L’iper attivismo del ministro Calenda

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Si è calato nei panni decisionisti e manageriali che gli sono stati tagliati addosso dai media e dal suo curriculum.

 

ROMA – Rientrato al ministero dello Sviluppo economico dopo la fulminea parentesi a Bruxelles, Carlo Calenda si è immediatamente calato nei panni decisionisti e manageriali che gli sono stati tagliati addosso dai media e dal suo stesso curriculum.

 

Innanzitutto si è dovuto occupare delle “cose di casa” perché mentre lui entrava nel palazzo di via Veneto, da un’altra porta uscivano i tre più stretti collaboratori dell’ex ministra Guidi: il capo di gabinetto Vito Cozzoli, il capo dell’ufficio legislativo Giulio Veltri e il consigliere diplomatico Mario Cospito. L’unico finora sostituito è il primo, a cui è succeduto da qualche giorno Giovanni Orsini, attuale vicesegretario generale del Senato. Mancati rinnovi degli incarichi o porte sbattute? I più informati all’interno del ministero giurano sulla seconda ipotesi.

Restando ancora nello staff del palazzo, cresce il ruolo di Andrea Napoletano che, dopo essersi occupato di Ice e di Simest, va ad assumere l’incarico di capo della segreteria tecnica del ministro. Cambia stanza invece Carlo Stagnaro: fino a ieri alla segreteria tecnica, va a fare il capo della segreteria di Calenda. Stesso piglio decisionista anche per le nomine esterne.

Primo blitz all’Istituto commercio estero. Su sua proposta infatti il Consiglio dei ministri ha nominato i nuovi componenti del consiglio di amministrazione dell’Ice. Sono Giuseppe Mazzarella, Niccolò Ricci, Michele Scannavini, Luigi Pio Scordamaglia e Licia Mattioli. Sulla scelta del presidente Calenda è stato irremovibile: deve essere assolutamente Scannavini che ha lavorato con lui prima alla Ferrari di Montezemolo e poi nella fondazione montezemoliana Italia Futura, dove lo stesso Calenda era direttore generale. Anche in questo caso il neo ministro ha voluto segnare la discontinuità rispetto al passato “guidiano”. A quel posto infatti per settimane era stata data per scontata la nomina di Marco Simoni, l’economista dello staff di Palazzo Chigi.

Tramontata la prospettiva Ice, secondo alcuni ora sarebbe dirottato alla presidenza della Sace. Due motivi tuttavia fanno dubitare dell’indiscrezione: uno è il temperamento di Simoni che non si sente uomo per tutte le stagioni, e l’altro è la concorrenza di altri candidati, primo fra tutti quel Beniamino Quintieri, preside della facoltà di Economia a Tor Vergata e già presidente dell’Ice dal 2001 al 2005.

Secondo le stesse fonti cambierebbe anche l’amministratore delegato della Sace Alessandro Castellano che per ironia, dopo aver finalmente aggiunto anche il credito alle imprese alla tradizionale assicurazione all’export, sarebbe ripagato con il ben servito a favore di un bancario (si mormora di un tal Alessandro Decio di Ing Italia).

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