Il cavallo di troia di Zanetti inciampa

enricozanettislider45454Il vice ministro dell’Economia proponeva l’ingresso di Verdini &Company nel gruppo di Scelta Civica.

ROMA – La notizia è uscita solo stamattina. Ieri sera infatti si erano riuniti i 20 deputati del gruppo parlamentare di Scelta Civica, l’ex partito di Mario Monti. Poteva essere una tranquilla riunione estiva di routine, senonchè all’ultimo momento era stato inserito all’ordine del giorno un punto relativo all’eventuale ingresso di altri parlamentari nel gruppo.

Quando la proposta, sponsorizzata dal viceministro dell’Economia, Enrico Zanetti, è venuta in discussione sono apparsi subito chiari tutti i contorni e i contenuti delle new entry. Il gruppo Ala di Denis Verdini era pronto a traslocare con armi e bagagli nel gruppo presieduto da Giovanni Montiero.

E lì si è aperta la bagarre nella quale la grande maggioranza della compagine di ex montiani si è schierata apertamente contro la fusione dei due gruppi, attraverso la quale i verdiniani avrebbero fatto l’ingresso ufficiale nella maggioranza governativa.
Ma Zanetti, che aveva puntato tutto sulla crescita del peso politico del gruppo unito, deve aver fatto i conti senza l’oste La sua proposta infatti è stata bocciata dall’80% dei membri del gruppo parlamentare, spiazzandolo completamente. Ed essendosi il vice ministro esposto a tal punto sull’operazione, non solo nel suo partito ma anche con Verdini, che dopo la sconfitta non gli è rimasto che battere in ritirata, uscendo da Scelta Civica per entrare nel gruppo misto della Camera. A seguirlo sono stati gli altri tre ribelli, Mariano Rabino, Angelo D’Agostino e Giulio Sottanelli (tesoriere del partito).

Adesso alla Camera è allarme rosso, non solo per i destini di Scelta civica, ma soprattutto per i riflessi che questi contorcimenti parlamentari potrebbero avere sulla tenuta del governo in vista delle impegnative prove parlamentari e referendarie che lo attendono. Intanto gli avvoltoi hanno già cominciato a volteggiare sul ministero dello sviluppo economico in attesa che qualcuno faccia un passo indietro o sia costretto a lasciare un’appetitosa poltrona di vice ministro.

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