Volano gli stracci a via Ciro il Grande

TitoBoeri.jpg--tito_boeriIl rapporto fiduciario tra il presidente dell’Inps e il suo direttore generale si è interrotto.

 

 

ROMA – L’idillio che l’anno scorso aveva portato ai vertici dell’Inps il presidente Tito Boeri e il direttore generale Massimo Cioffi si è rotto definitivamente. E dire che era stato proprio il professore bocconiano a pretendere che al posto di dg fosse nominato un uomo di sua piena fiducia, superando con disinvoltura la mancanza dei requisiti prescritti dalla legge per quell’incarico. Cioffi infatti poteva vantare soltanto l’esperienza di capo del personale dell’Enel, non idonea certo a quanto richiesto dalla legge 88 del 1989 che prescrive che il direttore generale dell’Inps sia scelto tra i dirigenti generali dell’Istituto, ovvero tra esperti delle discipline attinenti ai compiti dell’Istituto stesso.
Ma, si sa, il decisionismo renziano fa premio sui vincoli burocratici e persino sul rispetto della normativa. Così il ministro Poletti potè ratificare senza batter ciglio la nomina di Cioffi, ignorando tutti i dubbi di legittimità espressi dagli stessi organi giuridici dell’Istituto, dalle organizzazioni sindacali, dalle interrogazioni di alcuni parlamentari, dal ricorso al Tar dell’ex direttore generale Mauro Nori.
E allora perché è saltato in così breve tempo il rapporto fiduciario tra il presidente e il direttore generale? All’inizio di quest’anno (per primo ne dà notizia il quotidiano Libero) viene fuori che la Procura di Nocera Inferiore (Salerno) sta indagando su un buco di circa 40 milioni di euro nelle entrate dell’Inps a seguito dell’esodo incentivato di circa 15.000 lavoratori del gruppo Enel tra il 2006 e il 2015 per i quali non sarebbero stati pagati i contributi di fine rapporto e mensilità aggiuntive. E chi gestì quella massiccia operazione? Proprio l’allora capo del personale dell’ente elettrico, Massimo Cioffi.
Il reato ipotizzato è quello di abuso di ufficio. All’Inps scoppia il panico e inizia lo scarica barile delle responsabilità. Viene chiamata in causa la Vigilanza dell’Istituto nella persona del suo direttore Fabio Vitale che non ci sta a fare la parte del capro espiatorio e va direttamente dal pm di Nocera per ricostruire, documenti alla mano, tutta la vicenda e ribadire la corretta condotta della Vigilanza.
Le cose si complicano e il clima interno si arroventa. A settembre dell’anno scorso il direttore generale “firma la sospensione di Vitale per alcune presunte violazioni amministrative” avvenute quando lavorava in Toscana. La sanzione viene ritenuta eccessiva rispetto ad una pratica altre volte tollerata dall’Istituto.
Cioffi nel frattempo ha presentato un piano generale di riordino dell’Istituto. Oltre a varie misure di riorganizzazione, la sostanza della proposta mirerebbe a creare ex novo sei dipartimenti (più quattro di supporto) da cui dipenderebbero per aree di competenze omogenee le 48 direzioni centrali e periferiche. Il piano, presentato come strumento di razionalizzazione ed efficientamento della struttura, secondo i più non fa che allungare la catena di comando dell’Istituto introducendo un elemento di filtro tra il vertice politico e la fascia operativa, ovviamente senza alcun risparmio economico e funzionale.
Ma anche Cioffi a un certo punto è costretto a fare, sia pure temporaneamente, un passo indietro. A metà febbraio di quest’anno infatti il direttore generale si autosospende per un mese dall’incarico per chiarire la propria estraneità ai fatti contestati. Il presidente si affretta a nominare il sostituto che, come da regolamento, dovrebbe essere Antonello Crudo, che però brucia tutti sul tempo e declina l’incarico perché anche lui coinvolto nel tritacarne mediatico della vicenda Enel.
E qui Boeri fa un altro passo falso. Ignorando il disposto del Dpr 639/1970 che prescrive che “in caso di assoluta necessità il presidente può disporre, su proposta del direttore generale, provvedimenti urgenti e indispensabili per ovviare a situazioni di danno….”, nomina direttore vicario Vincenzo Damato, che conserva l’incarico di direttore centrale delle Risorse strumentali. Anche il collegio sindacale solleva diverse eccezioni sulla procedura adottata, priva dell’elemento indispensabile della proposta del dg.
Sistemato il vicariato, Boeri si sente libero di procedere al definitivo consolidamento del suo potere monocratico sull’Inps. Qui però entriamo nel terreno scivoloso delle ipotesi e dei si dice. Secondo fonti solitamente ben informate, il presidente si appresterebbe a varare una determinazione con cui si istituisce una Commissione esterna per vagliare i curricula dei candidati ai posti dirigenziali generali. Farebbero parte della Commissione professori universitari, dirigenti della PA, manager di enti privati ed esperti nella selezione e valutazione del personale. Al termine della fase di valutazione, la Commissione trasmetterebbe al direttore generale una rosa di tre candidati per ogni posto dirigenziale. A sua volta il dg si dovrebbe limitare a girare la proposta al presidente a cui spetterebbe le decisione finale.
Con questa, per ora ipotetica, determina, Boeri avrebbe messo il sigillo definitivo sulla sua concezione monarchica della gestione dell’Istituto. Ma la strada è ancora irta di ostacoli e di possibili sorprese, né il flirt con il governo Renzi, che lo ha sostenuto fin qui senza se e senza ma, sembra più quello di una volta.

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