La legione straniera di Campo Dall’Orto

Campo_DallOrto_AntonioOltre 20 dirigenti di vertice assunti in poco tempo. Ricorso dell’Usigrai all’Anac e alla Corte dei conti

 

ROMA – Dopo il fuoco di fila dei giorni scorsi contro la politica delle risorse umane del dg Antonio Campo Dall’Orto, la legione dei dirigenti esterni assunti in Rai continua a crescere. L’ultima in ordine di tempo, but not least, è quella di Paolo Galletti, cremonese, 49 anni, pescato nella società di consulenza Accenture. Galletti è il nuovo direttore del personale e prende il posto di Valerio Fiorespino, non più in sintonia con il vertice aziendale per aver fatto presente le difficoltà (poi rivelatesi più che fondate) nella gestione del caso Francesco Merlo, annunciato avventatamente come vicedirettore nella squadra di Carlo Verdelli per il coordinamento dell’offerta informativa, e poi impossibilitato a ricoprire quel ruolo in quanto pensionato.

L’azienda assicura che Galletti “è stato scelto dopo un’attenta analisi delle risorse interne e la valutazione di una serie di candidati esterni all’azienda”, ma la precisazione suona decisamente in falsetto. Ci risulta infatti che fin dall’inizio le candidature per occupare la poltrona di prima fila erano sostanzialmente tutte esterne all’azienda. Tra i nomi passati al vaglio del direttore generale c’erano quelli di Edoardo Zecca, ex Finsiel, Telecom Italia e Fieg, ora direttore del Personale e Operations del Sole24Ore, di Giuseppe Ferrauto, direttore generale alla Cairo Editore, già al Giorno e al Secolo XIX, di Fabio Locatelli, già capo delle Risorse Umane a La7 e a Telecom Italia Media. Una ricognizione preliminare della disponibilità di risorse interne – come prescrive obbligatoriamente la legge anticorruzione – è improbabile che sia avvenuta in un’azienda che conta 252 dirigenti.

Nel clima avvelenato che si respira a viale Mazzini lascia la Rai anche l’amministratore delegato di Raicom Luigi De Siervo che, nonostante i suoi buoni rapporti con Matteo Renzi, tanto da essere candidato l’estate scorsa per la direzione generale, ha preferito valutare nuovi incarichi: “Dopo tanti anni sento il bisogno di cercare nuove sfide”.

D’altro canto il palpabile malessere che si registra tra i dipendenti Rai e il potere assoluto e insindacabile che Campo Dall’Orto rivendica sulle nomine di prima fascia hanno indotto l’Usigrai, il sindacato interno dei giornalisti, ad annunciare un esposto all’Autorità Nazionale Anticorruzione, e per conoscenza alla Corte dei Conti, per chiedere di verificare “se tutte le nomine esterne siano state fatte nel rispetto delle procedure che la stessa Rai si è data nel Piano triennale anticorruzione”.

Dall’inizio della sua gestione, il dg ha assunto infatti 21 dirigenti esterni, mentre il regolamento interno prevede che tali manager non possano superare il 5% dei 252 dirigenti totali (quindi circa 13) e debbano essere assunti a tempo determinato. Tra il serio e il faceto, il senatore Pd Salvatore Margiotta dopo l’ennesima nomina esterna continua a pensare “che due o tre dirigenti bravi ci saranno pure in Rai. Sono convinto che prima o poi anche il dg se ne renderà conto”. E il deputato Pd Michele Anzaldi, segretario della Commissione di Vigilanza, aggiunge su twitter: “Ora l’azienda dimostri trasparenza e renda pubblica la procedura di job posting”.

La Rai controbatte che “per la prima volta nella storia della Rai i nuovi dirigenti hanno quasi tutti contratti triennali, il che consentirà di risparmiare cifre molto significative negli anni a venire. Inoltre i manager esterni assunti, alcuni dei quali in sostituzione di altri che hanno lasciato l’azienda, non sono 20 ma 17 e il loro costo non è di 8 milioni di euro, come ipotizzano i sindacati, ma di circa 4 milioni.

Ma l’Usigrai replica: “Come nel caso Riina a Porta a Porta, il comunicato Rai è una toppa peggiore del buco. La Rai dice che i contratti sono ‘quasi’ tutti triennali e che al job posting si è fatto ‘ampio ricorso’. Bene, noi riteniamo che le regole non si rispettino “quasi” né in maniera “ampia”: le regole si rispettano sempre e per intero. E la trasparenza si pratica non a giorni alterni. Detto questo – sottolinea ancora il sindacato dei giornalisti -, francamente noi non siamo appassionati della polemica, sarà l’Anac a decidere se le regole sono state violate o meno. E la Corte dei conti a valutare, di conseguenza, l’eventuale danno erariale”.

Il giudizio tranchant dell’on. Anzaldi mette una parola definitiva sulla vicenda: “Proporrò al presidente Roberto Fico di convocare in Commissione di Vigilanza il direttore del personale e dell’internal audit Rai perché sono loro i responsabili per legge dell’attuazione del protocollo anticorruzione. Dopo l’eco avuta dalla vicenda, quello del sindacato mi sembra un atto obbligato – prosegue il deputato del Pd – Secondo la lettura dei vertici Rai il tetto dei dirigenti esterni non è stato superato, ma, secondo la lettura predominante è stato ampiamente superato. Il tetto del 5% si riferisce ai tre anni di mandato, è chiaro che non può che essere retroattivo. Se così non fosse, di questo passo, a quanti dirigenti arriveremmo nei tre anni? Una cinquantina? E poi, perché ci hanno messo ben tre mesi per approvare il regolamento? Forse per fare tutte queste assunzioni? Per non parlare dei consulenti, se contiamo anche loro arriviamo molto più in alto. Il problema – continua sconsolato Anzaldi – è che questi vertici li abbiamo nominati noi. Non sappiamo più come difenderli. Se si guardano i curricula delle persone chiamate, si tratta di gente esperta in altri settori, non in quello televisivo. Non hanno curriculum adatti a superare il job posting interno, perché in Rai ne troverebbero cento di figure più adatte rispetto alle loro”. Più chiaro di così.

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