Effetto Raggi: Acea crolla in Borsa

alberto-iraceSe la neo sindaca dovessere attuare il cambiamento, dovrebbe innanzitutto sborsare 1,3 milioni per la liquidazione di Irace. 

ROMA – L’elezione di Virginia Raggi al Campidoglio ha penalizzato stamattina il titolo Acea in Borsa. Le azioni della controllata dal Comune hanno infatti ceduto il 4,70%, in un mercato peraltro euforico per l’allontanarsi del rischio Brexit. Gli investitori guardano alle promesse elettorali dell’esponente dei 5Stelle, la quale in campagna elettorale aveva annunciato a sorpresa il cambio dei vertici di Acea. A questo elemento di forte significato politico, si aggiunge un fattore tecnico che vede proprio oggi lo stacco della cedola del titolo Acea, che andrà in pagamento il 22 giugno, pari a 05,0 euro per ogni azione ordinaria.

Ma – cosa che forse è sfuggita alla Raggi – cambiare in corsa i vertici di Acea costa molto caro. Se infatti la neo sindaca dovesse mettere in atto i suoi propositi di cambiamento dell’assetto di governo della società di cui il Comune ha il 51%, dovrebbe per prima cosa sganciare 1,3 milioni di euro per la sola liquidazione dell’amministratore delegato, Alberto Irace.
Qualche azionista di Acea potrebbe in quel caso consigliare alla rappresentante del M5s che forse sarebbe meglio attendere la naturale scadenza dell’attuale consiglio di amministrazione, prevista a marzo del prossimo anno quando l’assemblea approverà il bilancio 2016.

Tutti i precedenti tentativi di dare un taglio alle indennità degli ex vertici hanno avuto scarsi risultati, come ricordava giorni fa il Fatto Quotidiano. Lo dimostra il fatto che recentemente il tribunale del lavoro di Roma ha dato ragione all’ex presidente Giancarlo Cremonesi, cacciato dall’ex sindaco Marino prima della fine del mandato, condannando l’Acea a pagargli 840mila euro per i compensi non percepiti e le spese legali.

Non va dimenticato inoltre che Alberto Irace, classe 1967, è un manager di area Pd voluto da Ignazio Marino e Matteo Renzi. Partito come vice sindaco di Castellammare di Stabia in quota Pds, nel ’98 viene nominato presidente e amministratore dell’Ente d’ambito sarnese vesuviano, un consorzio 76 comuni campani per la tutela idrica del territorio.
Il salto vero però lo fa quando assume l’incarico di consigliere dell’Acquedotto del Fiora e presidente di Acque blu fiorentine srl, azienda socia al 40% della toscana Publiacqua e controllata da Acea, Mps, Ondeo Italia (Suez) e la Vianini Lavori del costruttore Francesco Gaetano Caltagirone. Vive in diretta l’ascesa al potere di Renzi, mentre ottiene la fiducia dei soci privati di Acea. Così, quando a Roma l’ex sindaco Ignazio Marino decide di sostituire il manager voluto da Gianni Alemanno, Paolo Gallo, Irace è subito in pole position. Il suo nome è del resto gradito anche ai soci privati. Così nell’estate 2014 arriva la prestigiosa poltrona ai vertici di Acea.

In azienda, Irace si fa notare per l’ingaggio del guru della comunicazione statunitense, John O.Kotter, già consulente del presidente Obama e ispiratore del messaggio di rottamazione renziano. Kotter arriva in Acea a costi astronomici (2,5 milioni di euro secondo il Giornale, circa 300mila euro mensili). Obiettivo: spiegare ai dipendenti la necessità del cambiamento attraverso la metafora dei pinguini al polo che affrontano lo scongelamento dei ghiacciai. Le domande che circolano di frequente nei corridoi dell’azienda sono: “Che pinguino sei? Ti salverai dalla metamorfosi che cambierà l’Acea?”. Oggi fra i dipendenti Acea sono in molto a chiedersi cosa risponderebbero Irace e lo stesso Renzi, ammesso e con concesso che ci sia ancora Irace al vertice dell’azienda, dopo il cambio della guardia in Campidoglio.

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