Luca Montezemolo, collezionista di incarichi

Montezemolo_slider_bisSarà nominato presidente del Comitato promotore di Roma 2024. Un ricco portafoglio di rapporti e di amicizie

 

 

ROMA – I due più importanti giornali italiani si dividono pure sulla presidenza del costituendo Comitato organizzatore per la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024. Secondo La Repubblica i giochi sarebbero già stati chiusi ieri mattina a Davos, in Svizzera, nell’incontro che Renzi e Malagò hanno avuto con il presidente del Comitato olimpico internazionale (Cio), il tedesco Thomas Bach. Il quotidiano di Ezio Mauro è tranchant: “Sarà Luca Cordero di Montezemolo il presidente del Comitato promotore di Roma 2024”. La nomina sarebbe stata costruita nei mesi scorsi in incontri ravvicinati tra i due massimi dirigenti sportivi intorno all’identikit del candidato (manager conosciuto in tutto il mondo, esperto anche di sport, poliglotta, eccetera), che è sembrato tagliato sulla figura di “Luchino”.

L’ex presidente della Ferrari, 68 anni, gode da sempre dell’amicizia dei due decisori. A Malagò lo unisce un rapporto di antica data che risale ai tempi della comune amicizia con Gianni Agnelli, poi cementata nell’assidua e cameratesca frequentazione del Circolo Canottieri Aniene. Con Bach i rapporti erano stati costanti ai tempi della Ferrari quando l’avvocato tedesco assisteva la Mercedes.

Il quotidiano di De Bortoli invece ci va più cauto e si limita a raccogliere le dichiarazioni di prammatica del presidente del Coni: “Si è trattato solo del doveroso incontro tra il presidente del Consiglio e il presidente del Cio. Io incontrerò di nuovo a febbraio Thomas Bach e in quell’occasione presenterò la squadra del Comitato promotore”.

Comunque il pieno appoggio del governo alla candidatura, in antitesi al recente passato quando Monti fece ritirare la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020, ha messo le ali all’entusiasmo del presidente del Coni: “C’è ottimismo, noi siamo molto positivi – ha commentato Malagò – da anni siamo in top 10 nelle manifestazioni olimpiche, abbiamo eccellenze in tante discipline sportive e una grande reputazione. I punti di debolezza? L’Italia con tutte le problematiche che conosciamo e che prima o poi dobbiamo lasciare alle spalle. E’ una candidatura molto seria e rispettata che non deve avere fuoco amico all’interno”. Il presidente ha anche ribadito che sarà una candidatura “low cost” e il comitato “sarà fatto in casa con criteri che non sono mai stati adottati”.

Se dunque, come pare ormai accertato, Luca Cordero di Montezemolo, già presidente del Comitato organizzatore dei mondiali di calcio del ’90, dovesse guidare da qui al 2017 la macchina organizzativa per la candidatura olimpica del 2024, qualche problemino forse si porrebbe.

C’è innanzitutto una questione di operatività. Pur essendo conferiti al direttore generale del Comitato (ancora da nominare) i poteri esecutivi, è fuor di dubbio che la presidenza non è affatto una sinecura, o una medaglietta che Luca può limitarsi ad aggiungere al suo onusto medagliere. La “campagna elettorale” che il presidente dovrà curare per promuovere Roma presso i 126 delegati Cio incaricati di scegliere la sede olimpica sarebbe infatti sufficiente ad impegnarlo se non full time, quasi.

E Montezemolo, oggi come oggi, non sarebbe in grado di assicurare il necessario impegno. Uno che fa la concorrenza a Mastrapasqua nella collezione di incarichi, che presiede contemporaneamente la più grande compagnia ferroviaria privata del Paese (Ntv), che è vice presidente della prima banca italiana (Unicredit), che è stato appena nominato presidente di Alitalia-Etihad, presidente della sua società di partecipazioni Charme Management (da cui ha appena incassato circa 13 milioni di  dividendi, dopo averne ricevuti 27 come buonuscita dalla Ferrari), che siede nei consigli di amministrazione di Poltrona Frau, di Tod’s, di Kering, di Octo Telematics, avrebbe tutt’al più qualche ritaglio di tempo da dedicare a Roma.

La seconda, amara considerazione riguarda il numero e la qualità della classe dirigente italiana. E’ mai possibile che quando si tratta di affidare incarichi direttivi o responsabilità manageriali si finisce sempre per scegliere in un paniere di qualche decina di “soliti noti”? Triste è quel paese che non dispone di risorse giovani, brillanti, dai curricula ineccepibili, in grado di rimpiazzare una gerontocrazia che occupa la scena da mezzo secolo.

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