Mediocre indice di felicità in Italia

SvizzeraNella classifica redatta dal World Happiness Report, il nostro paese si colloca in un umiliante 50° posto

 

 

ROMA – La terza edizione del World Happiness Report, lo studio realizzato per le Nazioni Unite da John Helliwell dell’University of British Columbia, Richard Layard della London School of Economics e Jeffrey D. Sachs, direttore dell’Earth Institute della Columbia University, ha appena pubblicato la “mappa della felicità” di 158 paesi del mondo.  Ogni paese è stato classificato in una scala che va da 0 a 10. Una differenza di quattro punti separa i 10 paesi più felici da quelli meno felici.

Il rating stilato dal World Happiness Report si basa sostanzialmente su sei variabili: la speranza di vita, il reddito pro capite, l’assistenza sociale, il livello di corruzione percepita, il senso di libertà e diritti civili, la generosità. I primi tre fattori incidono maggiormente sulla contentezza della popolazione mondiale.

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Secondo l’analisi di quest’anno, la Svizzera è il paese della felicità. A seguire Islanda, Danimarca e Norvegia. Tutti e quattro i paesi hanno punteggi medi tra 7.5 e 7.6. Nei primi dieci ci sono anche  Canada, Finlandia, Paesi Bassi, Svezia, Nuova Zelanda e Australia. Sette su dieci sono in Europa occidentale

Superando i primi, la geografia si fa più varia. Dalla posizione dieci alla venti sono comprese tra le quattro e le nove regioni del mondo. Sono principalmente tre le variabili che hanno determinato il divario di quattro punti tra i primi dieci e gli ultimi: la speranza di vita, il reddito pro capite, l’assistenza sociale.

Dietro le “magnifiche” dieci, ecco Israele, Costa Rica e Austria. Il Messico è al 14° posto, gli Stati Uniti al 15° posto, il Brasile al 16°, l’Inghilterra al 21°, il Venezuela al 23° e la Germania al 26°.

E l’Italia, da molti considerata fino a qualche tempo fa il paese del “buon vivere”? Il World Happiness Report 2015 la mette al mortificante 50° posto, con il punteggio di 5.9. Prima di noi ci sono il Cile (27°), la Francia (29°), la Repubblica Ceca, l’Uruguay, la Thailandia, la Spagna (36°), l’Uzbekistan (44°) e la Corea del Sud (47°).

Se la classifica della felicità mondiale si basa davvero su quei tre principali parametri, il cinquantesimo posto sembra una punizione eccessiva: l’attesa di vita infatti in Italia è tra le più alte al mondo, siamo ancora tra le dieci nazioni più ricche del pianeta e il sistema di assistenza sociale viene considerato addirittura fin troppo generoso.

Al di là tuttavia dei risultati di simili rilevazioni, molto spesso opinabili, resta il fatto che l’indice generale di benessere di un popolo viene composto sulla base di fattori ulteriori rispetto al tradizionale prodotto interno lordo. Come sostiene da tempo il Premio Nobel Joseph Stiglitz, “la crescita economica come misura del prodotto lordo domestico non ci dice molto dell’effettivo  benessere generale dei cittadini. Per esempio il traffico congestionato può far crescere il Pil come risultato dell’aumento delle vendite di benzina, ma ovviamente non della qualità della vita”.

E’ dello stesso avviso naturalmente Jeffrey Sachs, professore della Columbia University e direttore della ricerca: “Non c’è una sola via per arrivare alla felicità. Molti di quei paesi operano bene in molti settori. Benessere economico? Senz’altro, ma questa è solo una piccola parte della storia. Una società affidabile, con un governo con un basso livello di corruzione, dove la gente è generosa e laboriosa, anche queste sono cose importanti per la felicità”.

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