La frana Promuovitalia non si ferma

Fori_imperiali_sliderLa società dell’Enit messa in liquidazione con il decreto cultura e turismo. I dipendenti non possono essere ricollocati

 

ROMA – Saranno licenziati i 68 dipendenti e collaboratori della società del ministero dei Beni Culturali, da tempo sotto osservazione per numerosi episodi di mala gestio e messa in liquidazione con il decreto cultura e turismo. Finisce dunque nel peggiore dei modi il percorso di liquidazione affidato a luglio scorso alle cure di Antonio Venturini, commercialista ravennate targato Pd, scelto dal ministro Dario Franceschini. Mercoledì scorso, infatti, la società ha inviato all’ufficio relazioni industriali di Confindustria la lettera con cui viene ufficializzato l’avvio della procedura di licenziamento collettivo di tutto il personale. Il testo evidenzia come non sia stato possibile individuare soluzioni alternative dal momento che il processo di trasformazione dell’Enit è bloccato alla Presidenza del Consiglio.

E, come si dice, piove sul bagnato. Anche l’Uver (Unità di verifica degli investimenti pubblici) avrebbe refertato l’irregolarità delle assunzioni e delle contrattualizzazioni del personale tra il 2009 ed il 2011, non effettuate secondo le norme di legge, con la conseguenza di rendere praticamente impossibile il passaggio delle risorse umane di Promuovitalia ad altri enti o società e soggetti pubblici.

D’altronde su Promuovitalia si è letto e si è detto in questi mesi di tutto e di più. Proprio ieri è stata pubblicata l’ennesima interrogazione, questa volta dei senatori M5S, Marton e Catalfo, in cui si ripercorrono le tormentate vicende della società di proprietà dell’Enit e le malversazioni compiute nella sua gestione, attualmente all’esame della magistratura, dopo le denunce presentate dal vecchio CdA ed i tentativi di ripristinare la massima trasparenza e correttezza gestionale. Secondo voci non controllate, stamattina la GdF avrebbe recapitato gli avvisi di garanzia relativi all’inchiesta sulla nomina illegittima del direttore generale dell’Enit. L’ipotesi di reato sarebbe truffa ai danni dello Stato, con l’aggravante del concorso di più soggetti, tra cui gli ex componenti del CdA (sostituito nel luglio scorso dal commissario straordinario, Cristiano Radaelli) e diversi funzionari pubblici.

Secondo i senatori grillini, le inchieste penali in corso (a cui si aggiunge l’azione di responsabilità ex art. 2393 del codice civile, avviata dall’assemblea dei soci di Promuovitalia nei confronti dell’ex direttore e dei presidenti dell’azienda dal 2008 al 2011) mirano a chiarire “le numerose irregolarità rilevate, tra cui aumenti retributivi indebiti (per oltre un milione di euro), buste paga manomesse (per circa 350i.000 euro), tentativi di sottrazione del TFR dalle casse aziendali (per circa 160.000 euro), procedure di assunzione illegittime (in particolare parenti di dirigenti ministeriali) e non autorizzate, abusi di funzionari pubblici in rapporti con ex manager della stessa Promuovitalia, omessa vigilanza sulla gestione da parte degli uffici ministeriali competenti, fatturazioni per prestazioni inesistenti, consulenze date ai funzionari pubblici incaricati di controllare i progetti affidati all’azienda, violazioni del sistema informatico aziendale (per le quali l’ex direttore generale della società risulta iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma), nonché gravi irregolarità nelle rendicontazioni delle spese presentate alle amministrazioni pubbliche committenti, con un danno sinora accertato di circa 5 milioni di euro”. Questi abusi avevano portato l’azienda, nell’ultimo trimestre 2013, a licenziare i vertici manageriali dell’azienda (direttore e vicedirettore generale), decisione confermata anche recentemente dal Tribunale del Lavoro di Roma, che ha rigettato tutti i ricorsi presentati dagli ex dirigenti.

Vista la gravità dei reati ipotizzati e delle notizie incontrollate che si susseguono, gli interroganti chiedono ai ministri Franceschini e Madia “se risulti che, in atti attualmente sottoposti alla valutazione dei magistrati penali, si faccia riferimento ad un ‘gruppo’ costituito all’interno della società operante per finalità illecite e/o estranee agli interessi aziendali” e se di conseguenza “la Procura della Repubblica di Roma abbia deciso l’unificazione e l’allargamento delle inchieste in atto, riferite sia a Promuovitalia che all’Enit, con riferimento ad eventuali reati associativi”. Inoltre, si chiede se risponda al vero che “il Gabinetto del ministro dei Beni culturali e Turismo fosse stato informato per tempo delle situazioni in corso, anche da parte della Corte dei Conti, ma che non abbia ritenuto di far effettuare alcun controllo circa gli abusi dei funzionari pubblici e dei dirigenti di Promuovitalia”.

Come si vede, la situazione degli enti preposti alla promozione turistica del Paese, a 60 giorni dall’inaugurazione di Expo 2015, si tinge di giallo. E se le responsabilità economiche, amministrative e giudiziarie sono in via di accertamento, non sono da sottovalutare le implicazioni politiche che fanno da sfondo alla vicenda. La “rivoluzione” che il decreto cultura e turismo del maggio 2014, avrebbe dovuto innescare segna il passo. Del piano di trasformazione di Enit si sono perse le tracce, il sito Italia.it, costato allo Stato almeno 25milioni di euro, è nel limbo, i delegati di Enit all’estero incaricati di vendere il prodotto Expo sono stati ritirati, del progetto di digitalizzazione messo a punto dal TdLab non parla più nessuno, e anche il portale #Verybello è stato sommerso di critiche per l’approssimativa progettazione web e sopratutto per l’uso della lingua italiana.

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