Il Pd non sfonda. Bene M5S e Lega

Elezioni_sliderFI vince in Liguria e Zaia in Veneto. De Luca la spunta in Campania. M5S primo partito in tre Regioni

 

 

ROMA – Il Pd soffre, più del previsto, ma alla fine vince per 5 a 2 e in nottata il vice segretario Lorenzo Guerini lo definisce un ” risultato importante”. Non è il 6 a 1 sperato in cuor loro dai democratici, ma, se aggiunto alle precedenti elezioni, disegna una mappa regionale dell’Italia decisamente collocata a sinistra.

Ciò non toglie che la vittoria di Forza Italia in Liguria brucia parecchio e sotto accusa vanno le divisioni di quella che Matteo Renzi in campagna elettorale ha più volte definito la “sinistra masochista”. La Lega, condotta con decisione da Matteo Salvini, ottiene una buona affermazione, soprattutto al centro, oltre che nei tradizionali bacini di voti del nord, e il leader del Carroccio mette una seria ipoteca sulla guida del centrodestra. Ma – si consola Silvio Berlusconi – quell’area ha bisogno di essere unita per vincere. Bene anche il Movimento cinque stelle che in tutta Italia si piazza sul 20% con punte in alcune zone, come Genova, dove la più giovane candidata governatrice, Alice Salvatore, sfiora un sorprendente 25%, staccata solo di tre punti dalla candidata Pd Lella Paita, la vera sconfitta di ieri. I pentastellati sono addirittura il primo partito in tre regioni.

L’altro dato politico significativo è la bassa affluenza alle urne: si è recato ai seggi solo il 52,2% degli italiani nelle sette regioni in cui si votava, quasi 12 punti in meno rispetto al 64,1% delle precedenti consultazione. Un po’ meglio è andato nelle elezioni per i consigli comunali dove si è votato ieri.

Ma vediamo in dettaglio come sono andate le cose. In cinque regioni la vittoria del Pd è sembrata netta già dalle prime proiezioni: in Toscana, Puglia e Marche il centrosinistra ha rispettato il pronostico. In Veneto il leghista Luca Zaia ha ‘doppiato’ Alessandra Moretti del Pd e lasciato molto indietro il fuoriuscito Flavio Tosi.

La sorpresa è arrivata però dalla Liguria dove il consigliere politico di Silvio Berlusconi, Giovanni Toti, vince con il 34,4%, seguito ad una certa distanza dalla dem Raffaella Paita, con la M5S Alice Salvatore terza e Luca Pastorino, candidato della sinistra, quarto. Con il Pd che, come lo stesso premier Matteo Renzi aveva avvertito nei suoi comizi, paga la prima vera scissione a sinistra. “Il cinico disegno di Cofferati, Civati, Pastorino si realizza compiutamente”, ha commentato la candidata del Pd Raffaella Paita.

In Umbria vittoria per Catiuscia Marini (centrosinistra), anche se nelle prime proiezioni sembrava che potesse aprirsi una chance per il candidato di centrodestra Claudio Ricci.

In Campania, dopo un testa a testa che lo ha visto comunque sempre in testa anche se di misura, si afferma il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca (al 39,9% contro il 38% di Stefano Caldoro), superando di fatto anche la ‘black list’ stilata dalla presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi e ultimo pomo della discordia all’interno del Pd.

In Puglia vittoria scontata per Michele Emiliano, nuovo governatore; tra i primi a salutarlo il presidente uscente Nichi Vendola: “Complimenti sinceri e affettuosi per una vittoria così netta, forte, e auguri calorosi di buon lavoro, un lavoro che sarà durissimo, di una complessità incredibile”.

A botta calda, il Pd per bocca di Debora Serracchiani si dichiara “soddisfatto del lavoro fatto in questi mesi: il risultato delle regionali ci colloca con chiarezza e determinazione nella prospettiva del 2018, ancora più determinati a portare avanti il processo delle riforme, che è stato supportato da un chiaro risultato sia in queste elezioni che alle precedenti”. “Non sottovalutiamo – ha detto il presidente Pd Matteo Orfini – il risultato della Liguria, che è figlio di una scelta irresponsabile della sinistra che oggi festeggia una vittoria della destra”.

In Campania “De Luca era candidabile, eleggibile e insediabile e seguirà questo percorso. Dopodiché c’è una legge che assegna competenza agli organi di governo. Ma la legge non parla di decadenza eventualmente di sospensione”. Lo dice Lorenzo Guerini. A chi gli chiede se c’è la possibilità che si torni al voto in Campania risponde secco: “No”. Stessa risposta a chi gli chiede se c’è l’ipotesi che il governo cambi la Severino dopo l’elezione di De Luca.

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