Eni scivola dopo lo stop alla vendita di Versalis

eniarchivio02Il titolo cede l’1,19%. L’uscita dalla chimica rappresentava uno dei punti qualificanti della nuova strategia.

ROMA – E’ la solita dicotomia imposta dal primato della finanza che spacca in due le imprese: da una parte i dipendenti, i manager, gli stessi cittadini, portatori di interessi patrimoniali di medio lungo termine; dall’altra gli azionisti, e i fondi d’investimento in particolare, interessati solo al conto economico, alla redditività esasperata.

Eni scivola in borsa dopo lo stop alla trattativa con SK Capital per la cessione di una quota di maggioranza di  Versalis . Il titolo cede l’1,19% a 14,17 euro. “La notizia – commentano gli analisti dell’Istituto centrale delle Banche Popolari (Icbpi) – è negativa in quanto l’uscita dalla chimica rappresentava uno dei punti qualificanti della nuova strategia del gruppo. Ora non è chiaro se Eni modificherà la propria strategia rilanciando gli investimenti su Versalis o andrà alla ricerca di un nuovo compratore. L’incertezza, comunque, non farà bene al titolo, anche se l’incidenza di Versalis sulla capitalizzazione di mercato di Eni è molto limitata (circa il 3%)”. L’idea al momento è comunque quella di procedere stand alone mantenendo l’equilibrio operativo.

Per Equita Sim “la notizia ha risvolti moderatamente negativi per il titolo. Versalis avrebbe bisogno circa 1,2-1,5 miliardi di investimenti sul’orizzonte di piano”, commentano gli analisti, secondo cui “lo sbilancio di cassa sul nuovo piano 2017-2020 potrebbe essere di 0,5-1 miliardo, che il mercato potrebbe sottrarre alla valutazione di Eni Versalis senza l’ipotesi di cessione. Finora “l’ad di Eni, Claudio Descalzi, era riuscito a portare avanti un programma ambizioso di focalizzazione sul core business, che riteniamo possa proseguire con la vendita del retail Gas&Power”, conclude Equita, che su Eni conferma la raccomandazione buy con prezzo obiettivo a 15,5 euro.

Per Banca Akros (rating buy, prezzo obiettivo a 18 euro), pur se l’incasso dalla cessione della divisione chimica non sarebbe stato consistente per Eni, si tratta di una “notizia negativa, dal momento che rappresenta un passo indietro nella strategia delle cessioni (7 miliardi nel 2016-2019)”. Per Akros, comunque, “l’attenzione degli investitori dovrebbe rimanere focalizzata sui farm-down, che dovrebbero generare la maggior parte degli incassi dal piano di cessioni”.

Sul versante opposto i dipendenti del gruppo festeggiano lo scampato pericolo “di provocare un ‘corto circuito’ per l’occupazione, l’innovazione, la ricerca nei siti e nei territori in cui oggi esiste una presenza industriale di Eni in Italia, a cominciare proprio dalla transizione verso la chimica verde.

“Versalis infatti – prosegue la nota congiunta dei sindacati di categoria – non è una qualsiasi società che si occupa di chimica, ma rappresenta l’insieme della chimica di base italiana: in una parola, l’infrastruttura che rifornisce il paese di prodotti che servono alla trasformazione delle gomme e delle plastiche, al pari della siderurgia, dell’alluminio e telecomunicazioni, un comparto fondamentale di un paese che vuole continuare a considerarsi industriale”.

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