Fucile puntato sulle “bad banks” italiane

Bad_bank_sliderAl Mef si lavora all’ennesimo regalo al nostro sistema creditizio. L’opposizione delle associazioni dei consumatori

 

 

ROMA – Oramai ci siamo. Il soccorso pubblico alle banche italiane cariche di crediti inesigibili, o fortemente deteriorati, è bello e pronto: si tratta della cosidetta bad bank cioè un ente creato ad hoc per raccogliere le sofferenze del sistema bancario, comprandole dalle banche commerciali con uno sconto notevole, anche del 70%. Un “pacco” che aumenta di mese in mese e ha già raggiunto, secondo gli ultimi dati della Banca d’Italia, i 183 miliardi di euro (se poi alle sofferenze vere e proprie si aggiungono i prestiti incagliati, scaduti e ristrutturati, il totale del “buco” sale a 315 miliardi, ovvero al 16,6% di tutti i crediti concessi dal sistema bancario alle imprese e alle famiglie).

Dopo aver sbandierato per mesi che “il sistema bancario è sano, le banche italiane sono sane e hanno superato la crisi senza bisogno di aiuti statali”, la verità è venuta a galla ed è assai più grigia di come era stata descritta. La raffica di commissariamenti di istituti di credito sull’orlo del default non si ferma: dopo la Banca delle Marche, la Carige o il Monte dei Paschi di Siena, adesso arriva la Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, col suo corollario di sospetti di insider trading e di collusioni politiche. In tutto sono sedici gli istituti di credito attualmente commissariati.

Istituti_in_affanno

Ed è proprio sulle banche popolari, di cui il governo ha appena varato la contestatissima riforma, che si appuntano le critiche maggiori. La cosa che accomuna infatti queste banche è, tra le altre cose, il fatto che la percentuale dei cosiddetti “crediti in sofferenza” supera il 20%. Ma le banche di credito cooperativo non erano solidissime e fondamentali per la microeconomia, essendo le vere “banche del territorio? E’ chiaro che se quel 20% dovesse essere portato a perdite creerebbe delle voragini difficili da gestire (nella tabella allegata gli istituti più in sifferenza).

Di fronte ad una situazione così deteriorata, prima sommessamente poi ad alta voce, anche l’establishment finanziario non ha potuto fare a meno di lanciare l’Sos. Persino il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, strenuo difensore dell’ottima salute del sistema, è stato costretto a misurarsi con l’ipotesi della bad bank, naturalmente “nel rispetto delle regole europee sulla concorrenza e coinvolgendo le banche nella ripartizione dei costi e con un’adeguata remunerazione del sostegno pubblico”. E anche il ministro dell’Economa Pier Carlo Padoan in una recente intervista ha ammesso che dagli uffici di Via XX Settembre “si pensa a soluzioni di questo tipo”.

D’altronde quando si tratta di banche anche a Bruxelles sono molto più indulgenti sull’interpretazione degli aiuti di Stato rispetto agli investimenti produttivi o alle public company. Sembra infatti che il titolare del Tesoro abbia già sottoposto l’idea di una “bad bank” italiana al commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, alla collega Margrethe Vestager, responsabile della concorrenza, e al vicepresidente della Commissione con delega all’euro Valdis Dombrovskis. E i tre, “sia pure con qualche perplessità”, non avrebbero opposto pregiudiziali, a patto che nell’operazione di salvataggio siano coinvolte le banche e il sostegno pubblico sia adeguatamente remunerato.

Ancora una volta dunque, dopo i “regali” della Bce alle banche sotto forma di prestiti a lungo termine a tasso zero (i famosi Ltro) o le rivalutazioni delle partecipazioni al capitale della Banca d’Italia, il sistema corre in soccorso degli istituti di credito, a prescindere dai criteri con cui sono stati gestiti in questi anni, dalle loro spericolate speculazioni finanziarie, o dalle prebende che hanno elargito ai loro mediocri gestori.

Qui il discorso della bad bank da tecnico si fa politico perché di fronte alle perduranti sofferenze delle imprese e delle famiglie italiane, sarebbe difficile da digerire una politica di aiuti giustificata dalla necessità di aiutare l’economia a ripartire. Di questo malessere si sono per ora fatte interpreti le associazioni dei consumatori: il Codacons infatti annuncia battaglia e ricorsi in sede europea parlando di “ennesimo regalo alle banche, verso cui lo Stato corre ogni volta in soccorso scaricando come al solito i costi finali sui cittadini contribuenti, una follia, perché l’efficiente funzionamento del sistema bancario dovrebbe essere garantito prima di tutto dalle autorità di Vigilanza cui spetta il compito di controllare le banche e il loro corretto operato”. Anche Adusbef e Federconsumatori sottolineano che “se il governo ed il ministro dell’Economia Padoan non dovessero pretendere una equa retribuzione sulla garanzia statale prestata alla bad bank per cartolarizzare prestiti allegri spesso erogati ad amici e compari ai quali le banche hanno affidato prestiti incauti, sarebbe un vero e proprio regalo di Stato, che cercheremo di contrastare in tutte le sedi”.

La progettata azione di soccorso alle nostre “bad, bad banks” è appena all’inizio, ma il cammino che gli si prospetta non sarà tutto in discesa.

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