Enav, la vendita delle aziende di Stato continua

enavpiccola935743L’offerta pubblica di vendita di quasi il 50% della società per il controllo aereo si chiude il 20 luglio. 

 

ROMA – Ci risiamo, un altro pezzo dell’apparato strategico dello Stato – è proprio il caso di dirlo – sta per prendere il volo. L’offerta infatti di poco meno della metà del capitale dell’Enav, l’Ente nazionale per l’assistenza di volo, che ha il controllo dello spazio aereo nazionale attraverso i suoi quattro centri di controllo area, si chiuderà il 21 luglio (quella riservata ai dipendenti il 20). L’Opv  riguarda 230 milioni di azioni ordinarie, poste in vendita dal ministero dell’Economia e delle finanze, pari al 42,5% del capitale, che potrà salire al 46,6% in caso di esercizio integrale della cosidetta greenshoe, il meccanismo cioè per la stabilizzazione delle quotazioni del titolo dopo un’opv.

Il martedì successivo inizieranno le contrattazioni a Piazza Affari. Ad annunciarlo è stata l’amministratore delegato, Roberta Neri, a margine della presentazione dell’Ipo a Milano. La capitalizzazione della società va da un minimo di 1,571 miliardi a un massimo di 1,896 miliardi con un prezzo per azione compreso tra i 2,9 e i 3,5 euro, per un valore minimo di 667 milioni e uno massimo di 883 milioni.

In effetti di primo acchito non sembra un gran guadagno per lo Stato soprattutto se si ha riguardo all’ultimo bilancio dello stesso Enav. Nel 2015 infatti i ricavi dell’Ente hanno sfiorato gli 850 milioni di euro, con un margine operativo lordo di 243 milioni e un risultato operativo di 93,4 milioni. Al di là dunque di qualsiasi ragionamento sulla natura strategica della funzione esercitata dall’impresa, la sua valutazione economica sembra attestarsi sui livelli minimi dei parametri tradizionalmente adottati per questo tipo di operazioni.

Ritornando comunque all’attuale offerta, il 10% è rivolto al pubblico e ai dipendenti, il restante 90% agli investitori istituzionali. A tal proposito l’a.d. Neri durante la conferenza stampa ha detto che “nella fase di pre-marketing è stato riscontrato un importante interesse di investitori di medio-lungo termine, senza un approccio speculativo”. Neri ha poi spiegato che “la volontà confermata dal Mef è di cedere il 49% e la ragione della quota del 46,6% è da ricercare nelle bonus shares” che saranno distribuite agli azionisti, una ogni venti, e ai dipendenti, una ogni dieci, nel caso in cui tenessero in portafoglio le azioni per almeno 12 mesi.

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