Le mafie nel Lazio si presentano con il volto violento dei clan

laziomafiepiccola564È tra le evidenze che emergono dal rapporto “Le Mafie nel Lazio” presentato alla Casa del Jazz. Presente Zingaretti.

ROMA – Nel Lazio il fenomeno mafioso si presenta attraverso il volto violento dei clan e la forza “criminale-imprenditoriale” dei capitali sporchi. I boss nel Lazio portano avanti attivita’ illegali, occupano interi segmenti dell’economia legale, mettono a rischio la vita dei cittadini e attentano alla vita delle istituzioni. Forti di una complicita’ e una contiguita’ di una parte del tessuto socio-economico regionale.

Le conseguenze di questa penetrazione criminale sono evidenziate anche nelle numerose statistiche ufficiali che fotografano una regione attraversata certamente da una crisi economica strutturale – sebbene contrassegnata da importanti elementi di ripresa – e al contempo condizionata dalla presenza di “imprese criminali” sul territorio. E’ tra le evidenze che emergono dal rapporto “Le Mafie nel Lazio” giunto al suo secondo appuntamento. Dati che fotografano le attivita’ delle mafie presentati oggi a Roma, nella sede della Casa del Jazz, alla presenza del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, del Coordinatore della Dda Procuratore Aggiunto, Michele Prestipino, del Comandante dei Carabinieri Lazio Generale, Angelo Agovino, del Capo del secondo reparto della Dia, Maurizio Calvino e Gianpiero Cioffredi, Presidente dell’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalita’ della Regione Lazio. Il Rapporto fotografa, attraverso le principali operazioni giudiziarie e il resoconto dei processi in corso, l’arrivo delle “teste di ponte” dei clan, la loro capacita’ di infiltrarsi e poi stabilizzarsi sul territorio laziale.

Il monitoraggio effettuato dall’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalita’, aggiornato al 19 maggio 2016, rileva nel Lazio 92 organizzazioni criminali. Un numero in aumento rispetto al 2015, in cui erano stati censiti 88 gruppi operanti sul territorio romano e nel resto della regione.

Si tratta di “famiglie”, cosche e clan, nonché consorterie autoctone, che hanno operato e operano in associazione fra loro commettendo reati aggravati dal metodo mafioso e con la finalita’ di agevolare l’organizzazione criminale di cui fanno parte. I boss gestiscono nella regionebusiness che vanno dal narcotraffico, al riciclaggio, attraverso l’intestazione fittizia di beni e attivita’ commerciali, dall’usura alle estorsioni a danno degli operatori economici della regione. I clan condizionano e mettono a rischio il regolare svolgimento delle attivita’ amministrative in alcune aree del territorio, commettono reati in ambito finanziario, occupano gran parte del mercato immobiliare, della ristorazione, della filiera del gioco d’azzardo e infine, attraverso diverse forme di condizionamento, del comparto alberghiero-turistico-balneare. Il Rapporto, inoltre, traccia una cronologia delle indagini giudiziarie dell’ultimo anno: si va dalla seconda fase di provvedimenti contro il gruppo cosiddetto di “Mafia Capitale”, all’operazione antiusura e riciclaggio denominata “Hydra” passando per l’operazione che ha colpito il comparto del gioco d’azzardo  chiamata “Imitation Game”.

E ancora dalle operazioni relative al contrasto al narcotraffico, anche internazionale, agli arresti di latitanti e all’individuazione di gruppi stabilizzati e qualificati di ‘ndranghetisti e camorristi che operano nella Capitale, talvolta in join-venture fra loro, altre volte in completa autonomia le une dalle altre ma pur sempre nel reciproco riconoscimento dei confini degli affari criminali nella regione, in particolar modo nella Capitale. Secondo le statistiche fornite dalla locale Direzione distrettuale antimafia i procedimenti  per 416 bis, associazione a delinquere di stampo mafioso nel 2015,  sono stati 22,  215 quelli per traffico di droga, 75 per reati aggravati dalla contestazione dell’art. 7, ovvero dall’uso del metodo mafioso. Secondo i dati forniti in sinergia con la Direzione investigativa antimafia, sede operativa di Roma, nel Lazio sono 27 i provvedimenti di informazione antimafia (25 a Roma, 1 Latina, 1 Frosinone, 1 a Viterbo, provincia in cui si registra anche una comunicazione antimafia, ex. art. 87, D. Lgs. 159/2011). Per quel che riguarda la procedura di “accesso ai cantieri” effettuata dai Gruppi Interforze istituti presso le Prefetture-UTG del Lazio, dal 01 gennaio 2013 al 30 aprile 2016 nella regione sono stati 17 gli accessi ai cantieri, 238 le imprese rilevate, 970 le persone identificate e 455 i mezzi controllati. Nei primi mesi del 2016, in particolare, si sono gia’ registrati 3 accessi, 20 imprese rilevate, 36 persone fisiche identificate e 21 mezzi controllati. Sul fronte economico-finanziario i dati messi a disposizione dalla Banca d’Italia, attraverso l’Uif, raccontano di 8.948 segnalazioni per operazioni sospette nel Lazio, 6.596 bonifici in uscita e 4.841 bonifici in entrata.

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