All’Enit siamo ancora a ‘namo, dimo, famo

ChristillinA due anni dalla nuova legge di riforma, si parla ancora di programmi futuri

 

ROMA – Sono passati esattamente due anni da quando il Governo, con un decreto-legge recante «disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo», dispose la trasformazione dell’Enit (Ente nazionale italiano del turismo) in ente pubblico economico, con un commissario straordinario e la messa in liquidazione della società Promuovi Italia S.p.a..

A due anni di distanza le cose all’ente non sono cambiate: l’Enit si chiama sempre Enit, anche se invece di ente adesso è diventato agenzia (almeno non hanno dovuto cambiare la targa sulla porta e la carta intestata), la sede è sempre in via Marghera, il numero di partita iva è rimasto lo stesso. L’unica cosa che è cambiata, oltre al logo Italia (bello), è che non c’è più il commissario, ma una consiglio di amministrazione composto da Evelina Christillin (presidente), Fabio Maria Lazzerini e Antonio Nicola Preiti (consiglieri).

Sulle cose concrete siamo ancora al volemose bene. La presidente continua a dichiararsi ottimista ma non può andare oltre un generico “sull’estero è previsto il riassetto delle sedi, attualmente 28, che potranno contare su sinergie con le ambasciate (…). La mappatura delle sedi estere è rimasta agli anni ‘90. Non vogliamo spazzare via l’Europa, ma dare rilevanza maggiore alle nuove sedi in Cina, India ed Emirati”. Sul personale, famoso per la sua ingovernabilità, la Cristillin con encomiabile candore afferma che “dobbiamo sincronizzare gli avvicendamenti; non possiamo pagare stipendi a chi sta per andar via e a chi entrerà. A regime, i dirigenti scenderanno dagli 8 attuali a 5, mentre i dipendenti saranno all’incirca lo stesso numero di quelli attuali”. Mentre parla la presidente, esplode il numero dei contenziosi promossi dai dipendenti; rintracciabili, per chi lo volesse, sul sito di Enit (www.enit.it), nella sezione “struttura organizzativa articolazione degli uffici”.

Il direttore esecutivo dell’Agenzia, Gianni Bastianelli, non è da meno nello spargere programmi e buone intenzioni. Intervenendo all’ultima assemblea generale della Fiavet Bastianelli ha dichiarato che “entro fine maggio il nostro social sarà a pieno regime con risorse in grado di mantenere un filo diretto con i viaggiatori e tutti coloro che vogliono raccogliere informazioni sui luoghi da visitare in Italia. Un canale indispensabile per intercettare nuove fasce di visitatori (…)”. Per aggiungere subito dopo che “entro la fine dell’estate saremo in grado di presentare la nuova mappatura delle delegazioni all’estero. Come già annunciato dal presidente, la nostra strategia sarà quella di potenziare le delegazioni già presenti nei nostri mercati di riferimento, dal Nord Europa (in particolare la Germania) agli Stati Uniti, approntando presidi nei mercati emergenti, come la Cina e altri paesi dell’Asia”. Tutto già visto e sentito. Non vorremmo urtare la suscettibilità della torinese Cristillin ma, come dicono a Roma, non siamo molto lontani dall’eterno ‘namo, dimo, famo.

C’è anche un’interrogazione parlamentare al ministro dei Beni, delle Attività culturali e del Turismo, a firma del deputato del gruppo misto, Aris Prodani, che solleva lo stesso problema. Dice infatti Prodani che risulta quanto mai preoccupante che, a distanza di due anni dal decreto, ad un anno dall’approvazione dello statuto e a sette mesi dall’insediamento del consiglio di amministrazione, Enit non risulti ancora operativa relativamente alle funzioni assegnate e siano necessari, secondo quanto annunciato, ancora diversi mesi per la riorganizzazione delle delegazioni estere. 

A parere dell’interrogante non risulterebbe chiaro se il direttore esecutivo di Enit, Bastianelli, abbia fatto riferimento al sito istituzionale Italia.it che, sebbene abbia avuto una storia travagliata, conta attualmente 81,800 followers su Twitter e 399.699 likes sulla pagina di Facebook, o ad altro social network. Risulta, altresì, poco chiaro se la gestione del sito verrà affidata ad un soggetto esterno o sarà curata direttamente da Enit, assegnando un numero sufficiente e qualificato di personale interno, dal momento che è la stessa legge che fa espresso riferimento “agli investimenti nei mezzi digitali, nella piattaforma tecnologica e nella rete internet attraverso il potenziamento del portale Italia.it”.

Prodani chiede quindi al ministro di chiarire in base a quali priorità Enit procederà alla riorganizzazione delle sedi estere e quali criteri verranno utilizzati per la selezione e l’individuazione del relativo personale; se si intenda definire le modalità di gestione e operatività del social network menzionato dal direttore esecutivo.

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