Mafia Capitale al Tribunale del riesame

Mafia_CapitaleSalvatore Buzzi davanti ai giudici assieme ad altre 16 persone, tra cui l’ex ad di Eur Spa Riccardo Mancini

 

 

ROMA – Al termine dell’udienza del tribunale del Riesame sui ricorsi presentati da 17 dei 39 arrestati nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta ‘Mafia Capitale’, il collegio presieduto da Bruno Azzolini si è riservato di pronunciarsi. Hanno presentato richieste di revoca delle ordinanze e dell’aggravante della matrice mafiosa i difensori di Salvatore Buzzi, Giovanni De Carlo, Riccardo Mancini, Carlo Pucci, Mario Schina, Carlo Maria Guarany.

A piazzale Clodio le previsioni danno per più che probabile un rigetto delle richieste degli imputati. I sostituti procuratori infatti Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini hanno già dato parere negativo all’accoglimento dei ricorsi. Non solo, ma nei giorni scorsi lo stesso Tribunale del Riesame ha respinto le analoghe richieste avanzate da parte di Carminati, Riccardo Brugia, Roberto Lacopo, Fabrizio Franco Testa ed Emilio Gammuto.

Il tutto si è svolto a piazzale Clodio dove da ieri gli avvocati della Camera Penale hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione per protestare contro “l’illegittima spettacolarizzazione e diffusione di atti di indagine” del procedimento su Mafia Capitale.

Salvatore Buzzi ha preso la parola davanti al collegio presieduto da Bruno Azzolini per precisare di aver “incontrato per la prima volta Massimo Carminati nel 2012 quando è diventato dipendente della Coop 29 giugno” e di “non aver commesso con lui alcun illecito”.  Il suo legale ha consegnato ai giudici il contratto di assunzione dell’ex terrorista nero ritenuto dagli inquirenti romani a capo dell’organizzazione mafiosa al fine di dimostrare che i rapporti con Carminati risalgono a quel periodo e non avevano “una matrice di natura illecita”.

In una memoria il suo difensore, l’avvocato Alessandro Diddi, che tutela gli interessi di altri rappresentanti della ’29 giugno’, precisa che “Buzzi è un imprenditore che nel tempo ha saputo creare una struttura di cooperative di lavoro attraverso le quali non solo ha dato lavoro e speranza a tanti detenuti, ex detenuti ed a persone disagiate, ma ha anche creato tantissime occasioni di lavoro che non possono essere certamente considerate espressione di metodo mafioso o di attività illecita”.

Secondo una informativa del Ros allegata agli atti dell’inchiesta Mafia Capitale, tra il maggio del 1994 e il novembre del 2000, nel periodo in cui Francesco Rutelli era sindaco di Roma, la cooperativa 29 giugno si è aggiudicata 11 appalti -assegnati da Roma Capitale e Ater- per un totale di 500mila euro. Altri 65 appalti sono stati aggiudicati dalla 29 giugno durante la giunta Veltroni, dal 2003 e il 2008, per un totale di più di 3,5 milioni di euro. Quasi un centinaio gli appalti sotto la giunta Alemanno, per circa 8 milioni di euro. “Un incremento esponenziale del fatturato delle società”, annotano i carabinieri, senza alcuna valutazione di merito sulla liceità degli affidamenti.

Intanto Legacoop, insieme al CNS (Consorzio nazionale Servizi), ha incontrato i nuovi rappresentanti legali delle cooperative del gruppo ”29 Giugno” nominati dal Tribunale. L’intento in queste ore, spiega l’associazione, è quello di salvaguardare i posti di lavoro e i servizi che le imprese, coinvolte dalle indagini a causa dell’operato dei loro dirigenti, svolgono per la città. I nuovi rappresentanti legali hanno informato Legacoop che per il Tribunale c’è perfetta continuità lavorativa e che quindi il lavoro delle cooperative continua in tutti i servizi in cui sono presenti. Una delegazione di lavoratori della cooperativa, sostenuti dall’Usb, aveva dato vita a un flash mob davanti all’Auditorium Parco della Musica dove è in corso il Congresso nazionale di Legacoop per evidenziare la situazione dei circa 1.400 dipendenti a rischio.

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