La strage annunciata di Parigi

charlie-hebdo_bisOrrore in tutto il mondo per l’assalto al settimanale satirico francese. 12 morti e otto feriti

 

 

ROMA – Lo choc a Parigi è stato enorme. Un commando armato ha fatto irruzione nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo uccidendo a colpi di kalashnikov 12 persone. “Parlavano perfettamente francese, rivendicando di essere di al Qaida”, hanno detto alcuni testimoni, secondo i quali dopo l’attacco i due assalitori sarebbero riusciti a fuggire, aggredendo un automobilista e impossessandosi della sua auto.

Nell’attacco sono rimasti uccisi il direttore Charb (Stephane Charbonnier), e altri tre noti vignettisti Cabu, Georges Wolinski e il suo collega Tignous. Tra le vittime anche due agenti di polizia, altre quattro sono rimaste gravemente ferite, stando al bilancio del presidente francese François Hollande, accorso sul luogo della strage.

charlie-hebdo

Il settimanale, già in passato nel mirino dei fondamentalisti islamici per vignette su Maometto, aveva pubblicato stamani in copertina una caricatura dello scrittore Michel Houellebecq, al centro di polemiche per il romanzo in uscita oggi “Sottomissione”, che racconta l’arrivo al potere in Francia di un presidente islamico. 

E il riferimento al romanzo di Houellebecq suona in maniera quanto mai sinistra. In tutta Europa infatti quella profezia, prima ancora dell’uscita del libro, ha innescato un acceso dibattito sulla sorte della nostra civiltà. Finora tutti i critici, negativi e non, convengono sulla “stanchezza”, sull’affaticamento della nostra società contemporanea per l’offuscamento dei valori tradizionali. “Houellebecq – sostiene uno dei più noti intellettuali francesi, Michel Onfray – è il ritrattista terribile di questo Basso Impero che è diventata l’Europa dei pieni poteri consegnati ai mercati. L’Europa è morta, ecco perché i politici vogliono farla”.

Ma se è vero che i “lumi” della nostra civiltà si sono spenti, è altrettanto vero che per l’Islam e per tutti gli altri non si sono mai accesi. Ma questo è politicamente scorretto, impronunciabile, come lo sono le statistiche etniche, o le percentuali di musulmani detenuti nelle nostre carceri, o gli orrori di cui i seguaci del Corano si macchiano, o la natura drammaticamente misogina di quell’insegnamento. 

“La sottomissione – dice ancora Onfray – di cui diamo prova nei confronti di ciò che ci sottomette è sbalorditiva”. La retorica e le frasi vuote di circostanza che accompagnano puntualmente tragedie come quella del Charlie Hebdo ne sono la più eloquente dimostrazione. Come se il problema fosse quello di assicurare alla giustizia i due terroristi di oggi e non quello di rivendicare con forza, con orgoglio, contro il nichilismo che ci soffoca, la superiorità della nostra civiltà fatta di libertà e di democrazia. “I seguaci del fondamentalismo islamico – diceva anni fa la tanto vituperata Oriana Fallaci – si moltiplicano come i protozoi d’una cellula che si scinde per diventare due cellule poi quattro poi otto poi sedici poi trentadue. All’infinito.”

Ma così si dichiara la guerra di civiltà, esorcizzata a qualunque costo da un’Europa imbelle e priva di identità, che non osa neppure rivendicare le proprie origini giudaico-cristiane. Allora è giusto che Hollande reciti il suo misero compitino davanti alle telecamere, fingendo di non sapere che mentre lui parla lo Stato islamico continua ad arruolare mercenari europei, che i mullah e gli imam impongono il burkah, che le donne che vanno dal parrucchiere sono lapidate, che i giornalisti o i cooperanti stranieri sono decapitati e i sospettati di connivenza con l’occidente impiccati allo stadio.

Se un giorno dunque la profezia di Houellebecq si dovesse disgraziatamente avverare, a governarci non sarebbe solo un presidente islamico, ancorchè moderato, ma la sharia farebbe strame, direbbe Antigone, dei principi universali di libertà e giustizia per i quali abbiamo combattuto.

Potrebbero interessarti anche