Traslochi e grandi manovre alla Farnesina

Mae-veduta_FarnesinaDopo le contrastate vicende della Rappresentanza italiana a Bruxelles, si impone l’astro nascente di Elisabetta Belloni

 

ROMA – La nomina di Carlo Calenda come ministro dello Sviluppo Economico non ha sopito le preoccupazioni dei diplomatici di carriera alla Farnesina. Infatti la disinvoltura con cui si è improvvisato il cambio di guardia alla Rappresentanza Permanente presso la UE a Bruxelles è sembrato più frutto di opportunismo che di vero e meditato piano di avvicendamenti.

L’Ambasciatore Massari, che aveva svolto un ruolo degno e autorevole durante lo spinoso caso Regeni nei confronti del Governo egiziano, è stato dirottato verso Bruxelles più per uscire da un’impasse imbarazzante alla quale non si sapeva come dar seguito, che per una scelta dell’uomo giusto al posto giusto. Infatti in tutta la sua carriera Massari non aveva mai svolto compiti relativi alle complesse materie di gestione di una Rappresentanza permanente che richiede uno specifico know how. Con il risultato di aver allontanato su due piedi uno dei maggiori esperti diplomatici di materie comunitarie come l’Ambasciatore Stefano Sannino, frettolosamente spostato all’Ambasciata a Madrid, per far posto a Calenda che è durato in carica una cinquantina di giorni. Tutto questo trambusto non è stato particolarmente apprezzato dalla burocrazia comunitaria che sottovoce ha mal digerito la defenestrazione di Sannino assai apprezzato a Bruxelles, per poi assistere a questo avvicendamento sbrigativo e poco riflessivo.

Quindi quella che poteva essere valutata come la restituzione di un incarico tradizionalmente svolto da diplomatici di carriera, mantiene vive tutte le perplessità e le preoccupazioni degli ambienti della Farnesina nei confronti del rischio che la manovra di utilizzare uomini politici per cruciali incarichi di Ambasciatore non torni nuovamente comoda a Renzi per sistemare influenti partners di partiti in Ambasciate chiave. Qualcuno, per esempio, paventa che sulla falsariga della famosa ventilata nomina del passato di Gianni Agnelli a Washington, non possa venire in mente a Matteo Renzi di destinare un dirigente a lui vicino, come per esempio un Pier Ferdinando Casini noto per la sua propensione per la politica estera, ad un incarico prestigioso della rete diplomatica.

Così, dopo la contrastata uscita dell’Ambasciatore Michele Valensise, il Governo si è affrettato ad accelerare l’ascesa al posto di Segretario Generale di Elisabetta Belloni, che ha così bruciato in brevi anni tutto un cursus honorum che l’ha portata da Capo Segreteria di un Sottosegretario, a Capo dell’Unità di Crisi, a Direttoe Generale della Cooperazioe e a Direttore Generale del Personale. Penultima tappa della sua ascesa, caratterizzata pare da stretti legami con il Sottosegretario Luca Lotti, è stata la nomina a Capo Gabinetto del Ministro Gentiloni.

Come Capo Gabinetto, bisogna riconoscere che la Belloni è stata abilissima nel restare sempre nell’ombra, non accompagnando quasi mai il Ministro nelle frequenti missioni all’estero e nelle sortite nazionali. Segno di grande discrezione o di volontà di non evidenziare il suo ruolo di Capo Gabinetto che avrebbe presto abbandonato?
Benché il suo nome ricorresse abitualmente come candidata in pectore alla Segreteria Generale, il fatto che fosse stata nominata Capo Gabinetto solo nel giugno 2015, cioè da meno di un anno, lasciava pensare che avrebbe dovuto attendere ancora un po’. Ma forse l’urgenza di avvicendare il Valensise ha prevalso sui criteri di opportunità anche nei confronti del ministro Gentiloni. D’altronde il potente atout di genere ha convinto Renzi sempre alla ricerca di riconoscimenti per la promozione di donne ai vertici.

La stessa mano pesante è stata adottata recentemente anche nei confronti del Direttore generale per la Promozione del Sistema Paese. Infatti pure l’Ambasciatore Andrea Meloni, 64enne, è stato invitato con metodi convincenti a farsi da parte un anno prima della pensione con la minaccia di metterlo a disposizione per l’ultimo anno di carriera, ciò che gli avrebbe fatto perdere notevoli vantaggi di pensione dorata spettante a chi va a riposo come Direttore Generale. Anche Meloni dunque, fedele yes man di Valensise, ha scontato l’urgenza di lasciare il posto al suo successore, il napoletano Vincenzo De Luca, fortemente sostenuto dal PD avendo ricoperto nel passato funzioni di Consigliere diplomatico dell’allora ministro Bersani.

Questi avvicendamenti non escono dalla normale prassi, anche se è evidente la sottolineatura di una donna come Segretario Generale della Farnesina, per la prima volta nella storia. Quello che risulta chiaro è che, con l’attuale assetto, il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale vedrà l’Ambasciatrice Belloni come guida egemone del dicastero.

A sostituirla come Capo di Gabinetto è stato chiamato Raffaele Trombetta che lascia la sede di Brasilia. Non sarà certo lui a poter limitare o fare da contrappeso ai poteri della Segretaria Generale; tanto più che anche il numero due del Gabinetto, l’efficientissimo gabinettista di numerosi ministri del passato, Ministro Michele Baiano, è stato cooptato dalla stessa Belloni, a partire da giugno prossimo, come Vice Segretario Generale. L’attuale VSG, Antonio Bernardini, è destinato a Brasilia. Tutto dunque lascia presagire un lungo e incontrastato dominio della prima donna Segretaria Generale della Farnesina.

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