I mercati storcono il naso sul piano Salini

saliniDopo la presentazione del piano industriale 2016-2019 il titolo crolla in Borsa e poi recupera parzialmente.

 

ROMA – Dopo il tonfo di martedì a Piazza Affari (-13%), ieri il titolo Salini Impregilo ha portato a casa un piccolo rimbalzo (+ 0,69%) e oggi ha aperto a 3,202. Il piano industriale 2016-2019 presentato ieri a Londra ha lasciato qualche perplessità negli investitori soprattutto per quanto riguarda le prospettive ravvicinate del gruppo.

L’outlook 2016 in effetti presenta uno sviluppo di fatturato con ricavi consolidati attesi per circa 6,1 miliardi di euro, in ragione sopratutto delle nuove tempistiche di avvio per i progetti in Italia dell’Alta Velocità, della Verona-Padova e della Milano-Genova, i cui ricavi avranno impulso a partire dal 2017, nonchè della recente ridefinizione dell’importo delle provisional sum contrattuali della Red Line in Qatar. Quest’anno poi saranno consegnate tre tra le principali opere infrastrutturali costruite nel mondo da consorzi di imprese partecipati da Impregilo: il nuovo Canale di Panama, l’impianto idroelettrico di Gibe III e il Centro Culturale della Fondazione Stavros Niarchos che ospiterà il Teatro dell’Opera di Atene.  

Il gruppo prevede di raggiungere i 9 miliardi di euro di ricavi nel 2019 con un margine ebitda del 10% e un portafoglio ordini di 39 miliardi nelle costruzioni. Per l’esercizio in corso però la stima è di 6,1 miliardi di ricavi e di un margine ebitda superiore al 9%, con un indebitamento netto in linea con fine 2015 ma senza considerare l’impatto sul debito dell’acquisizione negli Stati Uniti di Lane.

Sono dati che hanno deluso in qualche misura gli operatori che si aspettavano risultati già quest’anno e nel 1917. Tant’è che l’indebitamento netto di fine anno – che esclude però il finanziamento per l’acquisizione di Lane – sarà sostanzialmente in linea con quello di fine 2015. Di conseguenza il rapporto debito/ebitda, che a fine 2015 era pari a 3,7 volte, è destinato a salire quest’anno per poi portarsi nel range 2-2,5 volte solo nel 2019.

“Abbiamo tagliato le stime sul 2016 per includere il ritardo di alcuni progetti in Italia mentre siamo andati ad alzarle sul 2018”, è il commento di Intermonte che pur confermando la raccomandazione ‘buy’ sul titolo ha abbassato il target price a 5,1 euro da 5,5 euro. “Gli obiettivi 2016 sono inferiori alle nostre stime. La maggior parte della crescita prevista nel piano – è l’analisi di Banca Akros – non è attesa prima del 2018”. La stessa banca però apprezza il focus sugli Stati Uniti del gruppo delle costruzioni (nel 2019 oltre il 30% dei ricavi arriveranno da Oltreoceano) visto il deficit infrastrutturale del Paese e gli ampi piani di investimento nei trasporti già previsti.

Pietro Salini lancia dunque la sfida più impegnativa per la sua Salini Impregilo. Diventare nel 2019 il più grande gruppo industriale italiano privato. Obiettivo: 9 miliardi di euro di fatturato (+50%), per giocarsi il podio con il gigante degli occhiali Luxottica di Leonardo Del Vecchio, che veleggia verso i 10 miliardi. E sfidare alla pari colossi mondiali come gli spagnoli Acs e Sacyr o l’austriaca Strabag o i big asiatici come Samsung.

L’imprenditore romano ha disegnato il futuro del “Campione nazionale” delle costruzioni e nel futuro c’è l’America: gli Stati Uniti da soli peseranno per il 30% del totale del giro d’affari. L’America in realtà è il paese con l’identikit perfetto: grande stabilità, ma anche un gran bisogno di infrastrutture nei prossimi anni. Si calcola che saranno necessarie opere per circa 1000 miliardi di dollari, indipendentemente da chi sarà il nuovo inquilino della Casa Bianca: Hillary Clinton o Donald Trump.

Più che di giro d’affari, però, i grandi contractor mondiali vivono di commesse: è sul portafoglio ordini che si misurano i big. E da questo punto di vista Salini Impregilo punta a sfiorare i 40 miliardi (39 miliardi e nelle sole costruzioni). Ieri sono stati annunciati 4 miliardi di nuove opere vinte, di cui la più grande è in Etiopia, una diga da 2,5 miliardi (vinta senza consorzi, unica azienda al mondo capace di farlo), più una ferrovia in Australia da 630 milioni e una metropolitana da 1,2 miliardi nella conurbazione Washington.

E’ stato chiesto se in questo quadro di una Salini Impregilo sempre più globale, l’Italia diventerà marginale? “No – ha risposto Paolo Salini – Anzi, in Italia e in Europa raddoppieremo la presenza. Nella sola Italia vogliamo passare dai 4500 occupati attuali a 8mila addetti. Certo, il nostro rimane un paese molto complesso. Noi abbiamo avuto 800 milioni di minori ricavi nel 2015, ritardati per colpa della burocrazia sulla Alta Velocità ferroviaria e sulla Milano Genova e Padova Mestre. Siamo fiduciosi nel nuovo codice degli appalti”.

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