Un accordo sindacale che fa discutere

Trelleborg_TivoliQuello firmato tra l’azienda Trelleborg di Tivoli e i sindacati ripristina le tutele previste dall’art.18

 

 

ROMA – Una media azienda di Tivoli, la “Trelleborg Wheel System”, leader nel settore pneumatici e ruote complete, passerà forse alla storia per essere stata la prima impresa ad infrangere il muro delle regole del Jobs Act. E’ successo infatti che nei giorni scorsi l’azienda laziale ha firmato con tutti e tre i sindacati di categoria un contratto integrativo aziendale decisamente innovativo, che ha come primo obiettivo quello di portare l’attuale organico di produzione dalle attuali 330 unità a 400.

Ma le novità non finiscono qui. Si è concordato infatti di sperimentare un diverso modello produttivo orientato all’innovazione di processo e di prodotto all’interno del reparto confezionamento pneumatici, dove viene stabilito anche un sistema di incentivazione alla produttività ed un modello di efficientamento della qualità del “confezionamento carcasse”. L’intesa prevede inoltre formazione e valorizzazione professionale del personale, istituzione delle commissioni paritetiche che già operano per migliorare la sicurezza e la qualità delle attività dello stabilimento.

Infine il modello di relazioni industriali basato sulla condivisione degli obiettivi ha consentito alle parti di definire entro il 31 dicembre 2015 la stabilizzazione con un contratto a tempo indeterminato di 69 unità alla quale saranno garantite le tutele previste all’art.18 della legge 300/70. Il segretario generale della Filctem-Cgil, nel commentare l’accordo alla “Trelleborg Wheel System”, non ha mancato di mettere il dito nella piaga rivendicando a gran voce “la difesa dei lavoratori dagli effetti devastanti dell’abolizione dell’art. 18, prevista dal jobs act”.

A giudicare dalla reazione del mondo imprenditoriale alla notizia dell’accordo si intuisce come il caso Trelleborg venga giudicato come un pericoloso precedente a rischio contagio sindacale. Così il presidente di Unindustria, Maurizio Stirpe, è intervenuto immediatamente con insolito ardore. “L’accordo siglato tra i sindacati e la Trelleborg Wheel Systems di Tivoli – si legge nel comunicato dell’organo confindustriale regionale – senza l’assistenza di Unindustria che, a tutti gli effetti, prevede una deroga a quanto previsto dal Jobs Act per quanto riguarda la nuova disciplina sugli effetti del licenziamento, mette fuori di fatto dalla nostra associazione l’Azienda firmataria”.

“Fermo restando la titolarità da parte dell’Azienda a sottoscrivere accordi che valuta in linea con le proprie strategie – prosegue il Presidente Stirpe – riteniamo che i contenuti di questo accordo ledano fortemente i principi di solidarietà e di comunione di interessi che sono alla base del nostro sistema associativo. Per questa ragione, l’Azienda viene in via cautelativa sospesa dal vincolo associativo e la questione sarà sottoposta al collegio dei probiviri per l’assunzione di una decisione definitiva. Tale accordo va esattamente nella direzione opposta a quanto previsto dalla nuova normativa contenuta nel Jobs Act del governo di Matteo Renzi e crea un notevole pregiudizio agli interessi del mondo imprenditoriale. Per questo motivo, il sistema delle imprese auspica fortemente – conclude Stirpe – che l’Esecutivo intervenga in maniera decisiva sancendo l’indisponibilità a livello contrattuale della normativa sui licenziamenti contenuta nel decreto legislativo n.23/2015”.

A parte la reazione stizzita del sindacato alla decisione di Unindustria (“Siamo all’olio di ricino, alle punizioni, alle espulsioni”), è certo che la vicenda Trelleborg è destinata a fare scuola, in un senso o nell’altro, nel prossimo sviluppo delle relazioni industriali.

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