Telecom, il governo vigila mentre il gruppo se ne va

Telecom_Italia_sliderL’imprenditore francese prende tutti in contropiede e porta a casa il 15% di Telecom Italia

 

ROMA – Il mercato non ci vede ancora chiaro nel blitz dell’imprenditore francese Xavier Niel che zitto zitto si è portato a casa in un colpo solo il 15% della nostra Telecom Italia. In un mercato borsistico infatti che stamattina si è presentato con un modesto +0,53%, il titolo Telecom si è mosso in controtendenza facendo segnare in chiusura -1,19%. 

Ma fin dall’inizio questa vicenda ha presentato diversi lati oscuri. Tant’è che il presidente Recchi il giorno dopo l’annuncio ha sentito il dovere di correre a Parigi a chiedere spiegazioni a Niel e soprattutto al connazionale Bollorè che detiene già il 20% del gruppo italiano. Il risultato è stato che il rastrellamento di diritti e di opzioni operato dal semisconosciuto imprenditore francese è risultato “amichevole” e che comunque “il governo italiano vigila”. 

In che cosa consistano concretamente queste tranquillizzanti espressioni è del tutto secondario. Negli affari oramai – contrariamente a quello che diceva Cuccia – le azioni si contano, non si pesano. E i conti dicono che nel giro di poche settimane oltre il 35% del nostro più importante gruppo di telecomunicazioni è passato in mani straniere. Se a questo poi si aggiungono la Bank of China e un po’ di fondi americani si arriva a sfiorare il 50%. 

Stando così le cose, la Consob – che arriva sempre un minuto dopo che i giochi sono fatti – ha posto  “stringenti” domande al rider francese in un lungo incontro svoltosi ieri a piazza Verdi. In particolare i dirigenti dell’Authority hanno voluto sapere l’ammontare della posizione complessiva in Telecom Italia Spa detenuta da Niel, direttamente o tramite società controllate, al 3 novembre scorso (cosa già abbondantemente nota, pari al 15,143% del capitale sociale con diritto di voto della Telecom Italia), l’assenza o meno di accordi con altri soggetti nell’acquisto del pacchetto azionario (Bollorè?), il tipo di contratto sottoscritto (call e call spread), il tipo di settlement e di opzione prevista (americana o europea) e infine la possibilità di early termination. 

Al termine dell’incontro la Commissione ha preteso che “il comunicato stampa contenente le informazioni richieste, unitamente ad ogni eventuale ulteriore elemento informativo utile, dovrà essere diffuso senza indugio e comunque prima dell’apertura dei mercati” di oggi. E infatti stamattina puntualmente “la società Njj, attraverso cui l’imprenditore francese Xavier Niel detiene una posizione lunga complessiva del 15,14% nel capitale di Telecom, conferma di operare per proprio conto e di non agire in concerto con terzi”.

La quota detenuta dall’imprenditore francese in Telecom è rappresentata interamente da opzioni di tipo ‘europeo’, che danno la possibilità di esercitarle solo alla data di scadenza del contratto Nella nota si spiega che la posizione “non conferisce la disponibilità dei diritti di voto relativi alle azioni sottostanti, né la possibilità di influenzare l’esercizio di tali diritti di voto fino a quando non verranno consegnati i titoli Telecom”. Il che avverrà tra giugno 2016 e settembre 2017.  

Si tratta dunque di avere un po’ di pazienza e poi, si può star certi, i francesi detteranno legge in consiglio di amministrazione sui grandi temi strategici e industriali che attendono Telecom Italia (la banda larga con il sussidio pubblico, il destino finale della rete fissa, i 450 mila chilometri di cavi tra Europa, America Latina e Mediterraneo di Telecom Italia Sparkle, ecc.).

Qualcuno, invocando la golden rule, già chiede l’intervento di “mamma” Cassa depositi e prestiti in Telecom Italia per bilanciare, almeno in parte, lo strapotere dell’azionista francese, che in prospettiva va considerato un unicum, al di là delle odierne dichiarazioni di facciata. Ma quel qualcuno non sa che l’azione d’oro dello Stato, mai utilizzata finora nonostante l’emorragia di aziende strategiche italiane, risulta di fatto inutilizzabile dopo che la cura Monti ha ridotto la vecchia legge 30 luglio 1994, n. 474 a poco più di un ferro vecchio.

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