Banda larga, perché Enel e non Telecom

Banda_largaIl Governo affida all’Enel la realizzazione, con annessi 6,5 miliardi, della grande infrastruttura nazionale

 

 

ROMA – Ci siamo già abituati a conoscere i progetti del governo attraverso i laconici messaggi del suo capo. Dietro il twitter dell’altro giorno di Renzi (“La BandaUltraLarga è obiettivo strategico. Non tocca a Governo fare piani industriali. Ma porteremo il futuro presto e ovunque”) c’era infatti la decisione di affidare all’Enel, e non a Telecom, la realizzazione, con annessi 6,5 miliardi, della grande infrastruttura nazionale.

In effetti dopo che il Consiglio dei ministri aveva approvato il documento di “Strategia italiana per la banda ultralarga”, erano stati avviati contatti con Metroweb e soprattutto con Telecom. Ma il dialogo con l’ex monopolista telefonico si è rapidamente logorato. Palazzo Chigi non ha mai gradito le resistenze della azienda telefonica a impostare un confronto su questo terreno con Metroweb, controllata dalla mano pubblica attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. All’azienda guidata da Marco Patuano si imputa l’eccessiva lentezza nell’investire sul futuro delle Tlc difendendo ancora la vecchia infrastruttura telefonica in rame, incompatibile con gli obiettivi dell’Agenda digitale europea che prevede entro il 2020 il completamento della fibra ottica in tutto il territorio.

Con la consueta ipocrisia della politica, il governo fa sapere che intende solo restituire al controllo pubblico le grandi reti infrastrutturali del Paese (ma in altri settori, come quello del gas o della rete ferroviaria, si muove in tutt’altra direzione, come dimostra l’intenzione di vendere il 40% di Cdp Reti a gruppi cinesi o australiani), lasciando ad altri la realizzazione dei relativi piani industriali. Ma il progetto in realtà è già bello e pronto e Matteo Renzi e il suo, ormai ex, consigliere industriale Andrea Guerra l’hanno già benedetto.

Il gruppo elettrico infatti, a seguito degli accordi riservati con Palazzo Chigi, esattamente un mese fa ha presentato all’Autorità per le comunicazioni una lettera di intenti che assomiglia tanto alla sintesi preliminare di un piano industriale. In essa si sottolinea che “Enel possiede una infrastruttura esistente, costituita da reti di tipo aereo e cabine di distribuzione in grado di ospitare cavi in fibra ottica”. Grazie ad una recente normativa infatti il cavo della banda larga potrà essere “steso” anche sui tralicci elettrici con la cosiddetta “posa aerea”, superando le difficoltà degli scavi e comprimendo i costi. In tal modo – continua la lettera dell’Enel – i cosiddetti Cluster C e D, ossia le aree del Paese più sottoposte al digital divide come le zone di montagna e le campagne più isolate potrebbero essere raggiunte facilmente. Mentre per i Cluster A e B, in sostanza le grandi città, Enel punta ad accordi con alcune municipalizzate che detengono la rete elettrica (Roma, Milano, Torino e Bologna) e con Metroweb che ha già costruito una porzione consistente di banda larga nei grandi comuni.

La scelta del governo, com’era prevedibile, ha scatenato un putiferio nel settore delle Tlc, orchestrato ovviamente da Telecom Italia che da protagonista in pectore dell’operazione si sente ora brutalmente escluso. Le critiche al piano puntano da un lato sulla necessità che tutti gli operatori accettino di stare nel progetto governativo, ovvero in Metroweb. Ma Telecom Italia ha già fatto sapere che non ci sta se non ha la quota di maggioranza della costituenda società. In questo modo rischiano di saltare i 6,5 miliardi stanziati dallo Stato dal momento che possono essere usati solo attraverso un progetto che coinvolga tutti gli operatori.

Dall’altro lato l’azienda guidata da Starace, nelle valutazioni di Palazzo Chigi, avrebbe le caratteristiche per diventare il candidato migliore per accelerare sulla banda di ultima generazione, pur facendo tutt’altro mestiere e avendo dismesso le telecomunicazioni e i relativi expertise nove anni fa con la cessione di Wind all’egiziano Sawiris. Qualcuno insinua che la scelta dell’Enel servirebbe solo a “mandare in soffitta la vecchia infrastruttura in rame senza reclamare per sé un ruolo nella gestione del servizio”. Senza contare che l’Enel si sarebbe già impegnata con Telecom Italia per mettere a disposizione dell’operatore di Tlc tutte le sue infrastrutture, dai tralicci per la “posa aerea” con l’obiettivo di raggiungere le cabine e le abitazioni specialmente nelle zone rurali, ai cavidotti Enel, per portare sin dentro le case la fibra di Telecom Italia.

Insomma si preannuncia una guerra all’ultimo sangue, di cui siamo solo alle schermaglie iniziali. Il fronte pubblico manda in avanscoperta il presidente di Cdp Franco Bassanini: “Telecom è praticamente monopolista della rete fissa ed essendo la parte finale di questa il rame, suo interesse è prolungare il più possibile la vita del rame. C’è così il dubbio che Telecom voglia il controllo non per contribuire all’accelerazione, ma per rallentare il piano di sviluppo della banda larga”. Sul fronte opposto Telecom Italia fa sapere di essere pronta a presentare a Bruxelles un ricorso nel caso in cui i suoi concorrenti attuali o futuri possano ottenere aiuti di Stato.

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