Tsipras condannato? Lo hanno lasciato solo

Tsipras_RenziIl negoziato tra Atene e Bruxelles poteva essere l’occasione per ‘cambiare verso’ alla Ue

 

 

ROMA – Mancano poco più di 48 ore e poi si saprà che fine faranno i sogni di Tsipras e le speranze del popolo greco. Mercoledì infatti, alla vigilia del vertice Ue, si terrà una riunione straordinaria dell’Eurogruppo sulla Grecia. A Bruxelles nessuno fa previsioni sull’esito dell’incontro, ricordando che è comunque prevista, oltre al vertice Ue del giorno dopo, la riunione mensile dell’Eurogruppo il 16. La data limite per trovare un’intesa sui passi futuri resta comunque il 28 febbraio, quando arriva a scadenza il programma di assistenza finanziaria per la Grecia.

Le premesse della vigilia sono pessime per il nuovo governo greco. Dalla road map nelle capitali europee il premier Alexis Tsipras e il suo ministro delle finanze Yanis Varoufakis sono tornati a casa con le pive nel sacco. L’unica certezza è che la Bce ha bloccato i finanziamenti alle banche greche: i titoli di Stato non valgono più come garanzia visto che il governo greco rimette in discussione unilateralmente gli accordi sottoscritti da chi l’ha preceduto.

Com’è noto, l’offensiva di Tsipras e Varoufakis punta a trasformare i debiti verso i partner europei e internazionali in bond liberamente scambiabili sul mercato secondario. In particolare, tramutare quelli detenuti da Fmi e Bce  in titoli perpetui (senza scadenza e senza rimborso delle quote in conto capitale) con un tasso di interesse molto basso. I bond in mano agli altri Stati europei, invece, prevederebbero la restituzione del capitale, legando però il pagamento degli interessi al tasso di crescita del Pil greco.

Nonostante la gelida accoglienza, il premier greco non molla. Parlando ieri davanti al Parlamento di Atene ha detto: “La strada per la ricostruzione della nostra patria sarà lunga ma renderemo il nostro sogno realtà”, spiegando che il vecchio piano di salvataggio è fallito e che il debito ha superato il 180% del Pil. Il leader ha ricordato che il mandato elettorale chiaro è “fermare l’austerity e cambiare la rotta politica”. Ha ribadito quindi la richiesta di un “prestito ponte” per arrivare all’estate per trovare nel frattempo un nuovo accordo complessivo evitando il default. “Nonostante le difficoltà, è possibile. La Grecia vuole pagare il suo debito, ma vuole raggiungere un’intesa comune con i partner per l’interesse di tutti: il problema del debito greco non è economico ma politico”.

Ma le proposte greche hanno trovato in Europa tutte le porte chiuse. Oltre all’improvviso stop di Draghi, tutti gli altri interlocutori europei si sono espressi in termini duri e senza appello, a cominciare dal presidente olandese dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem che ha escluso in modo tranchant la possibilità di prestiti ponte: “I paesi dell’area euro non concederanno alla Grecia un prestito ponte per tenerla a galla mentre il governo del premier Tsipras tenta di rinegoziare i termini di un nuovo accordo finanziario con l’Ue”.

Ma la doccia gelata è arrivata dal ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble: “Non si può semplicemente dire ‘non ci atteniamo alle condizioni sottoscritte, ma abbiamo bisogno di soldi’. Le condizioni accordate alla Grecia nel programma di aiuti sono state oltre ogni misura generose. Cosa direbbero gli altri Paesi sottoposti a vincoli molto più stringenti? La Grecia quindi deve continuare ad affrontare i problemi con le tre istituzioni con cui ha definito il programma, cioè la Bce, la Commissione Ue e il Fmi (la famigerata troika, ndr)”.

Gli ha fatto eco da Washington il Fondo monetario internazionale secondo cui “il programma sottoscritto a suo tempo dalla Grecia è fatto per aiutare il governo greco e il popolo greco. E allo stesso tempo per evitare ogni pericolo di contagio. Continuare su questa strada porterà benefici alla Grecia e al resto d’Europa”.

Se la prima reazione dei difensori dell’ortodossia comunitaria alle proposte ‘rivoluzionarie’ di Atene poteva apparire scontata, la gelida accoglienza riservata al “compagno” Tsipras dai fratelli socialisti europei ha destato non poca sorpresa, a cominciare da Francia e Italia. A Parigi, al termine dell’incontro tra Tsipras e Hollande, si è assistito a un siparietto che avrebbe fatto impallidire Ponzio Pilato: “Ho detto a Tsipras ‘vai a trovare la cancelliera Merkel’ – ha confessato con aria cameratesca il capo dello Stato francese – perché è ciò che si deve fare quando si appartiene a una comunità. E lei ti riceverà. La decisione – ha aggiunto Hollande – della Banca centrale europea di bloccare i rifinanziamenti ordinari alle banche greche è legittima perchè induce greci ed europei a mettersi intorno a un tavolo”.

Il nostro giovane premier, nonché segretario del Pd, non è stato da meno del suo omologo francese: “La decisione della Bce sulla Grecia è legittima e opportuna dal momento che mette tutti i soggetti in campo attorno ad un tavolo. In un confronto diretto e positivo – ha aggiunto Renzi con il suo solito accento narrante – bisogna andare oltre una concezione burocratica tutta rivolta all’austerità e rispettare gli impegni presi, guardando con maggiore fiducia e determinazione ad un orizzonte europeo fatto di crescita e investimenti”.

Se qualcuno pensava che la drammatica situazione greca avrebbe potuto aprire un varco nella granitica fortezza europea, dando l’opportunità di rimettere in discussione regole rivelatesi fallimentari per la crescita e l’occupazione e di “cambiare verso” alla politica economica dell’Unione, come proclamato a chiacchiere fino alla noia, si sbagliava di grosso. I tre principali partner dell’Ue (Germania, Francia, Italia), con i partiti socialisti in prima fila, di fronte alla crisi greca si comportano come le tre scimmiette che non sentono, non vedono e non parlano, simbolo di omertà e di indifferenza dagli esiti economici e soprattutto politici assolutamente imprevedibili.

Esistono soluzioni praticabili per una tregua che salvi la faccia ai contendenti? Martin Wolf sul Financial Times ha invitato a essere morbidi sul debito e duri sulle riforme. Le scappatoie tecniche abbondano, da mesi tutti i pensatoi sono al lavoro per cucinare pietanze più o meno amare. A questo punto, la vera partita si gioca sulla leadership europea, cioè sull’accettare o no l’egemonia tedesca.

E’ più o meno la stessa cosa che auspica Giulio Sapelli: “Spero possa essere stabilito un rifinanziamento del Fondo salva-Stati, o in alternativa l’emissione di Eurobond per salvare e dare tempo alla Grecia di far calare il debito pubblico, stimolare la crescita, aumentare i salari, assumere un po’ di lavoratori, razionalizzare le pensioni, liberalizzare senza vendere ai cinesi i porti ellenici, come invece stiamo facendo noi con le nostre reti energetiche”.

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