Il terrore corre sul filo dell’Enel

Starace_EnelLa delirante formula dell’ad Francesco Starace per gestire l’azienda. Reazioni ed interrogazioni indignate

 

 

ROMA – Nella lectio (non magistralis) che l’amministratore delegato dell’Enel, Francesco Starace, ha tenuto ai ragazzi dell’ultimo corso alla Luiss sono suonati accenti che a qualcuno hanno ricordato il miglior Stanley Kubrick nel suo capolavoro Il dottor Stranamore. Via via infatti che il suo intervento sulle regole più efficaci del change management avanzava, i toni crescevano e ogni ritegno di moderazione cadeva: “Per cambiare un’organizzazione aziendale – Starace docet – è necessario che un manipolo di cambiatori distrugga fisicamente i gangli che si oppongono al cambiamento. A tal fine bisogna creare malessere e poi colpire le persone che si oppongono al cambiamento in modo da suscitare paura nell’intera organizzazione. Così in pochi mesi l’organizzazione capirà, perché alla gente non piace soffrire”. Gli alunni si scambiavano sguardi tra l’incredulo e l’interdetto, il tutor non sapeva che pesci prendere, mentre il “professore” usciva dall’aula soddisfatto.

Passa qualche giorno e la notizia della lectio staraciana trapela. Il senatore Giovanni Barozzino ed altri colleghi di Sinistra Italiana chiamano in causa il ministro per lo Sviluppo economico, considerato che “il linguaggio dell’ad dell’Enel è stato utilizzato in un contesto universitario, dove si forma la classe dirigente destinata a gestire le relazioni sociali ed economiche del nostro Paese; che i contenuti esprimono un’idea totalmente opposta a qualsiasi concezione democratica del diritto del lavoro e che l’Enel, pur se quotata in borsa, non è un’azienda privata, ma un’azienda a partecipazione statale”.

Con queste premesse, gli interroganti chiedono quale sia l’opinione del Ministro Calenda “in relazione alle dichiarazioni di un manager che fa strame dei più elementari diritti del lavoro, che suggerisce ai giovani l’uso di “squadracce” aziendali per distruggere chi si oppone alla sua visione aziendale e seminare paura nell’intera organizzazione di lavoro; che usa un linguaggio indegno di un’organizzazione imprenditoriale, che ha un approccio culturale inadatto a gestire una struttura aziendale, per di più a partecipazione statale”.

Di tono ugualmente indignato è una nota di due senatori del Pd, Miguel Gotor e Paolo Corsini: “Francesco Starace, amministratore delegato dell’Enel, erudisce i ragazzi della Luiss sulle tecniche di cambiamento delle grandi organizzazioni e racconta, compiaciuto, come si eliminano i vecchi. E’ possibile che i cambi della guardia nei grandi gruppi mietano le loro vittime – scrivono i due senatori democratici – ma non ricordiamo nessun top manager, nemmeno il Franco Tatò dei bei tempi, che si vantasse con tanta improntitudine di quello che appare un preciso disegno di mobbing, cioè un reato. Ci domandiamo – conclude la nota – se l’azionista principale dell’Enel, e cioè il ministero dello Sviluppo economico, ritenga che i risultati economici dell’Enel siano proporzionati a tanta esibizione di muscolare oratoria. Se non lo fossero, sarebbe due volte imbarazzante. E infine ci chiediamo se il premier Matteo Renzi, che ha scelto Starace, non abbia nulla da eccepire sullo stile e i contenuti delle dichiarazioni del manager”.

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