Festival del cinema: soldi sì, progetto no

auditorium-sliderDopo gli ultimi flop occorre riprogrammare l’evento. L’addio di Muller non ha lasciato rimpianti

 

 

ROMA – Quello dei mezzi finanziari sembrava lo scoglio più duro da superare per il Festival del cinema di Roma in questo tempo di crisi. E invece, grazie soprattutto all’intervento del ministro Franceschini che si è portato appresso anche la collega Guidi, l’ostacolo è stato superato di slancio.

Il Mibact infatti entrerà nella Fondazione Cinema per Roma attraverso l’Istituto Cinecittà Luce con un contributo di un milione di euro all’anno, almeno per un biennio. A ruota anche il ministero per lo sviluppo economico, tramite l’Istituto per il commercio estero, contribuirà per la prima volta al Festival con 1,25 milioni all’anno con l’obiettivo dichiarato di sostenere la produzione audiovisiva italiana nel mercato globale.

“Con il Sindaco Marino e il Presidente Zingaretti – ha detto Dario Franceschini – abbiamo concordato il rilancio di una manifestazione cinematografica nella Capitale che punti, da un lato, a sviluppare il mercato e, dall’altro, ad essere una vera festa del cinema. Per questo, non esiste nessuna concorrenza o improbabile competizione con la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia che mantiene il suo ruolo di concorso di eccellenza mondiale. La Festa di Roma perderà invece la parte concorsuale per trasformarsi, appunto, da festival in festa evitando quel rischio di sovrapposizione che qualche volta c’è stato in questi anni. Chi ha ruoli nazionali – ha concluso Franceschini – deve preoccuparsi di costruire sinergie ed evitare concorrenze”.

Forse il ministro, in assoluta buonafede, la fa un po’ troppo facile. Se infatti da un lato l’associazione dei produttori cinematografici brinda alla decisione (il presidente dell’Anica Riccardo Tozzi pensa al nuovo Festival di Roma come a una riedizione dei Mifed che è stato per anni il più efficace mercato dei nostri film), dall’altro lato il presidente del Veneto, Luca Zaia, tuona contro il finanziamento di una ‘borsa’ del cinema a Roma, che si svolge quasi contemporaneamente al festival di Venezia. “Stiamo preparando una segnalazione a Renzi e a Franceschini – ha sottolineato Zaia – E’ assurdo, in un paese normale e non in una repubblica delle banane, avere due festival del cinema. Quello di Roma va chiuso. Pensare oggi che si vada anche a dar vita a un finanziamento per la ‘borsa’ del mercato cinematografico mentre noi qui già la facciamo da tre anni senza ricevere fondi è imbarazzante”.

La battaglia di campanile non dovrebbe comunque ritardare il progetto di rifondazione dell’evento romano, di cui si comincerà a discutere nel merito già nel cda della prossima settimana. Perché in effetti quello del Festival potrebbe essere il ribaltone del classico binomio italiano: c’è il progetto ma non ci sono i soldi per realizzarlo. Qui avviene il contrario: le risorse pare che ci siano, ma di tutto il resto non c’è traccia.

Si riparte dal flop dell’ultima edizione che ha visto un calo terrificante del budget, da 17 a 5,6 milioni di euro, un cartellone mediocre, un tappeto rosso semi deserto, meno pubblico e ancor meno affari. Tra i primi e più urgenti adempimenti, c’è da nominare il nuovo direttore artistico in sostituzione di Marco Muller, uscito di scena senza rimpianti. Con lui andrà costruito il nuovo progetto editoriale che restituisca all’evento un’identità che aveva all’inizio e che con gli anni è andata via via evaporando.

Si chiami Festa o Festival, del film o del cinema (anche se il titolo non è un elemento da sottovalutare), si tratta di ripensare la mission stessa della rassegna, di ristabilire un rapporto con la città, di concentrare le energie su un unico evento, di decidere una data fissa che non pesti i piedi, o non si faccia pestare i piedi da Venezia, di coinvolgere a fondo la scuola, la formazione e l’intero comparto dell’audiovisivo.

Nel disastro d’immagine in cui gli ultimi avvenimenti di cronaca nera hanno precipitato la Capitale, la ricostruzione seria e intelligente di un evento culturale di grande impatto mediatico e spettacolare potrebbe tornare assai utile. Sperare è consentito, dubitare legittimo.

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