La banda larga è fondamentale ma non seria

bandalargaPer l’acquisto di Metroweb Enel e Telecom Italia: il governo indeciso e una diecina di milioni dividono le offerte.

 

 

ROMA – 7 aprile 2016, attenti alle date, Renzi in conferenza stampa annuncia trionfalmente: “Qui abbiamo i sindaci che rappresentano i territori che per primi usufruiranno di un progetto che Enel insieme ad alcune importanti aziende private andranno a realizzare in 224 città. Il tema è banda larga ovunque”. Poi posta su Facebook: “Oggi insieme ai sindaci di cinque comuni (Perugia, Cagliari, Venezia, Bari, Catania) abbiamo presentato il progetto Banda Ultra Larga di Enel”.

E’ un’investitura vera e propria quella che il premier ha pronunciato pubblicamente, cogliendo tutti di sorpresa, come piace a lui. A viale Regina Margherita si stappano le bottiglie di champagne per una vittoria annunciata (incautamente) prima ancora dell’inizio della partita. A Telecom, passata l’irritazione, il vertice dell’azienda è convocato in seduta permanente per preparare le contromosse.

In realtà la partita Enel-Telecom si gioca intorno a Metroweb, oggetto del desiderio, di proprietà dei due fondi di investimento per le infrastrutture F2i (53,8%) e Fsi, il Fondo strategico italiano della Cassa depositi e prestiti (46,2%), che ha già realizzato a Milano tutti i servizi di internet a banda ultra larga.

Ma ad un mese di distanza dalla sortita renziana, esattamente il 9 maggio scorso, arriva sul tavolo dei due fondi di investimento l’offerta di acquisto firmata Telecom Italia, che prevede due opzioni: la prima è l’acquisto cash del 100% di Metroweb per un corrispettivo di 820 milioni di euro; la seconda che Telecom acquisti in un primo momento soltanto il 67% della società, lasciando alla Cassa Depositi e Prestiti il 33%, che sarebbe poi acquisito a investimenti ultimati.

Enel a quel punto si affretta a presentare la propria offerta per Metroweb che valuta 806 milioni, 14,7 volte l’Ebitda. E’ il 19 maggio. Il governo è spiazzato e tocca al sottosegretario allo Sviluppo economico Antonello Giacomelli ristabilire una corretta neutralità:“La competizione è sicuramente un fattore che porta valore aggiunto a cittadini, utenti e sistema, ma è importante che ci sia sempre il rispetto dell’interesse generale del Paese che viene prima degli interessi particolari. Credo che l’obiettivo di CDP e del fondo F2i sia trovare il modo di valorizzare al massimo le potenzialità della società”.

Ma il 25 maggio, a una settimana di distanza, scoppia un’altra notizia bomba: “Cassa depositi e prestiti sceglie Enel e taglia fuori Telecom dalla sfida per aggiudicarsi la controllata Metroweb”. Ma come, l’offerta della compagnia telefonica era più alta: 820 milioni di euro, contro gli 806 del gruppo elettrico guidato da Francesco Starace! Filtrano motivazioni ufficiose poco convincenti: Cdp avrebbe scelto Enel ragionando in un’ottica definita “più strutturale”.

Telecom non nasconde il proprio disappunto e fa notare, sempre in via ufficiosa, che è stata presa una decisione senza neppure compiere la dovuta due diligence. Si tratta evidentemente di una scelta politica. Il neo amministratore delegato Flavio Cattaneo non intende però farsi trascinare in un gioco al rialzo e dichiara agli analisti che l’operazione sarà perseguita solo al giusto prezzo. Sottobanco però sembra che il presidente Recchi abbia lasciato intendere che Telecom sarebbe disposta anche ad ‘accontentarsi’ di una quota del 51% di Metroweb ed eventualmente “ad aprire l’assetto proprietario di società strategiche”, come Telecom Italia Sparkle.

Niente da fare nemmeno così. Si dà per scontata la soluzione Enel, sponsorizzata dal consigliere di amministrazione del gruppo elettrico, Alberto Bianchi, illustre avvocato fiorentino in quota Renzi. Tutta l’attenzione si concentra di conseguenza soltanto sul consiglio di amministrazione di F2i, l’altro proprietario di Metroweb. Nel consiglio del fondo che dovrebbe dire l’ultima parola sulla vendita di Metroweb ci sono tre membri designati dalla Cdp, tre espressione di Intesa e Unicredit, cinque membri nominati dalle fondazioni bancarie e tre dalle casse di previdenza e rappresentanti dei fondi internazionali. Con questa governance la decisione del cda è tutt’altro che scontata.

Mentre si pensa comunque che rimanga solo da mettere a punto gli strumenti tecnici e commerciali dell’acquisto dell’Enel, scoppia l’ennesimo colpo di scena. Il consiglio di amministrazione della Cassa depositi e prestiti, riunito il 25 maggio, fa sapere che le trattative per Metroweb sono ancora in corso e che non c’è stato alcun atto ufficiale del cda che scelga o escluda una delle due proposte in via definitiva.

“Le indiscrezioni secondo cui Telecom Italia sarebbe ormai fuori dai giochi – si fa sapere da Cdp – sarebbero nate da un documento di valutazione a uso interno che, male interpretato, ha dato avvio a un tam tam mediatico da cui però la Cdp si tira fuori, non ritenendo corretto prendere posizione a trattative ancora in corso”. Anche perché il socio di maggioranza di Metroweb, il Fondo F2i, deve ancora esprimersi sulle due offerte, così come dovrà farlo anche Fastweb, che controlla il 10,6% di Metroweb Milano e ha potere di veto sulle modifiche dell’azionariato fino al 2017.

Alla luce di quanto accaduto in poco più di un mese, si potrebbe concludere, parafrasando Ennio Flaiano, che il problema della banda larga, strategico per il nostro Paese, è grave ma non è serio, assomiglia tanto alla sceneggiatura di una puntata di Scherzi a parte.

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