15 anni di prescrizione dei reati sono troppi?

leggeugualepertuttislider94Il disegno di legge approvato dalla Camera che aumenta di tre anni i tempi di prescrizione passa ora al Senato. 

ROMA – Nel dibattito che da mesi infiamma il Parlamento sul tema dei termini di prescrizione dei reati nel processo penale, ora entrano a gamba tesa gli avvocati riuniti nell’Unione delle camere penali. Rivolgendosi in una lettera aperta al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, i penalisti gli ricordano che “Lei stesso ha mostrato all’intero Paese che la soluzione dei problemi della Giustizia penale in Italia è da individuare nella riorganizzazione degli uffici giudiziari, nella razionalizzazione delle risorse, nella implementazione del personale amministrativo”.

Ricordando che già oggi “la durata della prescrizione non è affatto breve, in particolare per i reati di corruzione per i quali si è giunti ad un termine complessivo di dodici anni e mezzo”, la lettera dell’Ucp sostiene che “allungare i termini di prescrizione sarebbe come modificare i gradi di un termometro per contrastare la febbre”.

Si metta mano, dunque, alla riorganizzazione di Procure e Tribunali – è l’appello finale rivolto al ministro – “dia loro strutture e personale necessario, tolga ogni alibi a chi amministra e dirige gli uffici giudiziari, non consegni una via di fuga da quello che è il dovere di ogni stato civile: garantire la celerità dei giudizi”.  E arriva poi, in cauda venenum, la stoccata alla magistratura: “La prescrizione è l’unica norma che di fatto attua la costituzione sorvegliando la durata dei processi. Non la vanifichi per rispondere alla demagogia di una magistratura intollerante di ogni limite”.

La lettera degli avvocati penalisti arriva fuori tempo massimo dal momento che il disegno di legge sull’allungamento della prescrizione è già stato approvato alla Camera? Non è detto, perché di fronte alla netta opposizione dei partner alfaniani del governo, il ministro Orlando si è impegnato a portare qualche correttivo alla legge in sede di discussione al Senato. Senza però stravolgerne la sostanza – ha precisato il ministro – che consiste nell’interruzione dei termini della prescrizione “dal deposito della sentenza di primo grado sino al deposito della sentenza che definisce il grado successivo di giudizio, per un tempo comunque non superiore a due anni”. Successivamente, l’interruzione opera “dal deposito della sentenza di secondo grado sino alla pronuncia della sentenza definitiva, per un tempo comunque non superiore a un anno”.

Tra una cosa e l’altra si torna al massimo dei 15 anni di prescrizione. Una durata obiettivamente abnorme che cozza con la chimera del giusto processo. Forza Italia e Lega Nord che alla Camera hanno votato contro il provvedimento, più Ncd-Udc e Movimento 5 Stelle che si sono astenuti, stanno arrotando le armi per la battaglia che si prepara in Senato.

Potrebbero interessarti anche