Banche a picco, si cerca il salvagente

bancaitaliaslider934Mps trascina nel baratro gli altri istituti. Il nodo irrisolto delle sofferenze bancarie. Roma tratta con Bruxelles per driblare la norma sugli aiuti di Stato. L’escamotage del fondo Atlante che potrebbe rilevare i crediti incagliati senza creare ulteriori perdite agli istituti.

ROMA – Dopo le “guasconate” governative di qualche mese fa (“le nostre banche sono più solide di tante altre”, “noi le abbiamo messe in sicurezza, senza impegnare soldi pubblici dei cittadini”), i nodi del nostro sistema creditizio tornano ancora una volta in prima pagina.

Che sia stata Brexit a far precipitare la situazione è una sciocchezza a cui non crede nessuno. Che invece la zavorra dei crediti in sofferenza in pancia delle nostre banche sia la vera causa dell’instabilità non è una novità, tant’è che se ne discute da mesi. Una “pezza” era stata messa con il fondo Atlante (4 miliardi della Cdp, di altri solidi istituti e compagnie di assicurazione) per salvare le quattro banche fallite (Etruria, Pop. Chieti, Banca Marche e CR Ferrara).

Il “bubbone” è scoppiato quando il Monte dei Paschi di Siena ha ricevuto da Bruxelles l’ultimatum di alleggerire i crediti deteriorati ( i non performing loans) da 24,2 a 14,6 miliardi entro il 2018, praticamente il doppio di quelli previsti dal piano industriale della banca. Il titolo è precipitato in Borsa e appresso a lui anche tutti gli altri bancari. Stamattina in avvio di seduta Piazza Affari ha ceduto un altro 0,6% e le azioni Mps sono state congelate non essendo riuscite a fare neppure un prezzo. Anche le altre banche perdono Bper (-1,99%), Intesa (-1,66%) e Unicredit (-1,39%). Così come depresse risultano oggi quasi tutte le Borse europee, con Parigi che perde lo 0,73%, Londra invariata e Francoforte con meno 0,55%.

Il braccio di ferro ingaggiato da Roma con Bruxelles per trovare una soluzione generale al problema è in pieno svolgimento. Anche perché tra pochi giorni, il 29 luglio per l’esattezza, l’Eba renderà noti i risultati degli stress test su cinque istituti italiani: Mps (la più esposta con una capitalizzazione che per la prima volta è scesa sotto il miliardo di euro), Ubi, Intesa Sanpaolo, Unicredit, e Banco Popolare. La volontà dell’Italia, ha sottolineato ieri lo stesso Renzi alla direzione Pd, rimane quella di “salvare i correntisti, per i quali non ci sono rischi”. Ci si appella in sostanza alle eccezioni alla regola del coinvolgimento degli investitori che scattano quando vi siano rischi di instabilità. L’eventuale ricapitalizzazione preventiva prevede infatti, in base all’articolo 32.4 della direttiva europea sulle crisi bancarie (la Brrd, o Bank Recovery and Resolution Directive), la possibilità di un intervento pubblico a scopo cautelativo sulla base dei risultati degli stress test, che devono dimostrare una mancanza di capitale in uno scenario futuro avverso.

Il nodo che sta cercando di sciogliere il Tesoro è al tempo stesso politico e tecnico. Politico perché bisogna evitare il muro contro muro con la Commissione europea, la Germania e la Bce, cercando “soluzioni di mercato nel rispetto delle regole vigenti in Europa”, smentendo peraltro le ipotesi avanzate dal Financial Times su un’iniziativa unilaterale dell’Italia. Ed è tecnico perché il nodo sta nel prezzo di mercato a cui rilevare i crediti deteriorati delle banche. Nella media oggi le sofferenze sono valutate 40 centesimi per ogni euro prestato, ma finora a questo prezzo nessuno si è fatto avanti. Speculatori, hedge fund, fondi di investimento offrono tutt’al più 20 centesimi per euro. ma la perdita che ne deriverebbe sarebbe incolmabile.

Una soluzione, suggerita oggi dalle pagine del Corriere da Alesina e Giavazzi, sarebbe quella di rifinanziare il fondo Atlante, di diritto privato, con cui acquistare poi le sofferenze bancarie pagandole 40 centesimi. “il giorno dopo lo Stato potrebbe acquistare tutte le sofferenze al prezzo di 40 centesimi, a quel punto diventato prezzo di mercato”. Sembra il solito gioco di prestigio per fare il “regalone” alle banche, ma non è affatto detto che non si tirerà fuori dal cilindro.

 

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