Le istituzioni evitano lo scontro sui rating

mef-SLIDERVia alla prima udienza contro Standard&Poor’s e Fitch. Mef, Bankitalia e Consob non si costituiscono parte civile

 

ROMA – Il prossimo 5 marzo si terrà la prima udienza della causa intentata dalla Procura di Trani contro le agenzie di rating internazionali Standard & Poor’s e Fitch accusate di manipolazione dei mercati finanziari tra il 2011 e il 2012.

Alla data di oggi si sono costitute parti civili solo una ventina di risparmiatori e alcune associazioni rappresentanti dei consumatori, tra cui Adusbef, Acu e Federconsumatori. Brillano invece per l’assenza in questa definizione dei ruoli e degli schieramenti processuali il ministero dell’Economia e delle finanze, la Banca d’Italia e la Consob, per le quali la costituzione di parte civile, secondo la stessa Procura della Repubblica di Trani, doveva essere una scelta praticamente obbligata dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria. Ad oggi invece entrambe le istituzioni risultano individuate soltanto come “parti offese” del reato, limitando così la loro partecipazione nel procedimento ad un ruolo di mere spettatrici. E ciò nonostante la Procura della Corte dei conti abbia già quantificato nell’ordine di 120 miliardi di euro i danni causati dalla condotta delle agenzie di rating oggetto del procedimento penale.

L’associazione Adusbef il 5 febbraio scorso ha presentato una diffida nei confronti della Banca d’Italia, della Consob e ovviamente del Ministero dell’economia e delle finanze, per non essersi costituite parte civile nel procedimento. La stessa associazione ha presentato anche denuncia alla Corte dei conti per danno erariale.

Anche in Parlamento gli animi si scaldano. Alcuni deputati di M5S (primo firmatario Giorgio Sorial) hanno chiesto al ministro del Tesoro “per quali motivi, considerata la gravità dell’accusa, il Governo non si sia costituito parte civile, nell’interesse di tutti i consumatori italiani e dei bilanci dello Stato, nei processi in corso presso il tribunale di Trani e se intenda farlo in vista della prossima udienza fissata per il 5 marzo 2015, anche alla luce della diffida e della denuncia presentata da Adusbef alla Corte dei conti, che, ad avviso degli interroganti, renderebbe rischioso non costituirsi parte civile in quanto sussisterebbe la possibilità, in caso di condanna delle agenzie di rating, di una rivalsa dei risparmiatori sulle casse dello Stato che, tramite vigilanza di Banca d’Italia e Consob, avrebbe dovuto impedire tali ipotetici atti fraudolenti”.

L’inspiegabile condotta delle nostre istituzioni finanziarie avvalora tutti i dubbi che da sempre avvolgono il tema connesso dei titoli derivati del ministero del Tesoro. A fine novembre dello scorso anno la Commissione finanze della Camera, pressata dal deputato di Sel Giovanni Paglia, si è decisa ad avviare un’indagine conoscitiva su questo oggetto “misterioso”. Scopo del proponente era quello di “acquisire elementi di valutazione, in particolare sul maggior rischio insito nell’assunzione dello Stato di garanzie sui derivati” e in generale più pubblicità sulle scommesse finanziarie fatte con soldi pubblici.

Nell’ambito di tale indagine, che potrebbe concludersi nel giro di un paio di mesi con un’eventuale mozione al governo per dare indirizzi vincolanti in materia, la settimana scorsa è stata sentita in Commissione Maria Cannata, direttore del debito pubblico del Tesoro che, pur fornendo una serie di informazioni, non è stata in grado di sciogliere, anche per mancanza di tempo, tutti i dubbi residui. Il presidente della Commissione, Daniele Capezzone, ha invitato la dirigente ministeriale per una nuova udienza nella quale dovrà fornire dati precisi su quattro punti fondamentali: il valore totale dei derivati italiani (la Cannata ha parlato di 159,6 miliardi di euro per lo Stato e circa 25 miliardi per gli enti locali), il valore di mercato per ogni contratto (dovrebbe trattarsi, secondo la stessa Cannata, di 36,87 miliardi totali in rosso, con un peggioramento ulteriore rispetto ai dati del 2013), il valore di mercato dei contratti degli enti locali e la loro divisione territoriale.

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