Finmeccanica, la cura dimagrante di Moretti

Moretti_Mauro_sliderLe attività concentrate nell’aerospazio e nella difesa. Il giudizio al veleno dell’ad sui suoi predecessori

 

ROMA – Gli accenti con cui Mauro Moretti ha commentato l’approvazione del piano industriale di Finmeccanica da parte del consiglio di amministrazione sono stati a dir poco trionfalistici: “Il Piano è il frutto di un intenso lavoro portato avanti con determinazione negli ultimi mesi dal gruppo manageriale di Finmeccanica e delle aziende partecipate. La ulteriore revisione al rialzo degli obiettivi commerciali, economici e finanziari previsti per l’esercizio 2014, i miglioramenti di redditività e generazione di cassa previsti per il 2015, unitamente agli obiettivi di medio termine che comportano anche una importante riduzione dell’indebitamento, ci rendono ancora più determinati nell’esecuzione del Piano e fiduciosi nel raggiungimento di tali obiettivi”. 

Lo stesso clima si respirava ieri a Londra dove l’amministratore delegato di Finmeccanica ha presentato il Piano agli analisti finanziari, con l’aggiunta di una punta caustica, conforme al suo ben noto carattere: “Finmeccanica ha sofferto fino ad oggi di una struttura e di una governance troppo burocratica che, unitamente ad un management inefficiente, ha generato scarsa  redditività.  I ritorni delle passate gestioni sono stati insoddisfacenti, adesso è il momento di migliorare il portafoglio ordini”. Una vera e propria rivoluzione per Finmeccanica che razionalizzerà tutte le attività “core”. Le società controllate diverranno divisioni mentre per quelle fuori dal perimetro si tratterà di valutarne la cessione.

Tra le priorità indicate da Moretti nel Piano 2015-2019 ci sono il taglio dei costi per tutto il gruppo, maggiore efficienza e ritorni finanziari, riorganizzazione della catena dei fornitori e della produzione e utilizzazione ottimale del portafoglio prodotti. A questo si aggiunge l’aumento della produttività, specie quella legata alla parte ingegneristica del gruppo.Probabilmente le cifre illustrate dall’amministratore delegato avranno fatto una buona impressione agli analisti finanziari che hanno riguardo al margine operativo lordo dell’attività, al livello dell’indebitamento, alla razionalizzazione delle spese capitalizzate di ricerca e sviluppo, al rapporto tra ammortamenti e investimenti, alla capacità di autofinanziamento del gruppo, alla riduzione del capitale circolante

.Ottime performance, intendiamoci, appartenenti tuttavia alla scuola dei “tagliatori di teste”, che ha avuto nei Tatò, nei Bondi e in tanti altri i campioni di una classe manageriale capace di “risanare” le aziende buttando al macero tutto ciò che alla loro vista miope non appariva profittevole e incapace di creare un nuovo posto di lavoro o di riconquistare una fetta di mercato perduta. E’ un mestiere facile che ha avuto però e continua ad avere in Italia, non si capisce per quali ragioni, numerosi estimatori .Moretti appartiene evidentemente a quella scuola.

Già dalla guidance sui ricavi 2015 si dichiara una riduzione del perimetro del gruppo pari a circa 500 milioni di euro dovuta al trasferimento di attività sul contratto B787 da Alenia Aermacchi a Boeing e alla prevista uscita da due segmenti della partecipata americana Drs. In realtà l’ad vuole vendere la quota Drs per circa 200 milioni di euro dal momento che lui giudica “difficile fare business per un’azienda italiana negli Usa, dove peraltro i budget per la difesa sono in contrazione”. E chi ha mai detto che fosse facile! Ma è proprio dalle imprese complesse che si dovrebbe giudicare la capacità di un capoazienda, anziché disfarsi di qualsiasi peso che possa appannare la sua immagine vincente.Ma le “forbici” dell’ex ad delle Ferrovie dello Stato non si fermano qui. C’è anche il ridimensionamento della partecipazione in Alenia Aermacchi a programmi di piccola dimensione, non escludendo neppure “altre opzioni compresa quella di vendere alcune attività”.

Nel settore missilistico, Moretti ha dichiarato che la società partecipata Mbda “ha ritorni ottimi, ma il settore missilistico deve essere necessariamente rivisto, anche alla luce dei budget domestici in continua diminuzione”. Così come per la joint venture con Airbus Group “stiamo discutendo per rivedere la partecipazione all’interno del programma Superjet che non dà ritorni sufficienti”.Comunque il taglio più grosso della torta deve ancora venire e il Cda di Finmeccanica invita Moretti ad accelerare il processo di dismissione del settore trasporti, confermandogli “l’indicazione di proseguire le negoziazioni con l’obiettivo di raggiungere al più presto una conclusione favorevole”. L’unica preoccupazione è quella di vedere se l’offerta della giapponese Hitachi per l’acquisto dell’Ansaldo Breda e del suo “gioiello” Sts prevarrà su quella della cinese Insigma. 

Del fatto che l’Italia si appresta ad uscire definitivamente da un altro dei settori di punta del futuro, come quello del trasporto ferroviario, o a perdere un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale nel segnalamento ferroviario, non gliene frega niente a nessuno. Neppure del fatto che il Dipartimento di Stato Usa ha chiesto informazioni per via diplomatica sulla vendita delle due aziende, “visto che la filiale americana di Ansaldo Sts gestisce servizi fondamentali per il funzionamento e la sicurezza delle metropolitane nelle due più importanti città del paese, Los Angeles e New York, ma anche a Boston, Philadelphia e nella capitale Washington”.

Naturalmente anche in questo caso la motivazione non è quella di liberarsi della zavorra, bensì di venderla per “rafforzarla”, anche se, a mezza bocca, non si escludono interventi sull’organico.D’altronde se il governo, su pressione di Bruxelles e dei grandi gruppi finanziari, continua a fare delle privatizzazioni il faro del risanamento finanziario, dopo aver svenduto gran parte del nostro patrimonio industriale ed aver drasticamente ridimensionato la nostra dotazione manifatturiera, non potrà che apprezzare la “cura dimagrante” imposta a Finmeccanica dal suo indiscusso demiurgo.

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