Rai sbanda sotto il peso delle contestazioni

rairomacavallopiccolaPoche novità e qualche ripescaggio. I giornalisti scioperano contro le assunzioni di esterni.

ROMA – Non c’è Giuliano Ferrara che ha gentilmente declinato l’invito, non c’è Crozza emigrato a Discovery, mentre Bonolis rimane a Mediaset e Fiorello non si muove da Sky. Si tratta per Michele Santoro e Roberto Benigni. La nuova Rai presentata oggi a Milano ha il volto deja vu di Carlo Conti, che comparirà in Tale e quale show, nella nuova edizione di Sanremo Giovani e poi immancabilmente al Festival vero e proprio.

Presentare i nuovi palinsesti mentre è in corso lo “sciopero bianco” dei giornalisti Rai per protestare contro “Questa scelta dei vertici dell’azienda, che riduce l’informazione, non riduce i costi, ma anzi li aumenta per pagare altri giornalisti assunti dall’esterno”, non è sembrata una scelta elegante. Tanto più che quasi mezzo consiglio di amministrazione (Diaconale, Mazzuca e Freccero, oltre all’assente Paolo Messa) aveva già bocciato la programmazione di Campo Dall’Orto&C.  Ma l’azienda si difende e contrattacca: “Questa Rai si confronterà prima di tutto con le redazioni. Un processo di mappatura e valorizzazione delle risorse interne è in corso ed i risultati saranno evidenti nelle prossime settimane”. La tecnica dello storytelling dilaga: basta una convinta affermazione, contro ogni evidenza,  perché automaticamente si autoavveri.

Tra i promossi su Rai1 c’è Massimo Giletti, che con la sua Arena fa chiudere Domenica in di Paola Perego e Salvo Sottile dopo 40 anni. Per la rete ammiraglia più che di programmi nuovi si parla di programmi evento: una serata per raccontare il concerto di Renato Zero all’Arena di Verona; due serate omaggio per Giulio Rapetti (Mogol); una serata dedicata a Zucchero; un’altra a Roberto Bolle; e poi una serata spot con Celentano e Mina che ne approfittano per lanciare il loro nuovo album il 5 dicembre.

Il prime time di Rai2 sarà nelle mani di Costantino della Gherardesca (!) e di Pechino Express; di Amadeus con il suo Stasera tutto è possibile, a cui poi subentrerà Mika con quattro puntate del suo one man show dove ci sarà anche l’onnipresente Virginia Raffaele. Tra le novità Nemo – Nessuno escluso (che prende di fatto il posto del Virus di Porro, passato a Mediaset). Anche la domenica sperimenta una formula nuova: alle 18.45 arriva Tabloid, programma di informazione che indaga e approfondisce i fatti accaduti della settimana. A condurlo Annalisa Bruchi (Porro lo aveva rifiutato) e ad alleggerirlo il comico Dario Vergassola. Prima ci sarà sempre Quelli che il calcio: confermato Nicola Savino, nel cast entrano anche Ale & Franz e Diego Abatantuono.

Su Rai3 finisce l’epoca di Ballarò, ereditato da Massimo Giannini. Il nuovo volto del martedì è quello di Gianluca Semprini che su Sky ha condotto i confronti tra i candidati sindaco a Roma e Milano. Per lui un programma veloce, da un’ora e mezza. Quindi entra Salvo Sottile con Mi manda Rai3 e le sue inchieste sul mondo dei consumi. Le star della rete sono confermate: Fabio Fazio fa un po’ Mike (Rischiatutto al giovedì) e un po’ se stesso (Che tempo che fa, domenica). Il lunedì è il giorno dei reportage di Presadiretta (Riccardo Iacona) e delle inchieste di Report (Milena Gabanelli). Il Chi l’ha visto? di Federica Sciarelli avrà anche una finestra di aggiornamento quotidiano di 25 minuti a mezzogiorno. In primavera poi tocca alla solita Virginia Raffaele, che da Rai2 si trasferisce a Rai3 con un programma più da guardare che da raccontare.

Ma l’attenzione degli osservatori ormai è rivolta, più che ai palinsesti, alle grane che scoppiano ogni giorno come petardi all’interno dell’azienda. In Vigilanza Rai, per dire, ne sono appena arrivate due fresche fresche. Una riguarda il braccio destro del direttore generale, l’ex veejay di Mtv Massimo Coppola, chiamato dai vertici Rai come “consulente editoriale per l’elaborazione di strategie e prodotti” (contratto da 200 mila euro l’anno). Nel suo ultimo cinguettìo a proposito di Brexit il consulente propone: “Si vota solo dopo i 18 anni. E magari converrebbe mettere anche un altro limite. Si vota solo fino a 65”. Il deputato Pd Michele Anzaldi chiede una rettifica ufficiale all’azienda: “Se non venisse smentito si tratterebbe di un’offesa grave e gratuita agli utenti della Rai. Uno che la pensa così non vedo come possa prendersene cura per dare un prodotto migliore”.

In Parlamento intanto arriva l’interrogazione di Renato Brunetta, capogruppo di Fi e componente della Vigilanza. L’azzurro ha litigato durante Porta a porta con il conduttore Bruno Vespa perché ha ospitato il finanziere Davide Serra senza avvisare i telespettatori del legame di amicizia (e non solo) con il premier Renzi. Ora Brunetta chiede alla commissione di convocare Vespa. “Chiederemo spiegazioni – attacca – sul totale sbilanciamento dell’intera serata a favore del Remain, con ospiti e servizi tutti orientati per la Gran Bretagna nell’Ue, e sul comportamento del conduttore – che non ha rispettato la deontologia professionale e la correttezza, la completezza e l’imparzialità dell’informazione, che dovrebbe essere stella polare del servizio pubblico – nei confronti degli ospiti politici rappresentanti dei maggiori gruppi parlamentari di opposizione”.

E sulla spina che infiamma lo scontro tra la dirigenza Rai e le rappresentanze sindacali l’on. Anzaldi non ha dubbi: “Secondo la lettura dei vertici Rai il tetto dei dirigenti esterni non è stato superato, ma, secondo la lettura predominante è stato ampiamente superato. Il tetto del 5% si riferisce ai tre anni di mandato, è chiaro che non può che essere retroattivo. Se così non fosse, di questo passo, a quanti dirigenti arriveremmo nei tre anni? Una cinquantina? E poi, perché ci hanno messo ben tre mesi per approvare il regolamento? Forse per fare tutte queste assunzioni? Per non parlare dei consulenti, se contiamo anche loro arriviamo molto più in alto”. Insomma, conclude il membro della Commissione di vigilanza, “non sappiamo più come difendere questa dirigenza che noi stessi abbiamo nominato”.

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