L’Eni si rimangia la vendita di Versalis

eni_versalis_sliderMancato accordo con il fondo Usa SK Capital. La soddisfazione dei sindacati.

ROMA – Forse perché pressato dai lavoratori del gruppo, forse per l’indignazione politica e popolare per la vendita del ramo chimico dell’azienda ad un fantomatico fondo d’investimento americano, sta di fatto che l’Eni aveva posto delle condizioni capestro per la firma del contratto. Mantenimento in servizio dei 4.300 addetti come minimo per tre anni; conservazione del perimetro produttivo per cinque anni; investimenti per 1,2 miliardi per portare a compimento il processo di riconversione verso la chimica verde e i prodotti ad alto valore aggiunto; un patto sull’azionariato che assicurasse al futuro socio di minoranza il potere di controllo sul gruppo.

Alla luce di queste condizioni di vendita, obiettivamente eccezionali, non sorprende la notizia di poche ore fa che la trattativa tra Eni e SK Capital è saltata definitivamente. L’ad dell’Eni, Claudio Descalzi, attribuisce la decisione alla mancata intesa sulla governance della società e sulla politica industriale che il fondo statunitense avrebbe intrapreso per Versalis. Qualcun altro sospetta che, trovatosi in un cul de sac, Descalzi abbia alzato il prezzo del negoziato per arrivare ad conclusione consensuale.

Quali che siano le motivazioni, il “ritiro” dell’Eni viene giudicato un segnale importante, che rappresenta l’intenzione di non svendere questa realtà industriale ma di valorizzarla, proseguendo sulla strada degli investimenti per rendere Versalis di nuovo protagonista della chimica italiana sostenibile e completare il ciclo della sua trasformazione nell’ambito della chimica verde. In una nota la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan,  esulta per la decisione: “E’ un successo che è stato possibile grazie alla straordinaria mobilitazione dei lavoratori ed ad una efficace mediazione del sindacato con la politica, impedendo una operazione finanziaria che sarebbe stata disastrosa per il futuro del settore chimico e dell’industria nel nostro Paese”.

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