Forestali e Cc, il matrimonio s’ha da fare… ma a quali condizioni?

forestaliacavallopiccola3Situazione bollente. Prima della fusione, i sindacati chiedono che sia rivista la pianta delle sedi e le destinazioni.

ROMA – Man mano che si avvicina la data dell’effettivo accorpamento del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri in base alla legge Madia, la situazione si fa bollente. Interrogazioni parlamentari, scioperi, accuse, manifestazioni pubbliche, come quella di qualche giorno fa a piazza Montecitorio, segnalano il profondo malessere che scuote il mondo dei forestali.

“La grande partecipazione del personale del Corpo Forestale dello Stato alla manifestazione di Piazza Montecitorio – dichiara il Segretario generale della Fns Cisl, Pompeo Mannone – dimostra nuovamente come il tema della soppressione del Corpo sia particolarmente sentito da ogni forestale che si oppone con forza all’assorbimento nell’arma dei carabinieri. La Cisl ritiene che tale scelta operata dal Governo sia inutile e dannosa per la sicurezza e che metterà a rischio l’economia di importanti settori produttivi e quindi il benessere dei cittadini. Cancellare l’unico corpo con competenze specifiche a presidio del territorio per la tutela ambientale è un grande rischio”.

Se tuttavia il “boccone amaro” della fusione con i CC s’ha da ingoiare per forza, almeno che si arrivi al matrimonio dopo aver sistemato le cose in casa propria. Potrebbe essere questa in un certo senso la “linea del Piave” portata avanti dai circa 8.000 dipendenti del Cfs. E sistemare le cose significa innanzitutto accogliere le richieste e le proposte avanzate dalle oo.ss. su un problema molto sentito quale quello della mobilità.

Ma su questa strada si sarebbe messo di traverso il capo del Corpo forestale, Cesare Patrone, che, secondo i sindacati, “è sempre più intenzionato a consegnare a coloro che ci annetteranno un CFS ‘equilibrato’ come distribuzione del personale sul territorio, coerentemente con il progetto portato sinora avanti in solitaria di assorbimento del CFS nell’Arma dei Carabinieri, in totale spregio della volontà di gran parte dei Forestali”.

A fare di Patrone il bersaglio principale delle rivendicazioni forestali c’è anche il fatto che lo stesso Patrone risulta rinviato a giudizio, assieme ad altri indagati, nell’ambito di una delicata inchiesta per associazione a delinquere, truffa, peculato, falso in atto pubblico della Procura della Repubblica di Novara. Si tratta del rinvio a giudizio di 27 persone per il caso “Est Sesia” tra cui – stando ad un’interrogazione a risposta immediata dell’8 giugno scorso dei deputati 5Stelle Terzoni, Bernini, Benedetti e Zolezzi – risulta esserci anche “il comandante nazionale del Corpo forestale dello Stato, Cesare Anselmo Patrone, che nel 2012 nel ruolo di componente di una commissione di collaudo per lavori ai ponti sul canale Quintino Sella avrebbe redatto un verbale falso”.

Non solo, sempre secondo gli interroganti “già dal 2015 erano stati presentati diversi atti di sindacato ispettivo nei quali si evidenziavano le criticità connesse alla modalità della sua nomina a capo del Corpo forestale dello Stato, alla permanenza al vertice della struttura per oltre 12 anni a partire dal 2004, alla circostanza che durante tale arco temporale sia risultato coinvolto in inchieste e procedimenti giudiziari dai quali emergono molteplici profili che avrebbero reso consigliabile un suo avvicendamento”.
Sulla vicenda il principale sindacato di categoria, Sapaf, è entrato naturalmente a gamba tesa. “In Italia c’è un capo di una delle 5 forze di polizia, Cesare Patrone, rinviato a giudizio per turbativa d’asta e abuso d’ufficio. In Italia c’è un capo di una delle 5 forze di polizia sotto processo che ha ‘lavorato’ per sopprimere i forestali, il cui nome in passato è addirittura emerso in alcune intercettazioni telefoniche……… In Italia c’è un ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina, che, rispondendo in Parlamento ai deputati pentastellati Terzoni e Bernini, ha dichiarato di essere all’oscuro del rinvio a giudizio che riguarda Patrone”.

Mentre dunque in Parlamento arrivano gli atti regolamentari per l’incorporazione del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri, la situazione si incarta. Secondo notizie non confermate, gli sherpa di tutte le parti in causa starebbero lavorando per trovare un onorevole compromesso che aiuti a sbloccarla.

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