Banche, se non ora quando?

piazzaaffaripiccola924853La difficile trattativa con l’Unione Europea. Tutti i paesi membri hanno sistemato le loro banche con fondi pubblici.

ROMA – Seguiamo con crescente apprensione il negoziato che il ministro Padoan sta portando avanti a Buxelles per ottenere il via libera al salvataggio del Monte dei Paschi di Siena anche con fondi pubblici. Ma quando sembra di aver fatto un passo avanti si sveglia la Merkel e gela ogni aspettativa: “Non possiamo ridiscutere ogni due anni le regole del settore bancario”. Le fa eco, come sempre, il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem che, con il ditino alzato, ci ricorda che “altri paesi sono riusciti a ristrutturare le proprie banche con mezzi pubblici e gli italiani non l’hanno fatto allora. Ora abbiamo regole più severe”. E i mercati, non solo i titoli bancari, crollano.

In un pregevole articolo sul Corriere di ieri l’ex direttore Ferruccio de Bortoli ricorda che in effetti tutti i paesi industrializzati, dopo la grande crisi del 2008, hanno messo al sicuro i rispettivi sistemi bancari. “Gli Stati Uniti lo hanno fatto senza badare a spese. Così come nel mondo anglosassone. I tedeschi lo hanno fatto a piene mani (447 miliardi) finché le regole europee glielo hanno consentito, e oltre. Gli spagnoli hanno messo a posto le loro banche con il fondo europeo, cioè anche con i nostri soldi”.

E noi? Pensando che la crisi finanziaria fosse dovuta solo all’indigestione di titoli derivati (che aveva colpito le nostre banche in forma relativamente lieve), abbiamo creduto alle minchionerie sulla solidità del nostro sistema creditizio che i vari premier e ministri del tesoro ci raccontavano. Mentre via via che la crisi economica mieteva inesorabilmente decine di migliaia di vittime nel settore industriale e commerciale, cioè fra i principali debitori delle banche, cresceva specularmente la montagna dei crediti inesigibili.

Così oggi tocca correre nuovamente in soccorso delle banche, già aiutate prima con mezzucci nazionali (i Tremonti bond) e poi con il quantitative easing  della Bce che le ha inondate di miliardi a costo pressoché zero. Niente da fare. Il cancro delle sofferenze bancarie ha continuato a crescere, anche perché gestito da una governance che lo stesso de Bortoli definisce eufemisticamente “non impeccabile”.

Il “bail in”, la normativa europea che detta regole tassative per il risanamento delle banche in difficoltà, rende tutto più complicato. Ma l’Italia lo ha approvato e recepito nel proprio ordinamento! Se, conoscendo la situazione reale del nostro sistema creditizio, lo abbiamo fatto per stupidità o inconsapevolezza, oramai poco importa. Così come è prescritta qualsiasi possibilità di incriminazione di chi ha sottoscritto il “fiscal compact” avendo sulle spalle la “scimmia” del nostro debito pubblico. O chi ha firmato l’accordo di Dublino senza prevedere l’invasione di immigrati dal nord Africa e dal Medio Oriente.

Non è più tempo di processi sommari e di azioni di responsabilità (politica). Se è vero, come è vero, che a partire dal discorso programmatico del suo insediamento ininterrottamente fino ad oggi, Matteo Renzi ci ha spiegato, prima e dopo Brexit, che l’Italia non è contro l’Europa, ma contro questa  Europa, è arrivato il momento di dimostrarlo.

Il Monte dei Paschi di Siena va salvato altrimenti crolla tutto l’edificio? Allora lo faremo con il fondo Atlante, con altri escamotage finanziari, ma se necessario anche con fondi pubblici. Se dobbiamo cambiare l’Europa cominciamo a farlo dalle regole più aleatorie ed insensate. D’altronde, se non ora quando?

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