I Caschi Blu della cultura

Palmira-siria-prima-dopoGli orrori e le devastazioni archeologiche sui beni dell’umanità hanno fatto il giro del mondo.

ROMA – Si è tornati a parlare, dopo anni di oblio, di diplomazia della cultura, di salvataggi di opere d’arte, di recupero di beni artistici trafugati. Che questo sia avvenuto sotto la spinta di guerre e rivoluzioni, o sotto lo shock emotivo delle distruzioni di Palmira o di Mosul, è tutto sommato secondario. Così come il giro d’affari enorme del traffico e della criminalità legata al mondo dell’arte e della cultura, pari a 6,5 miliardi l’anno, secondo per valore soltanto al traffico di armi e di droga, 400 milioni di euro negli ultimi due anni solo per l’Italia. L’importante è che a livello internazionale ci si è resi finalmente conto della centralità del problema e della necessità di dotarsi di appositi strumenti tecnici e risorse finanziarie per affrontare e contenere gli effetti di una devastazione senza precedenti. Ed ora il tema esce dal limbo delle esercitazioni accademiche e assume precisi contorni politici e operativi.

In questo – lo si può ben dire – l’Italia vanta un primato assoluto non solo per aver posto per prima l’esigenza di una task force internazionale dedicata, ma per essere stata la prima nazione a costituire un corpo specializzato nella difesa dei beni storici, artistici e archeologici. Il comando dei Carabinieri a tutela del patrimonio culturale ha infatti le sue origini nel maggio del 1969.
“Tutto questo – ha ricordato in un recente articolo il ministro Franceschini – ha legittimato l’Italia nel prendere la guida di un percorso mirato alla costituzione dei Caschi blu della cultura”. La discussione sui mezzi più opportuni per difendere i monumenti e le aree archeologiche nelle zone di conflitto è stata al centro del vertice dei ministri della Cultura all’Expo l’estate scorsa, dove le rappresentanze di 83 Paesi hanno sottoscritto la Dichiarazione di Milano con una ferma condanna della violenza contro il patrimonio culturale. A novembre poi l’Unesco ha approvato una risoluzione di importanza storica che impegna i singoli Stati a costituire delle task force di intervento nazionale per la tutela del patrimonio e sollecita ad affrontare in sede di Nazioni Unite il tema di una componente culturale all’interno delle missioni internazionali.

«A Nation stays alive when its Culture stays alive»: una nazione è viva quando è viva la sua cultura. E’ questo lo slogan dei Caschi Blu della Cultura, ovvero Unite For Heritage, la formazione internazionale di ispirazione italiana nata sotto l’egida dell’Unesco, in via di costituzione. La task force italiana è già pronta: circa trenta carabinieri specializzati e altri trenta tra storici dell’arte, studiosi, restauratori dell’Istituto Centrale del Restauro e dell’Opificio delle Pietre Due di Firenze.
In riconoscimento del ruolo e dell’esperienza maturata dall’Italia in questo campo, alla Conferenza generale di Parigi, è stato sottoscritto un accordo per costituire a Torino un centro Unesco di secondo livello per la formazione internazionale dei Caschi blu della cultura. Gli attestati e le medaglie non ci devono però indurre ad abbassare la guardia e a dimenticare – come ammonisce Francesco Rutelli, in veste di past president dell’Icd  (Institut for Cultural Diplomacy) – la lunga stagione in cui le politiche per la cultura sono state considerate accessorie e purtroppo esiste ancora una vasta sottovalutazione del valore dell’impatto che le politiche per la cultura possono avere anche sull’economia reale”.

Potrebbero interessarti anche