Referendum costituzionale: braccio di ferro tra giuristi e Governo

camera-dei-deputatiIn un documento giudici e docenti: “La Costituzione non è una legge qualsiasi”. Si preannuncia un ‘autunno caldo’

di Valentina Marsella

 

ROMA – L’appello di quasi sessanta costituzionalisti è pronto a innescare una lunga battaglia che avrà il suo culmine il prossimo autunno. Quando, almeno secondo la prospettiva di Governo, la legge costituzionale di riforma della Costituzione verrà sottoposta a referendum. Giuristi, docenti e studiosi, nomi come quelli dei giudici costituzionali Valerio Onida, Gustavo Zagrebelsky, Gianmaria Flick, e altri illustri protagonisti della giustizia, non hanno peli sulla lingua: “Non siamo fra coloro che indicano questa riforma come l’anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo autoritarismo. Siamo però preoccupati – scrivono – che un processo di riforma, pur originato da condivisibili intenti di miglioramento della funzionalità delle nostre istituzioni, si sia tradotto infine, per i contenuti ad esso dati e per le modalità del suo esame e della sua approvazione parlamentare, nonché della sua presentazione al pubblico in vista del voto popolare, in una potenziale fonte di nuove disfunzioni del sistema istituzionale e nell’appannamento di alcuni dei criteri portanti dell’impianto e dello spirito della Costituzione”.

Tra le preoccupazioni espresse dai giuristi c’è quella che il “testo della riforma – ascritto ad una iniziativa del Governo – si presenti ora come risultato raggiunto da una maggioranza (peraltro variabile e ondeggiante) prevalsa nel voto parlamentare (“abbiamo i numeri”) anziché come frutto di un consenso maturato fra le forze politiche; e che ora addirittura la sua approvazione referendaria sia presentata agli elettori come decisione determinante ai fini della permanenza o meno in carica di un Governo”.

E invece la Costituzione, e così la sua riforma, “sono e debbono essere patrimonio comune il più possibile condiviso, non espressione di un indirizzo di governo e risultato del prevalere contingente di alcune forze politiche su altre. La Costituzione non è una legge qualsiasi, che persegue obiettivi politici contingenti, legittimamente voluti dalla maggioranza del momento, ma esprime le basi comuni della convivenza civile e politica”.

Il referendum rischia di essere l’ennesima miccia nel braccio di ferro tra politica e magistratura. All’interno dell’Associazione nazionale magistrati c’è chi, come Magistratura Indipendente, invita i vertici a non schierarsi nella campagna sul referendum costituzionale: “Le polemiche sorte a seguito della nota intervista, che sarebbe stata concessa dal consigliere Piergiorgio Morosini ad una giornalista de Il Foglio – sostengono da MI -, rischiano, suo e nostro malgrado, di mettere in discussione il modo di interpretare il ruolo di magistrato e di involgere la imparzialità della funzione giudiziaria”.

I giuristi, autori del documento che invece esprime contrarietà a questo testo di riforma, sottolineano che comunque “sarebbe ingiusto disconoscere che nel progetto vi siano anche previsioni normative che meritano di essere guardate con favore: tali la restrizione del potere del Governo di adottare decreti legge, e la contestuale previsione di tempi certi per il voto della Camera sui progetti del Governo che ne caratterizzano l’indirizzo politico; la previsione (che peraltro in alcuni di noi suscita perplessità) della possibilità di sottoporre in via preventiva alla Corte costituzionale le leggi elettorali, così che non si rischi di andare a votare (come è successo nel 2008 e nel 2013) sulla base di una legge incostituzionale; la promessa di una nuova legge costituzionale (rinviata peraltro ad un indeterminato futuro) che preveda referendum propositivi e di indirizzo e altre forme di consultazione popolare”.

Tuttavia questi “aspetti positivi – concludono – non sono tali da compensare gli aspetti critici di cui si è detto. Inoltre, se il referendum fosse indetto – come oggi si prevede – su un unico quesito, di approvazione o no dell’intera riforma, l’elettore sarebbe costretto ad un voto unico, su un testo non omogeneo, facendo prevalere, in un senso o nell’altro, ragioni ‘politiche’ estranee al merito della legge. Diversamente avverrebbe se si desse la possibilità di votare separatamente sui singoli grandi temi in esso affrontati”.

A questo proposito, la scorsa settimana il segretario dei Radicali Italiani, Riccardo Magi, insieme al professore Fulco Lanchester, ordinario di Diritto Costituzionale, e a Mario Staderini, autore del ricorso all’Onu contro l’Italia in materia referendaria, hanno depositato in Cassazione la richiesta di referendum costituzionale per parti separate e due richieste di referendum parziali sulla riforma Renzi-Boschi.

Potrebbero interessarti anche