Il Comune di Roma sotto torchio dell’Anac

cantoneslider395949L’agenzia per l’anticorruzione ha rilevato “gravi e complessi problemi”, soprattutto riguardo alle gare di appalto.

ROMA – È stato presentato stamattina in Senato il rapporto dell’Autorità nazionale anticorruzione. L’Aziena, all’indomani di mafia capitale e delle dimissioni di Ignazio Marino e il commissariamento del Comune, ha svolto accertamenti a 360 gradi sul Comune di Roma rilevando “gravi e complessi problemi”, soprattutto riguardo alle gare di appalto e al ricorso abnorme alle procedure non negoziate, da qui è stato avviato “un positivo confronto con la struttura commissariale”, guidata dal prefetto Francesco Paolo Tronca; un lavoro che rappresenta “un importante lascito all’amministrazione eletta”.

È questo in sintesi il quadro che il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, illustrando il Rapporto 2015, ha dedicato in particolare al Campidoglio. “La parte dedicata alle vigilanze non può che concludersi con un cenno a un progetto pilota messo in campo con riferimento a Roma Capitale, progetto che abbiamo battezzato di vigilanza integrata”, ha sottolineato Cantone.

“Nei confronti del Comune sono stati, infatti, svolti accertamenti a 360 gradi, finalizzati a valutarne il comportamento nei tre ambiti di controllo dell’Autorità: prevenzione della corruzione, trasparenza e attività contrattuale”. E “su tutti e tre sono emerse, come era prevedibile, criticità sia pure di diverso spessore”.

“L’esame del Piano sulle aree maggiormente a rischio (reclutamento del personale e contratti pubblici) non ha permesso di avere un quadro completo di come il Comune si sia concretamente rapportato al rischio di corruzione”, ha proseguito il presidente Anac, avvertendo: “Sono state rilevate carenze in materia di trasparenza, in relazione all’omessa pubblicazione dei dati sui processi di pianificazione, realizzazione e valutazione delle opere pubbliche nonché sui bandi di gara e sui contratti”.

Ovvero “le verifiche sulla gestione di ben 1.850 procedure non ad evidenza pubblica, hanno mostrato numerosi e gravi profili di illegittimità: in particolare, un ricorso generalizzato a procedure sottratte al confronto concorrenziale; la carenza/omissione della verifica dei requisiti di partecipazione alle procedure negoziate degli operatori economici; un improprio ricorso all’affidamento diretto di servizi a cooperative sociali; carenze e omissioni nella verifica dell’esecuzione del contratto”.

Quindi “attesa la gravità e la complessità dei problemi, è stato avviato un positivo confronto con la struttura commissariale che ha preso il posto del consiglio comunale, con la quale abbiamo avviato un tavolo di lavoro congiunto, per individuare e adottare sin da subito possibili soluzioni”, ha ricordato cantone: concludendo: “Un importante lascito all’amministrazione eletta democraticamente, subentrante al commissario”.

 

Di seguito l’estratto integrale del capitolo su Roma Capitale:

L’Autorità, nel corso dell’anno 2015, ha condotto un complesso ed esteso accertamento ispettivo presso Roma Capitale al fine di acquisire puntuali elementi conoscitivi sulla sua attività contrattuale, che ha comportato la ricognizione delle procedure svolte dall’Amministrazione capitolina per l’affidamento degli appalti di lavori, servizi e forniture nel periodo 2011-2014.

Le indagini svolte hanno riguardato la verifica di contratti affidati con il ricorso alle procedure in economia, agli affidamenti diretti, alle procedure negoziate o comunque non espletati con il  ricorso alla gara pubblica d’appalto.

L’estensione dell’indagine, condotta su 1.850 procedure non ad evidenza pubblica, ha consentito di individuare e riscontrare specificamente nell’attività contrattuale di Roma Capitale numerosi e gravi profili di illegittimità e di non rispondenza alle previsioni normative e regolamentari. In particolare, è emerso un pressoché generalizzato ed indiscriminato ricorso a procedure sottratte al confronto concorrenziale, la carenza od omissione della verifica dei requisiti di partecipazione alle procedure negoziate degli OE, nonché scarsi controlli delle prestazioni rese dagli stessi, che sono stati segnalati alla competente Procura della Repubblica e alla Corte dei conti.

Successivamente, alla chiusura delle attività ispettive e preliminarmente all’instaurazione di un tavolo tecnico con la gestione commissariale di Roma Capitale, attraverso il quale poter verificare le azioni e i relativi tempi previsti per dare completa attuazione alle misure adottate e da adottare in ottica di prevenzione dei fenomeni accertati, è stata effettuata un’attività ricognitiva degli effetti delle misure già implementate dall’Amministrazione capitolina nel 2015 attraverso un’analisi comparativa dei dati dell’attività contrattuale posta in essere dalla stessa, condotta prendendo come riferimento le procedure “negoziate” presenti in BDNCP per l’anno 2015 e raffrontandole con quelle afferenti agli anni precedenti.

Da tale rilevazione è emerso un maggior ricorso a procedure ad evidenza pubblica sopra soglia comunitaria, con conseguente riduzione degli affidamenti diretti o operati con procedura negoziata, che si sono ridotti in una percentuale significativa pari a circa il 25%, mostrando un evidente segno di discontinuità con il passato.

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