Camera di commercio ancora nel guado

Tempio-Adriano-sliderNonostante siano stati assegnati i nuovi seggi in Consiglio, resta la profonda spaccatura al suo interno

 

ROMA – Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha firmato sabato il decreto con il quale sono individuate le organizzazioni di categoria che designano i componenti del Consiglio della Camera di Commercio di Roma e vengono ripartiti i seggi in base ai rispettivi “pesi” assegnati (vedi tabelle).

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Si conclude così soltanto il primo round di quella specie di combattimento di “wrestling” che da mesi oppone tra loro le diverse componenti in Consiglio e di fatto paralizza la Camera. Nello scontro all’ultimo sangue tra i due schieramenti, uno guidato da Stirpe-Cerra (industriali e commercianti) e l’altro da Tagliavanti (artigiani e piccole imprese), il presidente regionale alla fine ha scelto la via di ponzio pilato, limitandosi a prendere atto delle carte trasmessegli per le vie ufficiali dalla Cciaa e ignorando gli avvisi e le sollecitazioni per una maggiore trasparenza delle procedure. Nel comunicato stampa della Regione questo scarico di responsabilità nel merito delle scelte da parte di Zingaretti risulta del tutto evidente: “E’ di esclusiva responsabilità della Camera di Commercio di Roma verificare la veridicità degli atti e della documentazione presentata dalle diverse organizzazioni” (il grassetto non è nostro, ma del comunicato).

Ammesso dunque e non concesso che i dati della tabella diventassero definitivi, il nuovo presidente della Camera di commercio di Roma verrebbe eletto di stretta misura dallo schieramento Tagliavanti, che ad una grossolana prima conta potrebbe fare affidamento su artigiani e piccole imprese (9 consiglieri), aziende turistiche e di trasporto (2), agricoltori e servizi alle imprese (5), sindacati e consumatori (2). Totale 18 contro 14 dello schieramento Stirpe-Cerra (che potrebbero diventare 15 se il 33° consigliere, rappresentante dei professionisti, si schierasse con loro, o 16 se anche i consumatori cambiassero casacca).

Il problema tuttavia non sta nel pallottoliere. Tutti sono consapevoli che con queste rachitiche maggioranze non si va da nessuna parte. La guerra dunque  continua: già la prossima settimana è attesa la prima raffica di ricorsi al Tar per la contestazione dei dati delle singole categorie esaminati e rielaborati in oltre due mesi e mezzo dal segretario generale della Camera, Pietro Abate, trasformatosi, agli occhi del presidente di Confcommercio Roma, “da arbitro in giocatore” nella squadra di Tagliavanti.

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Qualora pertanto il Tribunale amministrativo non ritenesse manifestamente infondato uno o più ricorsi, secondo il fumus boni iuris, potrebbe concedere la sospensiva del provvedimento impugnato (il decreto Zingaretti) e tutto tornerebbe in alto mare. Con l’aggravante del crollo dei residui ponti alle spalle dei protagonisti: Tagliavanti sembra logorato da anni di corpo a corpo per la sua presidenza; Cerra che, dando per scontato l’esito della corsa, si è mosso da presidente dimenticando di essere “in pectore”; Stirpe pensava di aver messo d’accordo i due con il “patto di Ferentino” poi puntualmente naufragato; la staffetta tra industriali e commercianti ipotizzata con lo scambio tra Unioncamere e Cciaa di Roma di fatto è già evaporata.

Insomma un bel guaio che di prorogatio in prorogatio rischia di paralizzare ancora per chi sa quanto tempo l’attività della Camera. Non aspettano invece gli innumerevoli problemi che l’impasse della Cciaa sta facendo incancrenire. A cominciare dalla Nuova Fiera di Roma che il socio di riferimento, Investimenti spa, partecipato al 100% dalla Camera, non riesce a risanare. Poi c’è Sviluppo Lazio con una veste e una mission tutte nuove (ora si chiama LazioInnova) da seguire alla nascita. C’è AltaRoma che ha appena rinnovato il Cda e non può essere abbandonata a se stessa. C’è il Tecnopolo Tiburtino che langue e Aeroporti di Roma nel caos, su cui la Cciaa dovrebbe far sentire la propria voce per l’importanza strategica dell’infrastruttura nell’economia di Roma, al di là del suo striminzito 0,8% del capitale.

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