendere. E invece l’economia continua a peggiorare ininterrottamente, le aziende chiudono, i poveri aumentano e le diseguaglianze sociali gridano vendetta.

In questo gioco spregiudicato, il sofista di turno Matteo Renzi, succeduto a Mario Monti e ad Enrico Letta, non ha “cambiato verso” al trend dominante e continua ad allontanare l’asticella della ripresa con ragionamenti apparentemente logici, ma in realtà capziosi e ingannevoli. L’ultimo riguarda lo snodo cruciale dei nostri rapporti con l’Europa: dopo aver tuonato per mesi che nel semestre di presidenza italiana della Ue avrebbe rovesciato il tavolo dell’austerità di marca tedesca, ora che il semestre sta per concludersi con un nulla di fatto, torna a maramaldeggiare. “Finito il semestre italiano, il mio governo, dopo aver fatto i compiti nella finanza pubblica, sarà molto più duro nel sollecitare un New Deal europeo”.

Non si capisce ancora bene se Renzi crede veramente a quello che dice, o si innamora delle favole che racconta. Come la storia dei 300 miliardi promessi dal presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, prima per farsi eleggere e adesso per salvare la pelle dopo lo scandalo Luxleaks, che rischia di rivelarsi l’ennesimo specchietto per le allodole. Infatti Juncker, per non irritare la Merkel, ha messo subito le mani avanti specificando che “stimolerà gli investimenti senza produrre nuovo debito”.

E allora dove troverà i 300 miliardi per il costituendo “Fondo europeo per gli investimenti strategici”? Detto fatto, si parte da 21 miliardi che, sotto forma di garanzie, dovranno fare da moltiplicatore per attivare gli altri 279. Come? Prendendo 2 miliardi dalle riserve di bilancio, 6 dai residui passivi di due progetti in corso, 5 dalla Bei. E gli altri 8? Boh!

Ammesso dunque e non concesso che si riescano a trovare i primi 21 miliardi, con quale magia si riesce a raggiungere il totale dei 300? Qui non serve nemmeno dimostrare niente, basta che il prestigiatore descriva il trucco: “Per ogni miliardo, il nuovo Fondo attiverà 3 miliardi di prestiti e 11 miliardi di investimenti privati nei settori dell’energia, dell’ambiente, dei trasporti, della banda larga, dell’istruzione e della ricerca”. E il gioco è fatto: 21 miliardi di risorse proprie moltiplicati per 14 miliardi indotti fa appunto 294 miliardi, che sono quelli che servono per far ripartire la crescita in Europa.

Finiamola di scherzare! La realtà è molto più dura e cruda delle illusioni e l’Ocse, da ultima, l’ha descritta senza tanti giri di parole. Il Pil dell’Italia, dopo lo -0,4% di quest’anno, crescerà dello 0,2% nel 2015 e dell’1% nel 2016.  Gli investimenti, calati del 2,7% nel 2014 e fermi nel 2015,  cresceranno del 2% nel 2016. Resterà invece limitata la ripresa dei consumi privati, che cresceranno dello 0,3% nel 2015 e dello 0,5% nel 2016.

La crisi dunque continua – prevede l’Ocse nel suo Economic Outlook – e “la disoccupazione comincerà a diminuire soltanto nel 2016, ma resterà a livelli elevati, mentre gli aumenti dei salari sembrano destinati a rimanere modesti”. I senza lavoro saranno ancora al 12,4% nel 2014, 12,3% nel 2015 e 12,1% nel 2016. Nel frattempo il debito pubblico dell’Italia continuerà a crescere nei prossimi due anni, passando dal 130,6% del Pil nel 2014 al 132,8% nel 2016 e al 133,5% nel 2016.

Questi sono i fatti, tutto il resto è nulla. L’Italia continua a trastullarsi con le narrazioni di Renzi, mentre resta esposta, per usare un eufemismo degli economisti, a tutte le possibili “vulnerabilità”.

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