The day after Brexit

brexitbandiere5930Apertura dei mercati in leggero rialzo. Oggi pomeriggio il summit plenario su sicurezza, immigrazione ed economia.

ROMA – La grande paura aleggiava sui mercati finanziari in attesa dell’apertura di stamattina. Gli operatori hanno invece tirato un bel respiro di sollievo già all’alba dopo le prime notizie che arrivavano dalle borse asiatiche. In chiusura Tokyo ha guadagnato il 2,39% e Shanghai l’1,45.

A seguire anche tutti gli altri indici europei hanno segnato quanto meno un’inversione di tendenza rispetto al venerdì nero della scorsa settimana. Piazza Affari segna in apertura un modesto ma tranquillizzante +0,12%. Parigi e Francoforte in leggero ribasso, mentre la Borsa di Madrid fa un balzo del 2,5%, dopo il rafforzamento del partito Popolare alle elezioni politiche,

Occorrono dunque nervi molto saldi durante turbolenze così pesanti come quelle scatenate dall’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. E invece, almeno nell’immediato, i nervi a Bruxelles e nelle cancellerie europee non appaiono così saldi. Si va dai catastrofisti che vedono nella Brexit il preludio della fine dell’Europa unita, ai profeti di giornata che sfornano ricette salvifiche per conservare l’Unione.

Angela Merkel, François Hollande e Matteo Renzi, insieme al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, si riuniscono a Berlino in queste ore per concordare una linea comune da portare al summit dei capi di Stato del 28 e 29 giugno. Qualcuno parla di un ipotetico documento franco-tedesco concordato a caldo tra i due ministri degli esteri per allentare i vincoli associativi dell’Unione, consentendo, a chi tra i Ventisette non ci sta, di non aderire ad un processo di integrazione più stretta che invece altri considerano indispensabile.

È il momento delle proposte a gogò. C’è invece da augurarsi che la sberla data dagli inglesi all’Ue possa servire almeno a riportare la politica al tavolo di Bruxelles e ad affrontare di petto i veri problemi che hanno innescato la crisi, di cui la Brexit va considerata solo il termometro. “La politica ha delegato tutto al mercato – dice Anthony Giddens, l’ideatore della ‘terza via’ blairiana – e la gente ha difficoltà a ritrovarsi in una società dove le decisioni vengono prese da entità semi astratte che non rispondono a nessuno, come le grandi banche e i fondi di investimento”.

Sicurezza, immigrazione ed economia tornano così al centro del confronto tra i Ventisette. Sul primo punto le chiacchiere che si son fatte finora stanno a zero. Gli appelli, le raccomandazioni per uno scambio di informazioni tra gli apparati di intelligence nazionali, sicuramente utili, non hanno prodotto alcun effetto. O si passa concretamente a forme più avanzate di integrazione, anche militare, tra gli Stati membri, o il problema della sicurezza interna ed esterna dell’Unione non farà passi avanti.

Il tema più caldo, quello dell’immigrazione, che infiamma la protesta, ingrassa le formazioni cosidette populiste e ha fatto da detonatore alla Brexit, va preso finalmente per le corna. Sul tavolo c’è il “Migration Compact” di aiuti ai paesi africani, proposto dall’Italia. C’è anche “Schengen 2” di marca francese per rendere definitivi i controlli europei alle frontiere esterne, non solo in casi di emergenze. C’è Frontex che finora è la grande incompiuta.

Sono pannicelli caldi? No, ma si tratta comunque di misure parziali, o dagli effetti differiti in un periodo di tempo molto lungo, che non aiutano ad esorcizzare le paure diffuse nel continente. Occorre molto di più. Occorre soprattutto il coraggio di superare la demagogia che nasconde la gravità del fenomeno e adottare politiche proattive che consentano ai paesi rivieraschi del Mediterraneo di regolare, con fermezza oltre che con solidarietà, i flussi migratori.

In campo economico, se cambiasse davvero l’attuale paradigma che antepone la stabilità allo sviluppo, se si scorporassero gli investimenti pubblici dal Patto di Stabilità, così come gli aiuti di Stato agli investimenti privati, se i parametri di Maastricht non fossero più un dogma inviolabile e quindi le sue vestali (la troika) potessero essere licenziate, beh si sarebbe fatto un bel passo in avanti.

Nonostante lo shock sia stato violento, dubitiamo che i governi degli Stati membri e soprattutto le burocrazie di Bruxelles sappiano trarre dalla Brexit quella lezione di cui discutono inutilmente da anni. Se invece fossimo smentiti, l’uscita della Gran Bretagna, con tutto il corollario di instabilità e di incertezze che l’accompagna, non sarà stata inutile.

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