Enel punta su rinnovabili e banda larga

Banda_larga_sliderEnel si libera delle vecchie centrali e punta sulle rinnovabili e sulle reti. Enel Green Power esce dal listino di Borsa

 

 

ROMA – L’accelerazione sul nuovo profilo della società è arrivata con l’integrazione di Enel Green Power e con l’aggiornamento del piano industriale 2016-2019. Il via libera delle due assemblee è previsto per l’11 gennaio e il closing entro il primo trimestre 2016. Gli attuali azionisti di Enel Green Power, nell’ambito dell’operazione di integrazione in Enel, riceveranno azioni Enel di nuova emissione, con un rapporto di cambio di 0,486 azioni Enel per ciascuna azione Egp portata in concambio. Il titolo Egp sarà cancellato dal listino borsistico.

L’Enel dunque aggiorna il piano al 2019 (con l’integrazione di Egp), prevedendo un aumento degli investimenti di 2,7 miliardi a 17 miliardi, risparmi per 1,8 miliardi (1 miliardo di riduzione dei costi operativi e 800 milioni in meno per la manutenzione) e puntando a un incremento complessivo dell’Ebitda di crescita da 6,7 a 7,2 miliardi. La riduzione dei costi passa anche attraverso la riduzione del 14% della forza lavoro in tutto il mondo e un ricambio generazionale con il prepensionamento di 6.000 dipendenti in Italia e l’assunzione di 2.000 giovani (ma i segretari delle tre Federazioni sindacali di categoria – Emilio Miceli (Cgil), Carlo De Masi (Cisl) e Paolo Pirani (Uil) – così commentano le dichiarazioni dell’amministratore delegato: “Starace dà i numeri in libertà”).

C’è poi da considerare che, “a fronte delle consistenti opportunità di mercato e in linea con la crescente focalizzazione del Gruppo sulla generazione da rinnovabili, nel prossimo arco di piano (2016-2019) è previsto un aumento degli investimenti destinati allo sviluppo nelle energie rinnovabili, che saranno superiori al 50% dei nuovi investimenti per la crescita del Gruppo e che fanno di Enel Green Power il motore dello sviluppo di Enel”.

Parallelamente all’accelerazione sul fronte delle rinnovabili, che arriveranno ad assorbire oltre il 50% degli investimenti della società, prosegue il programma di dismissioni di vecchie centrali tradizionali. L’obiettivo è chiudere 30.000 MW di impianti (pari a circa la metà del picco nazionale di consumi), di cui 8.000 già dismessi.

Ma oltre alla decisione di integrazione della società partecipata, “una delle opportunità chiave per lo sviluppo della società” sarà anche la creazione della rete a banda ultralarga sulla rete di distribuzione Enel. Un progetto che porta “vantaggi in termini di costi tali che non vediamo alcun concorrente in grado di raggiungere il nostro potenziale di connessione”. Anche in questo campo l’accelerazione di Enel è evidente con la costituzione della newco incaricata di sviluppare la rete.

I dettagli del business plan non sono ancora stati annunciati, ma Francesco Starace ha confermato che sono in corso di definizione con i partner che hanno già dato la loro disponibilità a partecipare al progetto. Ma “in due o tre mesi avremo un business plan che potremo presentare a chi fosse interessato”. Tra questi per ora non c’è Telecom. “Stiamo parlando con tutti gli operatori inclusa Telecom Italia che anzi è stata la prima con la quale abbiamo iniziato a parlare tempo fa”, ha spiegato Starace, ma se partecipare o no alla newco “è una loro decisione, noi vogliamo realizzare questo progetto e lo faremo comunque”.

In sostanza per l’ad dell’Enel “sarebbe fantastico” se Telecom partecipasse al progetto “ma se decide di non esserne parte, noi abbiamo comunque forti riscontri sul fatto che si tratti di un ottimo business”. Infatti “sarebbe difficile per Telecom dire non voglio usare questa rete ma ne voglio fare un’altra più costosa”. Tanto più che la rete a fibra ottica che Enel si appresta a creare non ha limiti territoriali predefiniti e tendenzialmente arriverà a coprire tutto il territorio nazionale con la possibilità di essere replicata anche all’estero.

Allo stato attuale, ha aggiunto, “non sappiamo quanto sarà grande ma tendenzialmente sarà a livello nazionale, non ci sono limiti prefissati”. Dal punto di vista tecnico, Starace ha spiegato che “possiamo effettivamente cablare dalla centrale telefonica al contatore con la fibra ottica ad un costo che va da 30 al 50% di un operatore telefonico” e che “la rete elettrica è già quattro o cinque volte più ramificata di quella telefonica. Quindi possiamo dare connettività a costi molto più bassi degli operatori telefonici”.

Nonostante i ramoscelli di ulivo, si aspetta la (rabbiosa?) risposta di Telecom che si considera il candidato naturale alla realizzazione della banda larga, tanto più dopo che i francesi hanno acquistato la maggioranza relativa delle azioni con questo preciso ed esclusivo obiettivo industriale.

In mezzo, fra i due contendenti, ci dovrebbe essere l’arbitro che invece scende in campo anche lui con la Cassa depositi e prestiti e Metroweb per partecipare al “banchetto”. In compagnia di chi ancora non si sa, è certo però che ne vedremo delle belle!

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