The show must go on? La risposta il 21 luglio

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Il CdS si esprimerà sulla sentenza del Tar che ha bocciato il regolamento ministeriale sui finanziamenti.

ROMA – Il gran verdetto che riguarda la riforma dello spettacolo dal vivo è atteso per il 21 luglio, quando il Consiglio di Stato, con insolita velocità, si esprimerà sulla sentenza del Tar del Lazio che pochi giorni fa ha bocciato il controverso regolamento ministeriale Dario Franceschini/Salvo Nastasi che regola la distribuzione dei finanziamenti statali per teatro, musica, danza e circo italiani.

La bocciatura del decreto, infatti, ha determinato il blocco immediato di tutti i finanziamenti pubblici. Contro la sentenza del Tar l’intero settore dello spettacolo dal vivo si era mosso con appelli e prese di posizioni. “La riforma deve andare avanti”, questa la veemente richiesta che è arrivata dagli attori del cinema e del teatro italiani.

Con una lettera, firmata da oltre cento nomi di gente dello spettacolo (da Franca Valeri a Michele Placido, dalla grecista Eva Cantarella all’architetto Stefano Boeri, passando per Nicoletta Braschi, Claudio Santamaria, Rocco Papaleo – solo per citarne alcuni), il mondo dello spettacolo si appella a Governo e Parlamento, perché non vengano vanificate le novità della riforma e si arrivi presto anche a una legge quadro per il settore.

“Esprimiamo la nostra profonda soddisfazione – si legge nella lettera – per la sospensiva urgente concessa al Mibact dal Consiglio di Stato all’esecutività della sentenza del Tar Lazio sul D.M. 1 luglio 2014 e diamo atto al Governo di aver operato con tempestività ed efficacia per risolvere una drammatica impasse che rischiava di bloccare tutto il sistema italiano dello spettacolo dal vivo.

“Sottolineiamo che la riforma introdotta dal Ministro Franceschini nel 2014 ha portato rinnovamento in un mondo ingessato da regole immobili da troppi anni e che, in nome della storicità di diritti acquisiti, finivano spesso per privilegiare realtà invecchiate nell’inazione e nella incapacità a rinnovarsi.

“Alcune modifiche sono già state introdotte e si stava lavorando a un ulteriore importante adeguamento attraverso un dibattito costruttivo, facendo tesoro di questo primo anno e mezzo di concreta applicazione…
“La riforma ha almeno introdotto una più corretta classificazione delle categorie sia per la Prosa che per la Musica e la Danza, senza trascurare la promozione e la distribuzione; ha introdotto criteri di oggettività nella valutazione dei risultati, premiando l’incremento del pubblico, delle giornate di lavoro (in particolare di quelle dei giovani al di sotto dei trentacinque anni), favorendo quindi l’accesso alle professioni dello spettacolo dal vivo di generazioni da anni emarginate o addirittura escluse dalla dignità del lavoro anche attraverso i criteri della continuità artistica; ha offerto al pubblico la crescita qualitativa delle imprese di spettacolo chiamate a privilegiare la presenza sul proprio palcoscenico; ha introdotto inoltre un sistema comparativo fra i soggetti appartenenti alla medesima categoria, sistema che prima non esiste…

“È utile ricordare la forza dei numeri: rispetto a 840 soggetti che hanno presentato domanda per il triennio, il 75% ha avuto un aumento di contributo rispetto al passato. Se nel nostro paese è davvero il momento di profonde e radicali riforme, deve continuare con determinazione e costanza il confronto già avviato fra categorie dello spettacolo e istituzioni, nella prospettiva di un continuo miglioramento delle regole che, nell’interesse comune, possa pervenire a una sua forma definitiva con un Codice dello Spettacolo”.

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