Le spade di Damocle sulla testa della Cciaa

camera_di_commercio_sliderDopo il taglio dei contributi, il riordino dell’intero sistema camerale. Impietoso taglio delle funzioni e dei servizi.

 

ROMA – Il mondo camerale laziale non vive una stagione tranquilla. A far perdere il sonno a Lorenzo Tagliavanti & C. è la somma di alcune scadenze prossime venture che potrebbero cambiare radicalmente i connotati istituzionale del sistema.

Sul piano generale infatti il Consiglio dei Ministri si appresta a varare nei prossimi giorni il decreto legislativo di attuazione della legge Madia sul “riordino del sistema delle Camere di Commercio”. Più che di riordino, qualcuno parla di smantellamento. Certo è che il taglio delle funzioni e dei servizi sarà impietoso. Finanziamenti alle imprese, sostegni all’internazionalizzazione, confidi, servizi di conciliazione e camere arbitrali, marchi e brevetti, corsi di formazione, se l’iter amministrativo non cambia, rischiano davvero il tracollo.

A questa spada di Damocle che pende sulla testa del sistema camerale, Roma come sempre ci aggiunge del suo. E’ nota infatti la sentenza del Tar che nell’aprile scorso dichiarò la nullità della elezione di Lorenzo Tagliavanti a presidente della Camera di commercio. In base alla legge Severino infatti, avendo egli presieduto una società partecipata dalla Cciaa (la Investimenti SpA) non poteva essere eletto alla guida della holding.

Il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta di sospensiva avanzata dalla Camera di Commercio rimettendo Tagliavanti sulla poltrona di Presidente della Cciaa di Roma “in ragione del rilevante e non riparabile pregiudizio funzionale e istituzionale derivante dall’annullamento della nomina dell’organo di vertice dell’ente”.

Quello che tuttavia è sfuggito ai più è che nella stessa posizione conflittuale del presidente si trovano più o meno tutti gli altri membri di Giunta e del Consiglio della Camera, presidenti, amministratori delegati, consiglieri di amministrazione, sindaci di società partecipate. Se quindi, quando si andrà a discutere nel merito della questione, il Consiglio di Stato dovesse confermare la norma capestro della Severino, sarebbe un terremoto. E con il “Sansone” di via de’ Burrò cadrebbero anche tutti i “filistei”.

Si capisce bene dunque perché non solo i diretti interessati attendono con tanta ansia e trepidazione la data del prossimo 19 luglio quando il Consiglio di Stato tornerà a riunirsi per affrontare e decidere sul problema. Quella di Damocle al confronto sembra una minaccia burlesca.

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