I “mattoncini” olimpici

TorVergataSLIDER5,3 miliardi circa per le infrastrutture dedicate alle Olimpiadi, tra investimenti pubblici e privati.

ROMA – Non c’è ancora la cifra del budget complessivo per costruire o migliorare gli impianti necessari ai  giochi olimpici , ma le stime del Comitato organizzatore parlano di 5,3 miliardi, di cui 3,2 dovrebbero venire dal Cio e dagli sponsor e il resto dalle entrate collaterali (biglietteria, merchandising……) e dai contributi pubblici. Quello che segue è il quadro riassuntivo delle principali opere da realizzare nelle quattro zone top, i cosiddetti cluster: Centro Storico, Foro Italico, Tor Vergata, Eur-Fiera di Roma. (con i relativi beneficiari).

Il cuore delle Olimpiadi romane sarà l’area di Tor Vergata, regno incontrastato della Vianini Lavori di Francesco Gaetano Caltagirone. Qui sorgerà il Villaggio Olimpico da 17 mila posti letto che, una volta terminati i giochi, si trasformerà in un nuovo quartiere con abitazioni per gli studenti, ampliamento del polo ospedaliero e sopratutto “social housing”, milioni di metri cubi di nuove case. Sempre a Tor Vergata, se ci saranno le Olimpiadi, sarà completato il progetto delle Vele dell’architetto Santiago Calatrava. Già costato 200 milioni, doveva essere pronto per i Mondiali di nuoto del 2009. Ce ne vorranno altri 400 per finirlo.

Altra piaga aperta è la Nuova Fiera di Roma di proprietà della società Investimenti spa (58 per cento Camera di Commercio, 21 Comune di Roma, 9 Regione Lazio), realizzata nel 2004 dall’impresa Lamaro dei costruttori Toti, per 335 milioni di euro. Oggi è sull’orlo del fallimento.

L’unica speranza di salvarla è legata proprio alle Olimpiadi. Vi si svolgerebbero infatti numerose discipline, come scherma, badminton, taekwondo, judo, lotta, tennistavolo, sollevamento pesi e pugilato, ma soprattutto in un’area limitrofa è previsto un massiccio intervento di costruzione del parco naturalistico e del bacino remiero, in cui si dovrebbero svolgere le gare di canottaggio.

Pochi investimenti da fare invece al Foro Italico che ospiterà le principali discipline olimpiche: atletica allo stadio Olimpico e nuoto, tuffi, pallanuoto e sincronizzato nello stadio del nuoto. Così come nel centro storico dove si svolgerà la maratona, con arrivo ai Fori Imperiali, come nel 1960. Al Circo Massimo sarà di scena il beach volley, mentre Piazza di Siena ospiterà le gare di salto ostacoli e dressage e l’ippodromo di Tor di Quinto il tiro a segno e il tiro a volo. Nella candidatura è inserito anche il recupero dello stadio Flaminio, indicato per le gare di rugby a 7 e il pentathlon moderno, mentre al Palazzetto dello sport di viale Tiziano si svolgeranno le fasi preliminari della pallavolo.

A Saxa Rubra è prevista la costruzione del Centro stampa, mentre pallavolo e ginnastica ritmica si svolgeranno all’Eur nel PalaLottomatica. All’esterno del Grande raccordo anulare rimangono i Pratoni del Vivaro per le gare di equitazione e il Marco Simone di Guidonia per il golf, lo stesso che ospiterà la Ryder Cup nel 2022.

Ma il vero business olimpico, non conteggiato nei costi della candidatura, è il “Planned Transport Infrastructure”, che suscita la brama di tutti i grandi costruttori. E infatti Malagò si è affrettato a dire che “la mobilità non è di competenza del comitato olimpico ma dell’amministrazione cittadina e del Governo”. I 5,3 miliardi di euro, riguardano “esclusivamente gli elementi necessari alla presentazione della candidatura”, i trasporti quindi sono extra.

E in effetti la torta dei trasporti potrebbe diventare gigantesca. A cominciare ancora una volta da Tor Vergata. Infatti l’area dove sorgerà il Villaggio olimpico non è collegata con mezzi pubblici su ferro, gli unici a garantire portata e tempi di percorrenza all’altezza dell’evento. Idem per la vicina Università e l’ospedale. L’unica soluzione possibile appare il prolungamento della metro C fino a Tor Vergata (oggi arriva solo a Torre Angela). Sono circa 3 chilometri e mezzo (da valutare se in superficie o sottoterra) da finanziare con soldi pubblici.

Viene rispolverato anche il progetto della metro leggera Anagnina – Romanina – Torre Angela. 6 chilometri e mezzo che dovrebbero essere realizzati tra il 2018 e il 2022 per un costo (fonte sito di Roma Metropolitane) di 380 milioni di euro. Alla voce “source of financing” si legge “joint”, che significa finanziamento misto pubblico-privato. In questo caso il privato è il costruttore romano Sergio Scarpellini. Su 92 ettari di sua proprietà, non molto distanti da Tor Vergata, il Piano regolatore di Roma prevede la possibilità di costruire una “centralità” da 129 mila metri cubi, che Alemanno tentò, invano, di moltiplicare per 16.

Poi, sempre in tema di trasporti, ci sarebbero i circa 6 chilometri della tramvia della Musica, 45 milioni per collegare Prati ai Parioli; la chiusura dell’anello ferroviario; il Ponte dei Congressi, unica opera già finanziata; mentre per la Nuova Fiera di Roma si punta sulla ferrovia Fl1 Roma-Aeroporto di Fiumicino da prolungare eventualmente fino a Fara Sabina/Orte.

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