Malagò-Barelli: sette anni di scontri

Malago_BarelliLo scontro inizia ai Mondiali di nuoto del 2009 e prosegue ininterrottamente da allora

 

 

ROMA – Dal 2009 è in atto uno scontro ai vertici dello sport che sembra non avere più tregua. I due protagonisti sono Giovanni Malagò, presidente Coni dal 2013 e ancora per poco presidente del CC Aniene, e Paolo Barelli, presidente di lungo corso della Federnuoto, ex senatore di Forza Italia, attualmente anche presidente della Len (Lega Europea Nuoto) e vice presidente della Fina (Federazione internazionale di nuoto).

Due dirigenti sportivi di lungo corso, vincenti, capaci  (i risultati lo dimostrano) che non si digeriscono proprio. Sono stati per quattro anni, dal 2005 al 2009, fianco a fianco: Malagò presidente dei Mondiali di nuoto Roma09, Barelli vice presidente. Quei quattro anni sono stati fatali per i rapporti tra i due.

Cosa sarà successo lo sanno solo loro. Fatto sta che già allora hanno iniziato a darsele di santa ragione sui media. E dopo è andata anche peggio. Alle elezioni Coni del 2013 Barelli si è schierato apertamente con Raffaele Pagnozzi, avversario di Malagò, che le ha perse. Ma Barelli è riuscito ugualmente ad entrare in Giunta Coni. Una spina nel fianco per Malagò.

Lo scontro si è acceso ancora di più arrivando fino alle aule dei tribunali, sportivi e civili. Lo scorso anno il segretario generale del Coni Fabbricini aveva presentato un esposto in Procura nel quale segnalava che “nel corso di attività di controllo sulla Fin era emerso che alcuni costi erano stati sostenuti attraverso i contributi statali percepiti tra il 2005 e il 2008, ma erano stati imputati dalla Fin a Coni Servizi”. La Procura ha aperto un’indagine per truffa, poi archiviata dalla Cassazione, ma passata di nuovo nelle mani del pm con altre ipotesi di reato, falso e malversazione.

Barelli come ha reagito? Ha denunciato Fabbricini per calunnia. Meno di un mese fa però il gip ha archiviato la denuncia perché la calunnia non sussiste. E ha anche chiesto la squalifica di due anni per Malagò (in qualità di presidente del CC Aniene) per frasi lesive pronunciate in Giunta Coni contro la Federnuoto, ma dopo due gradi di giudizio della giustizia sportiva del nuoto (che lo avevano squalificato) il collegio di garanzia del Coni (in sostanza la cassazione della giustizia sportiva) ha annullato la squalifica.

Tutto finito? Nemmeno per sogno. Ora la Federnuoto è ricorsa al Tar del Lazio contro questa sentenza. E ieri, nell’ultima seduta di Giunta Coni, sono scoppiate le bombe. Malagò in sostanza ha ricordato al presidente Fin e ai membri come il collegio di garanzia sia l’ultimo grado dell’ordinamento sportivo e che le carte dello statuto parlano chiaro, ossia in caso di controversie giudiziarie contro il Coni un presidente di Federazione decade dalla carica. Quindi ha invitato il numero uno del nuoto a ritirare il ricorso.

Barelli, dal canto suo, dopo aver replicato che il ricorso è partito dalla Fin e non da lui (nel qual caso dovrebbero decadere tutti i consiglieri?), ha detto che la federazione è stata attaccata dal proprio padre, il Coni, quindi si doveva reagire. Ora il 14 giugno sarà il D-day. Quel giorno è stata convocata la Giunta Coni. Una data scelta appositamente in quanto lo stesso giorno uscirà la sentenza del Tar.

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