Prospettive radiose e malinconica realtà

buoni-del-tesoro-SLIDERNuovo record del debito pubblico che vola sopra i 2 miliardi. Il credito alle imprese aumenta dello zero virgola

 

ROMA – Mentre il premier continua ad ammaliare il pubblico con le sue seducenti affabulazioni, i dati della nostra economia non confortano le rosee previsioni. Anche stamattina infatti Renzi, parlando all’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola dell’intelligence, si è lanciato in spericolate affermazioni: “Sta cambiando molto nella struttura del nostro Paese e la grande riforma (chissà se nell’accezione renziana riforma debba essere scritta con la R maiuscola, ndr), da quella istituzionale a quella elettorale, a quella della Pa fino alla giustizia, entro l’anno sarà realizzata”. E nell’enfasi del discorso, come gli capita qualche volta, finisce per incartarsi: “La stabilità del governo può consentire ai politici di evitare di condizionare i tecnici e ai tecnici di non pensare di sostituire i politici”.

Ma mentre il presidente del Consiglio annuncia il nuovo “rinascimento” dell’Italia, tutto in realtà continua come prima. Anzi peggiora, come il debito pubblico che a febbraio è aumentato di 3,3 miliardi rispetto a gennaio, salendo a 2.169,2 miliardi e raggiungendo il record storico, superiore al precedente picco di 2.167,7 miliardi del luglio 2014. O come la disoccupazione che, svelate le tre carte del Jobs Act tra nuove assunzioni e trasformazioni di vecchie, non accenna a diminuire.

Nel primo bimestre – scrive Bankitalia – le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 58 miliardi, rimaste sostanzialmente invariate rispetto allo stesso periodo del 2014. L’unico dato leggermente positivo sembra la maggior propensione delle banche all’offerta di prestiti a imprese e famiglie, a seguito della “maggiore concorrenza tra le banche e al miglioramento della liquidità degli intermediari”, che nel linguaggio bancario significa che gli istituti, grazie soprattutto alla politica espansiva della Bce, sono pieni di soldi.

Ammesso e non concesso che da parte delle disastrate imprese italiane ci sia la domanda di credito per nuovi investimenti, la notizia appare comunque poco significativa rispetto ad una congiuntura economica che non accenna ad uscire dalla crisi settennale. Checché ne dica Renzi.

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