La ‘cittadina’ Muraro riceve in Campidoglio il presidente dell’Ama

paolamuraro3943E il deputato del Partito Demicratico Marco Miccoli presenta un’interpellanza al ministro dell’Interno.

ROMA – Bisogna riconoscere ai rappresentanti del Movimento 5 Stelle l’attenuante dell’inesperienza e dell’impreparazione in tema di norme e procedure amministrative. Ma proprio per questo prudenza vorrebbe che prima di prendere decisioni o fare dichiarazioni gli interessati si documentassero a dovere o si facessero consigliare da “chi ci capisce”.

E invece forse per la foga giovanile o per la smania di dimostrare efficienza e determinazione, combinano una gaffe dietro l’altra. Dopo le “paperissime” del povero Daniele Frongia, un giorno capo di gabinetto, il giorno dopo vice sindaco, o di Raffaele Marra, disarcionato prima ancora di essere nominato vice di Frongia per i suoi trascorsi feeling con i “fasci”, ora tocca all’assessora in pectore all’ambiente Paola Muraro.

È di oggi la presentazione di un’interpellanza urgente del deputato Pd Marco Miccoli al ministro dell’Interno in cui si dà notizia “che la ‘cittadina’ Paola Muraro, assessore ‘a mezzo stampa’ ai rifiuti, nonostante abbia delle controversie legali con Ama, ha incontrato in Campidoglio il Presidente dell’Ama Fortini. Attualmente la ‘cittadina’ Muraro non è nulla dal punto di vista istituzionale, nel senso che non è assessore vista l’incapacità della Raggi di riuscire a formare la giunta. A che titolo allora – domanda l’on. Miccoli ad Alfano – incontra in Campidoglio il Presidente dell’Ama? E perchè il Presidente dell’Ama si presta a questa palese violazione di ogni più elementare regola di etica pubblica? C’è un uso privatistico di sedi istituzionali, da parte del partito grillino. Desidero sapere dal Ministro dell’Interno se e quali provvedimenti intende adottare nei confronti di questo utilizzo illegittimo della cosa pubblica, nel caso specifico del Campidoglio. Il sindaco Raggi – conclude Miccoli – faccia la Giunta, se ne è capace, ma interrompa l’occupazione indebita e vergognosa del Palazzo Senatorio. O-ne-stà O-ne-stà”.

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