A Bruxelles si litiga mentre l’Europa affonda

Matteo_Renzi_Francois_Hollande_e_Angela_Merkel_a_Milano_per_la_Conferenza_di_alto_livello_sulloccupazione_in_EuropaChi sperava che lo shock Brexit avrebbe impresso una forte reazione politica fra gli Stati membri è rimasto deluso.

ROMA – Scriveva lunedì scorso il direttore del “Sole 24 Ore” prima del triplice incontro di Berlino convocato d’urgenza da Frau Merkel: “L’errore politico più grave che l’Europa potrebbe compiere è quello di fare finta di niente, di continuare a girarsi dall’altra parte. (Brexit) pone un (gigantesco) problema politico ed esige risposte politiche all’altezza di una decisione storica. Non abbiamo più tempo per vertici vuoti e inconcludenti, bisogna che lunedì nell’incontro a tre (Merkel, Renzi e Hollande) l’Europa si svegli e batta un colpo, ci sono tutti i numeri e la legittimazione politica per prendere decisioni non usuali in termini di lavoro, crescita, welfare, sicurezza e immigrazione”.

Modestamente, ma con una vena di pessimismo in più, anche noi scrivevamo nelle stesse ore: “Nonostante lo shock sia stato violento, dubitiamo che i governi degli Stati membri e soprattutto le burocrazie di Bruxelles sappiano trarre dalla Brexit quella lezione di cui discutono inutilmente da anni. Se invece fossimo smentiti, l’uscita della Gran Bretagna, con tutto il corollario di instabilità e di incertezze che l’accompagna, non sarà stata inutile”.

Purtroppo non siamo stati smentiti! Quando i tre ‘grandi’ (!) si sono presentati in conferenza stampa al termine dell’incontro e hanno candidamente ammesso di aver discusso soltanto dei tempi e delle procedure di uscita della Gran Bretagna a molti sono cascate le braccia. La stessa scena si è ripetuta poi a ventiquattr’ore di distanza nel Consiglio europeo, che ha dato di sé l’immagine di una “lite fra comari” anziché di una presa di coscienza dei gravi problemi che attendono l’Europa.

Infatti puntualmente la cancelliera tedesca ha stoppato sul nascere la richiesta di Renzi che si era limitato a chiedere più flessibilità di spesa nel caso si rendessero necessari interventi di consolidamento del sistema bancario. Il messaggio è stato chiaro e tranchant: “Il patto di stabilità ha al suo interno abbastanza flessibilità anche nell’attuale situazione. Sull’Unione bancaria abbiamo stabilito regole specifiche. Non possiamo tirarne fuori nuove ogni due anni”. Secondo Handelsblatt, il primo quotidiano economico tedesco, pare anzi che il ministro delle finanze Wolfgang Schäuble avrebbe messo a punto con i suoi collaboratori un «piano segreto» per blindare l’austerity e inchiodare «gli Stati membri davanti alla loro responsabilità per una politica di bilancio stabile». Massima intransigenza, dunque, per il rispetto delle regole sul Patto di stabilità, sul Patto per la crescita o sul Fiscal compact, e che nessuno si azzardi a non rispettarle.

Se qualcuno dunque pensava che Brexit e l’esplosione dei movimenti cosidetti populisti in tutta Europa avessero reso chiari a tutti i limiti politici e strutturali dell’attuale costruzione comunitaria, nonchè i danni che le regole dogmatiche dell’Unione hanno arrecato allo sviluppo dei paesi membri, si metta l’animo in pace. L’austerity e gli egoismi nazionali non cambieranno né oggi né domani. Forse le elezioni olandesi e francesi del prossimo anno daranno un’altra spallata decisiva al sogno europeo e a quel punto sarà tardi per rimettere insieme i cocci.

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