Ecomafia 2016: reati ambientali in calo e più arresti

ecomafiapiccola4Al Palazzo Madama, la presentazione delle storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia.

ROMA – La mafia “la fa ancora da padrone” nel campo degli illeciti ambientali e la corruzione “resta un fenomeno dilagante”. Questo l’avvertimento che arriva da Ecomafia 2016 di Legambiente, presentato oggi a Roma al Senato. Le quattro regioni “a tradizionale insediamento mafioso” infatti sono in cima alla triste classifica dei reati ambientali: maglia nera alla Campania con 4.277 reati, piu’ del 15% sul dato complessivo nazionale, seguita da Sicilia (4.001), Calabria (2.673), Puglia (2.437). Ma c’e’ poi a seguire anche il Lazio con 2.431. A livello provinciale le province di Napoli e Salerno sono tra le due piu’ colpite, ma poi ci sono anche Roma, Catania e Sassari.

Nonostante l’inversione di tendenza dopo l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale e il calo complessivo dei reati ambientali nel 2015, “per contrastare le ecomafie c’è ancora da fare, dato che la criminalita’ organizzata la fa ancora da padrone (sono 326 i clan censiti) e la corruzione rimane un fenomeno dilagante, e’ il volto moderno delle ecomafie che colpisce ormai anche il nord Italia”. Senza dimenticare che la criminalita’ organizzata continua la sua pressione nelle aree boschive e agricole, e nel mercato illegale del legno, del pellet e della biodiversita’.

Per questo Legambiente, torna oggi a ribadire “l’importanza di continuare a rafforzare il quadro normativo con leggi ad hoc che tutelino anche la filiera agroalimentare, i beni culturali e l’istituzione di una grande forza di polizia ambientale diffusa sul territorio” In particolare i dati del rapporto Ecomafia 2016 rivelano che a fronte del calo complessivo dei reati nel 2015, cresce l’incidenza degli illeciti nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso: Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, dove se ne sono contati ben 13.388, il 48,3% sul totale nazionale (nel 2014 l’incidenza era del 44,6%. La Campania con 4.277 reati, piu’ del 15% sul dato complessivo nazionale, e’ la regione con il maggior numero di illeciti ambientali seguita da Sicilia (4.001), Calabria (2.673), Puglia (2.437) e Lazio (2.431).

Anche su base provinciale la Campania gode di un primato tutt’altro che lusinghiero: le province di Napoli e Salerno sono tra le due piu’ colpite, rispettivamente con 1.579 e 1.303 reati, seguite da Roma (1.161), Catania (1.027) e Sassari (861). La corruzione e’ un fenomeno sempre piu’ dilagante nel Paese, e’ l’altra faccia delle ecomafie, e facilita ed esaspera il malaffare in campo ambientale in maniera formidabile. Dal 1 gennaio 2010 al 31 maggio 2016 Legambiente ha contato 302 inchieste sulla corruzione in materia ambientale, con 2.666 persone arrestate e 2.776 denunciate.

La Lombardia è la regione con il numero più alto di indagini (40), seguita da Campania (39), Lazio (38), Sicilia (32) e Calabria (27). E la pressione dell’abusivismo – sottolinea il rapporto Ecomafia – continua senza tregua e non si ferma nemmeno dinanzi alla crisi generale del settore edilizio. Secondo le stime del Cresme, se nel 2007 l’abusivismo edilizio pesava per circa l’8% sul totale costruito, nel 2015 la percentuale e’ pressoché raddoppiata e destinata in prospettiva a crescere anche negli anni a seguire. Detta in altro modo, nel 2015 sarebbero stati costruiti altri 18.000 immobili completamente fuori legge. Impressionanti anche i dati complessivi sul ciclo del cemento: nel 2015 sono stati accertati quasi 5mila reati, 13 al giorno, e sono stati effettuati 1.275 sequestri. La Campania si conferma regione leader, con il 18% delle infrazioni su scala nazionale, davanti a Calabria, Lazio e Sicilia.

Anche su scala provinciale, quelle campane battono tutte le altre, con in testa Napoli (301 reati), poi Avellino (260), Salerno (229) e Cosenza (199). Il rapporto Ecomafia 2016 di Legambiente, rivela che riguardo alle attivita’ organizzate di traffico illecito dei rifiuti al 31 maggio 2016 le inchieste sono diventate 314, con 1.602 arresti, 7.437 denunce e 871 aziende coinvolte in tutte le regioni d’Italia, a cui sia aggiungono 35 Stati esteri (14 europei, 7 asiatici, 12 africani e uno dell’America Latina), per un totale di oltre 47,5 milioni di tonnellate di rifiuti finiti sotto i sigilli. Solo nelle ultime 12 inchieste di quest’ultimo anno e mezzo (gennaio 2015-maggio 2016) le tonnellate sequestrate sono state 3,5 milioni, piu’ o meno l’equivalente di 141 mila tir.

Crescono anche i reati contro gli animali e soprattutto gli incendi, con un’impennata che sfiora il 49%. Roghi che hanno mandato in fumo piu’ di 37.000 ettari. E a rischio sono anche i beni culturali. Le Ecomafie continuano, infatti, i loro affari anche nel racket degli animali con 8.358 reati commessi nel 2015. A rischio anche i beni culturali: lo scorso anno ne sono stati recuperati o sequestrati dalle forze dell’ordine per un valore che supera abbondantemente i 3,3 miliardi. Un valore 6 volte superiore a quello registrato nell’anno precedente, quando si era “fermato” intorno ai 530 milioni. Invece per quanto riguarda i roghi, alla Campania va la maglia nera per il numero piu’ alto di infrazioni, 894 (quasi il 20% sul totale nazionale), seguita da Calabria (692), Puglia (502), Sicilia (462) e Lazio (440).

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