“Election day” anche per Roma nel 2016

Marino_Ignazio_slider_5Dopo la sconfitta elettorale, Renzi pensa alla rivincita. Diventano obbligate le dimissioni del sindaco

 

ROMA – Dopo aver spiegato a Massimo Gramellini de La Stampa le ragioni della sconfitta elettorale, Matteo Renzi gli ha illustrato la strategia della rivincita: il grande ritorno al “Renzi 1”, il rottamatore, e l’archiviazione del “Renzi 2”, il mediatore.

E l’esempio del nuovo (vecchio) corso è venuto subito, a portata di mano: Roma. In cauda dell’intervista al quotidiano torinese è arrivato infatti puntuale il venenum: “Se fossi Marino non starei tranquillo”, che suona ancor più minaccioso del celebre #Enricostaisereno. Per un avviso di sfratto manca solo la carta bollata e l’ufficiale giudiziario, anche se Marino nega e Orfini, in Translatantico, pure.

La “remuntada” nella testa del premier passa attraverso un “election day” nella primavera 2016 quando si voterà per Milano, Napoli, Cagliari, Torino. Aggiungere Roma darebbe all’appuntamento amministrativo uno spessore politico tutto giocato sulla figura del leader. Riferisce oggi l’Huffington Post che un parlamentare che ha sentito il premier per capire le intenzioni nei confronti dell’amministrazione Marino racconta: “Si sente come un calciatore che ha appena perso male una partita e vuole subito giocarne un’altra per dimostrare che è il più forte. Ha la testa solo su questo, per questo ha, di fatto, licenziato Marino. Lo vuole togliere, sta solo cercando il modo”.

Se il modo è ancora da decidere, l’obiettivo è definito: il chirurgo-sindaco deve dimettersi, con le buone o con le cattive. Nel primo caso la “moral suasion” attivata da più parti, accompagnata magari da una degna risistemazione, potrebbe ottenere lo scopo. Se così non fosse e si dovesse ricorrere alle maniere forti, il premier non avrebbe scrupoli ad usare la clava della relazione su Mafia Capitale che a metà luglio il prefetto Gabrielli presenterà al governo.

Pur non essendo ancora noti gli elementi raccolti dai tre ispettori che per sei mesi hanno spulciato tutte le carte del Campidoglio, i soliti ben informati escludono che dalle carte possa uscire il decreto di “scioglimento per mafia” della Capitale che farebbe tremare il paese, inorridire il mondo e crollare le borse. Di certo però, come le inchieste giudiziarie hanno anticipato, ne uscirà una situazione così inquinata e compromessa che le dimissioni di Marino diventeranno inevitabili e il conseguente commissariamento del Comune.

L’idea dunque sarebbe di slegare l’immagine di Renzi da quella di Marino e del Pd romano, e di usare un anno di commissariamento per “ripulire gli armadi” e scegliere un candidato in grado di giocare senza handicap la partita elettorale. Nella ricostruzione del Post, il ragionamento del premier sarebbe più o meno questo: “La macchina amministrativa è bloccata, i sondaggi dicono che Marino non è in grado di rappresentare un’alternativa allo schifo di mafia Capitale. Avanti così cadrà e Roma voterà per conto suo, slegata dalle altre città e il Pd perderà inevitabilmente. Mentre se la portiamo al voto nella prossima primavera assieme a Milano e Napoli, diventa un voto politico nazionale su Renzi ed è tutta un’altra storia”.

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