La Congregazione vende l’Idi a se stessa

ISTITUTO-IDI-sliderIl complesso ospedaliero passa ad una Fondazione posseduta al 55% dalla stessa Congregazione

 

 

ROMA – A leggere il comunicato odierno del ministero dello Sviluppo economico si resta interdetti. “Il contratto di vendita delle aziende ospedaliere e strutture sanitarie della Congregazione dei figli dell’Immacolata Concezione, in amministrazione straordinaria, è stato sottoscritto dopo l’autorizzazione del ministero dello Sviluppo economico. Acquirente è la Fondazione Luigi Maria Monti, costituita dall’ente ecclesiastico Congregazione dei figli dell’Immacolata Concezione”.

E’ vero che due aste per la vendita del complesso ospedaliero, comprendente l’Idi/Villa Paola, l’Ospedale San Carlo di Nancy e le Rsa Cdr, il Pigneto e Villa Santa Margherita, erano andate deserte, ma vendere l’azienda in amministrazione straordinaria alla stessa Congregazione i cui vertici avevano causato il buco di 650 milioni sembra una soluzione a dir poco bizzarra.

A gennaio di quest’anno infatti i commissari straordinari erano stati autorizzati dal ministero dello Sviluppo economico all’accettazione della proposta di acquisto presentata dalla Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, previa costituzione di un tavolo di lavoro per definire le condizioni contrattuali.

Tali condizioni erano state già anticipate a novembre nella lettera di una paginetta del cardinale Giuseppe Versaldi, commissario della Congregazione, nella quale si assicurava la continuità con la precedente gestione (!) mediante il subentro della Fondazione Luigi Maria Monti (Congregazione, appunto) nella proprietà degli ospedali. Le garanzie economiche, secondo Versaldi erano assicurate  da una linea di credito aperta con le istituzioni finanziarie vaticane “per diretta volontà di Papa Francesco”. Ulteriori garanzie venivano offerte dagli immobili dei padri Concezionisti, oggi affidati agli amministratori straordinari di nomina ministeriale, che tornerebbero nelle disponibilità della Congregazione al momento dell’acquisto.

In un primo tempo la proposta della Congregazione era stata ritenuta «non ricevibile» da parte dei commissari che però non l’avevano archiviata, ritenendola modificabile. Sembra dunque che l’escamotage della neo costituita Fondazione (55% Vaticano, 35% l’operatore della sanità privata Ettore Sansavini, 10% i padri Concezionisti) sia servita a sbloccare l’impasse, anche avvalendosi per la gestione dell’ausilio di Villa Santa Maria, dello stesso Sansavini, attraverso un’altra società appositamente costituita.

L’offerta dei religiosi, a detta di Versaldi, avrebbe avuto fin dall’inizio il sostegno dei dipendenti e delle rappresentanze sindacali, contrarie allo spezzettamento dell’Idi e preoccupate del mantenimento dei livelli occupazionali. E in effetti nel contratto di vendita appena sottoscritto c’è (o ci dovrebbe essere, finora non è chiaro, ndr) il mantenimento di 1334 posti di lavoro e la garanzia della prosecuzione dell’attività sanitaria e della correlata attività di ricerca (Idi farmaceutici) di un polo di eccellenza specialistica.

Potrebbero interessarti anche